Quando sei atalantino e vivi a Roma, la partenza di Gian Piero Gasperini non è solo un cambio di panchina: è una ferita quotidiana. Giorgio Marchesi, attore bergamasco protagonista delle ultime stagioni della fiction italiana, ha affidato ai microfoni esclusivi di TuttoAtalanta.com una lettura schietta e appassionata dell'annata nerazzurra, senza risparmiare critiche al gioco espresso sotto la guida di Raffaele Palladino e con una metafora sul Gasp giallorosso destinata a fare discutere.
Ritrovarselo a Roma, Gasperini, che effetto le ha fatto?
«È stata dura, davvero dura. Noi atalantini di Roma siamo un gruppetto che spesso si ritrova, sia per andare in trasferta, sia per vedere le partite insieme e, per tutti noi, quella è stata probabilmente la notizia peggiore. Già per un atalantino vedere il nostro mister, che avremmo voluto sempre con noi, andare in una squadra che non è certo tra le più simpatiche per vecchie rivalità di tifoseria era già stato un colpo e per noi che viviamo a Roma è ancora peggio perché lo viviamo quotidianamente. È come se la donna della tua vita ti lasciasse per mettersi con un altro. Già questo sarebbe pesante, ma qui il problema è che il nuovo compagno è il tuo vicino di casa, quindi ogni giorno apri la porta e li vedi insieme. Ecco, più o meno è questa la sensazione che viviamo noi atalantini a Roma».
Dell'operato di Palladino che idea si è fatto?
«Palladino sicuramente aveva avuto un buon impatto, ma nelle ultime partite, al di là della gara con il Bayern, che può anche essere considerata un episodio che non fa testo, sul piano del gioco l'Atalanta è calata molto in questa fase finale del campionato. In alcuni giocatori si è visto chiaramente. Questo non depone molto a suo favore, perché nel finale avrebbe dovuto dare ancora più identità alla squadra e mostrare in maniera più evidente la propria idea di calcio. Vedremo cosa succederà, però penso che si possa chiedere di più, non tanto dal punto di vista dei risultati, ma dell'idea di gioco».
C'è qualche giocatore che più di altri l'ha sorpresa positivamente?
«Tra i nuovi, mi ha sorpreso Bernasconi, soprattutto nella prima fase della stagione, e mi ha colpito molto lo spirito di Krstovic. Poi ci sono le certezze di sempre: Kolasinac mi esalta; de Roon e Carnesecchi sono sempre una garanzia e quando si accende De Ketelaere…».
La voce di un tifoso colto, capace di leggere il calcio con la stessa lucidità con cui interpreta un personaggio complesso. Marchesi non assolve né condanna in blocco, ma chiede quello che chiede ogni grande tifoseria al proprio club: un'identità riconoscibile, un'idea di gioco che sia qualcosa di più di un risultato da portare a casa.
LEGGI QUI → L'intervista integrale di Giorgio Marchesi ai microfoni esclusivi di TuttoAtalanta.com
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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