Ogni rivoluzione comincia da un gesto concreto, e quello dell'Atalanta sta per avere un nome e un cognome. Gianluca Gaetano, classe 2000, è il primo, vero colpo dell'estate nerazzurra: nelle ultime ore i contatti tra la Dea e il Cagliari hanno conosciuto un'accelerata netta, con un obiettivo ormai dichiarato senza pudori — portare il regista alla corte di Maurizio Sarri. Regista, sì, perché è proprio questa la parola attorno a cui ruota tutto. Il ragazzo che tra Napoli e Cremonese aveva sempre giocato da trequartista è stato letteralmente reinventato da Fabio Pisacane, che durante la scorsa stagione lo ha arretrato fino a schierarlo come playmaker davanti alla difesa. Una mossa così riuscita da convincere Bergamo che quell'uomo lì può essere il metronomo del nuovo 4-3-3.

Stiamo parlando di un'intesa che si sta componendo su due tavoli paralleli. Lato giocatore, la base c'è già: Gaetano ha aperto totalmente al progetto Atalanta, sedotto dall'idea di essere protagonista in una squadra che andrà a caccia di un posto europeo per la decima volta nelle ultime undici stagioni. Lato club, la distanza si assottiglia: il Cagliari era partito da una richiesta intorno ai venti milioni, l'Atalanta prova a scendere verso i quattordici-quindici, con i bonus a fare da collante. La forbice non è ampia, ed è proprio per questo che il direttore sportivo Cristiano Giuntoli e l'amministratore delegato Luca Percassi potrebbero stringere i tempi nei prossimi giorni. C'è poi un dettaglio che lubrifica ogni ingranaggio: i rapporti eccellenti tra le due società, costruiti negli anni su una lunga serie di prestiti e diritti di riscatto incrociati. Tra Bergamo e Cagliari, gli affari hanno una grammatica già rodata.

Bisogna però essere onesti su un punto, perché il prompt della verità vale più di qualsiasi entusiasmo: il centrocampo a tre di Pisacane non è quello di Sarri. Il 3-5-2 sardo proteggeva il regista con due esterni incaricati di coprirgli le spalle; nella mediana del tecnico toscano, invece, il play resta al centro ma con tre attaccanti da innescare e due mezzali da accendere a intermittenza, più solo e più esposto. Il modulo, peraltro, non sarà un dogma assoluto: a seconda della partita e delle situazioni, la nuova Dea potrà scivolare anche sul 4-3-1-2 o sul 4-2-3-1. Ma il cuore del disegno resta lì, nella cabina di regia, ed è quello il ruolo che Gaetano dovrà imparare a interpretare daccapo. Non sarà automatico. Sarà, come ogni cosa firmata Sarri, un lavoro di pazienza.

Quello del regista, in ogni caso, non è l'unico fascicolo aperto sul tavolo di Zingonia. C'è un secondo dossier che pende da una variabile decisiva: l'uscita di Marco Palestra, corteggiato sempre più da vicino dall'Inter, che ha già messo sul piatto un'offerta ufficiale da quarantacinque milioni più cinque di bonus. In caso di partenza del terzino, l'Atalanta non vuole farsi trovare impreparata, e il nome in cima alla lista per il dopo-Palestra è quello di Nicolò Savona, terzino destro cresciuto nella Juventus e passato la scorsa estate al Nottingham Forest per circa quindici milioni. Un profilo che Giuntoli conosce benissimo dai tempi torinesi, gradito anche a Sarri, e che la Dea segue da settimane senza scoprirsi del tutto. È il meccanismo classico della gestione nerazzurra: tenere insieme l'esigenza di cassa e quella tecnica, incastrando le uscite con le entrate come tessere di un mosaico. La rivoluzione delle scrivanie è archiviata. Quella del campo posa adesso il suo primo mattone. E un primo mattone, si sa, dice già molto della casa che si vuole costruire.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Copertina / Data: Ven 19 giugno 2026 alle 07:45
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
vedi letture