Ci sono partite che somigliano in modo inquietante a quelle cene aziendali di fine anno a cui sei costretto a partecipare anche se hai già incassato il bonus produzione. La trasferta di venerdì sera al Franchi contro la Fiorentina è esattamente questo: un fastidioso obbligo burocratico. Con la qualificazione in Conference League già aritmeticamente in cassaforte, la Lega ha saggiamente declassato il match ad antipasto del weekend, lasciando i riflettori veri alla bagarre salvezza e alla corsa Champions. In campo andrà in scena l'ultimo, malinconico valzer di Raffaele Palladino, un tecnico che si siederà al tavolo delle trattative con un fardello pesante sulla coscienza: quei 15 sanguinosi punti persi per strada contro le medio-piccole, che sommati ai 12 lasciati dal suo predecessore Juric, fotografano impietosamente i limiti caratteriali di un'annata vissuta sulle montagne russe.
Scacchiere dirigenziali: il "repulisti" è servito. Ma il vero rebus, in questi giorni di mezza estate anticipata, non si gioca sull'erba di Firenze, bensì negli eleganti uffici di Zingonia, complice anche lo sbarco da Boston del co-chairman Stephen Pagliuca. Il cantiere nerazzurro è aperto e i lavori di ristrutturazione si preannunciano massicci. Tony D'Amico ha le valigie pronte in direzione Milano (sponda rossonera, per raccogliere l'eredità di Tare), e al suo posto è pronto a sbarcare un vero e proprio peso massimo delle scrivanie: Cristiano Giuntoli. E si sa, nel calcio moderno, quando un architetto di tale caratura varca la soglia, raramente lo fa senza portare con sé i propri fedelissimi capomastri.
L'equazione dei 91 punti e il mal di pancia romano. È qui che il puzzle si incastra assumendo contorni a dir poco affascinanti. Il nome in cima alla lista dei desideri è quello di Maurizio Sarri. L'amicizia tra i due affonda le radici nei polverosi campi di provincia dei primi anni 2000 e si è sublimata nel triennio d'oro sotto il Vesuvio, culminato con quel clamoroso record di 91 punti che non bastò a strappare lo scudetto, ma che incantò l'Europa intera valorizzando un'intera generazione di fenomeni. Oggi, Sarri è un leone in gabbia - ha approfondito anche Il Corriere di Bergamo stamane - . Reduce dall'amarezza per la finale di Coppa Italia persa contro l'Inter (che ha regalato indirettamente l'Europa alla Dea) e dalla scoppola nel derby capitolino contro la Roma del suo vecchio rivale Gasperini, il tecnico toscano è ormai ai ferri corti con Lotito. Il patron laziale, con la consueta diplomazia al cianuro, ha sentenziato: "Tutti utili, nessuno indispensabile". Sarri cerca un progetto vero, una società che non faccia mercato al discount, e Bergamo rappresenta l'oasi perfetta nel deserto manageriale italiano.
Il dogma tattico: dal ring alla lavagna. L'approdo del Sarrismo sotto le Mura Venete certificherebbe una rottura filosofica epocale. Dopo anni di marcature a uomo a tutto campo, di braccetti difensivi lanciati all'arrembaggio e di un calcio vissuto come un perpetuo scontro rusticano (eredità gasperiniana raccolta solo in parte da Juric e Palladino), si passerebbe al rigore geometrico della difesa a quattro e della zona pura. Come svestire un'armatura medievale per infilarsi un abito sartoriale tagliato su misura. Non più duelli fisici fino allo sfinimento, ma un palleggio ipnotico, triangolazioni nello stretto e possesso palla dogmatico.
Tempo di costruire: in attesa del fumo bianco. Certo, per ora siamo nel campo delle suggestioni. I nomi di Vincenzo Italiano e Thiago Motta (vecchio pupillo della dirigenza) restano alternative calde e validissime, a testimonianza di come l'Atalanta voglia comunque virare verso un calcio di dominio e palleggio. Ma il fascino del tandem Giuntoli-Sarri possiede una mistica innegabile: l'unione tra la fame di rivincita di un maestro di calcio e la solidità del club meglio strutturato d'Italia. L'anno di transizione è finito, i conti sono a posto e il motore è pronto a ruggire di nuovo. Che sia con il 4-3-3 o con altre alchimie, la rotta è tracciata: Trust the process, and enjoy the ride.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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