Se n'è andato nel momento meno indifferente: quello in cui il suo Monza si gioca la Serie A nella finale playoff contro il Catanzaro, inseguendo un sogno che lui aveva contribuito a seminare mezzo secolo fa. Alfredo Magni, scomparso ieri all'età di 86 anni a Missaglia, in provincia di Lecco, dove era nato nel 1940, è stato uno degli allenatori più originali e coraggiosi del calcio italiano degli anni '70 e '80. Lo fu soprattutto al Monza, la squadra della sua vita, quella che lo ha reso leggenda e che ora si trova a un passo dalla massima categoria senza poter condividere con lui quella gioia.

LA BRIANZA CHE SOGNAVA IL CALCIO TEDESCO - L'epopea di Magni sulla panchina biancorossa è cominciata nel 1976, quando guidò il Monza dalla Serie C alla Serie B e poi lo tenne per quattro stagioni a un soffio dalla promozione in Serie A, mancata per margini minimi che bruciarono come sconfitte. Il suo calcio era offensivo, verticale, ambizioso: talmente moderno per l'epoca da guadagnarsi l'appellativo di «Borussia della Brianza», ispirato a quel Borussia Mönchengladbach che in quegli anni dominava la Bundesliga e incantava l'Europa con il suo gioco spettacolare. Al vecchio stadio Sada, dove tra i dirigenti muoveva i primi passi un certo Adriano Galliani, Magni costruì qualcosa di irripetibile: un club di provincia capace di farsi rispettare dalla grande Italia del calcio.

I TALENTI CHE LANCIÒ - La sua eredità più concreta vive nei nomi dei giocatori che passarono per le sue mani e che poi si affermarono ai massimi livelli. Da quella squadra emersero Francesco Massaro, che avrebbe poi vinto tutto col Milan di Sacchi e Capello, e Ariedo Braida, destinato a diventare uno dei direttori sportivi più influenti della storia italiana. E poi Tosetto, Buriani, Terraneo, Monelli, De Vecchi: una generazione di calciatori formati in Brianza che trovarono strade importanti nel calcio italiano. Magni aveva giocato nel Monza dal 1960 al 1967, e tornarci da allenatore fu quasi un atto naturale. Ci tornò una seconda volta anche tra il 1983 e il 1986, consolidando un legame che andava ben oltre il contratto.

UNA CARRIERA DA FIRENZE A BERGAMO - La sua storia professionale non si esaurisce però in Brianza - ricorda e descrive L'Eco di Bergamo -. Magni ha allenato Brescia — con una promozione in Serie A — Bologna, Vicenza, Varese, SPAL, Genoa e Venezia: un girovagare instancabile tipico dei tecnici di quella generazione, capaci di costruire qualcosa ovunque con i mezzi di chi non poteva permettersi errori. Fu proprio a Vicenza che incontrò Daniele Fortunato, il centrocampista che sarebbe diventato uno dei capitani più amati della storia dell'Atalanta. Quel legame umano durò negli anni e si trasformò in una collaborazione professionale: nella stagione 1994-95 Magni fece da vice a Emiliano Mondonico sulla panchina nerazzurra, sostituendolo anche in panchina in occasione di alcune squalifiche, e contribuì alla promozione dalla B alla A. «Persona educata e competente — ricorda Fortunato — che non aveva mai atteggiamenti sbagliati». Il ritratto sintetico di un galantuomo del calcio.

IL MONZA CHE INSEGUE IL SUO SOGNO - E ora quella stessa Serie A che Magni sfiorò quattro volte con il Monza brianzolo è ancora lì, a portata di mano. Il Catanzaro ha conquistato la finale playoff battendo il Palermo, e attende il Monza per giocarsi l'ultimo posto disponibile in Serie A, la stessa Serie A che Magni aveva mostrato ai brianzoli essere raggiungibile. Patrick Cutrone, che con una doppietta ha steso la Juve Stabia e regalato al Monza la finale playoff, non sa di portare avanti — inconsapevolmente — un sogno che Alfredo Magni iniziò a costruire cinquant'anni fa. Ma il calcio ha questa memoria lunga e strana, che lega le generazioni attraverso i campionati e i decenni.

L'ULTIMO SALUTO - Magni lascia la moglie Gabriella, tre figli e i nipoti. I funerali saranno celebrati domani mattina alle 9.30 nella Basilica di San Vittore a Missaglia. Il suo Monza giocherà la finale per un posto in Serie A proprio nei giorni in cui Bergamo e la Brianza lo piangono: una coincidenza che sa di destino, o almeno di poetica calcistica. Come poetica era la sua idea di gioco, quella «Borussia della Brianza» che aveva convinto un pezzo d'Italia ad alzare gli occhi verso Monza.

Ciao, mister. Il Monza ce la metterà tutta anche per te.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Altre news / Data: Ven 22 maggio 2026 alle 08:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture