Domani sera, al termine di Lazio-Pisa, Maurizio Sarri manderà in archivio la sua seconda avventura alla Lazio. Un'esperienza travagliata fin dal principio, minata da un calciomercato bloccato nei giorni immediatamente successivi al suo ritorno e da un rapporto di fiducia con Claudio Lotito che non ha mai trovato terreno fertile su cui crescere. Sarri sognava la Coppa Italia come riscatto stagionale: non è arrivata. Eppure i tifosi biancocelesti lo hanno sostenuto fino in fondo, riconoscendo in lui l'uomo capace di tenere a galla la barca anche nelle tempeste più violente. Ora, però, è tempo di un nuovo capitolo. E tutte le strade portano a Bergamo.
IL DUELLO DI MERCATO CHE SI AVVICINA A UNA SVOLTA - Nelle ultime ore il quadro si è fatto più nitido: secondo quanto riportato da Tuttosport, l'intesa di massima tra Sarri e l'Atalanta sarebbe già stata raggiunta: triennale da 3,5 milioni netti a stagione, con la firma di Cristiano Giuntoli come direttore tecnico attesa per la prossima settimana. La decisione sarebbe stata favorita anche dall'impazienza di Aurelio De Laurentiis, che non ha gradito le lunghe riflessioni del Comandante e ha già cominciato a guardarsi attorno, con Vincenzo Italiano che scala posizioni nel taccuino partenopeo. Sarri non voleva essere vissuto come un ripiego da nessuno: a Bergamo, dove lo aspettano con un progetto chiaro e un alleato fidato, ha trovato la risposta che cercava.
UN SODALIZIO NATO NEL 2015 - Per capire quanto sia naturale questo matrimonio, bisogna tornare indietro di undici anni. Era l'estate del 2015 quando Sarri e Giuntoli sbarcarono insieme a Napoli: il primo dall'Empoli per prendere il posto di Rafael Benítez, il secondo dal Carpi in sostituzione di Riccardo Bigon. Due outsider, due scommesse. Che si rivelarono due colpi da maestro. Il mercato di quella prima estate fu d'assestamento: arrivarono Elseid Hysaj, il brasiliano Allan, Pepe Reina in prestito e Vlad Chiricheș dal Tottenham. In uscita, il più pesante fu Gökhan İnler. La prima firma fu quella di Mirko Valdifiori, bocciato dalla piazza. Meglio andò con il resto della rosa, che in quella stagione sfiorò la qualificazione in Champions.
L'ESTATE DI HIGUAÍN E DELLA GRANDE RIVOLUZIONE - Il secondo mercato insieme fu quello che segnò l'accelerazione decisiva. La cessione di Gonzalo Higuaín alla Juventus per 90 milioni di euro aprì una voragine in attacco che Giuntoli riempì con una campagna acquisti da applausi: Arkadiusz Milik, Piotr Zieliński, Amadou Diawara, Leonardo Pavoletti, Lorenzo Tonelli, Nikola Maksimović, Emanuele Giaccherini e Marko Rog. In uscita andarono anche Manolo Gabbiadini e David López, per altri 25 milioni complessivi. Fu l'estate in cui il Napoli cominciò a sognare in grande.
I 91 PUNTI CHE BRUCIARONO ANCORA - L'ultima stagione vissuta da Sarri e Giuntoli fianco a fianco in riva al Golfo — quella 2017-2018 — è ancora oggi considerata una delle più belle nella storia del calcio italiano recente. Il Napoli raggiunse 91 punti, inseguì la Juventus di Massimiliano Allegri punto a punto fino all'ultimo respiro, e perse lo scudetto per un soffio. Non fu il mercato a fare la differenza, anzi: Adam Ounas non si rivelò all'altezza, Mário Rui fu l'unico colpo davvero di spessore, Leonardo Pavoletti il sacrificato in uscita. La grandezza di quella stagione era altrove: nell'intuizione tattica di spostare Dries Mertens da ala a centravanti, nel pressing asfissiante, nella bellezza di un calcio che l'Italia non aveva mai visto così.
ADESSO TOCCA A BERGAMO - Quel filo si era spezzato nell'estate 2018, quando Sarri lasciò Napoli per il Chelsea e Giuntoli restò per proseguire il progetto con Carlo Ancelotti. Si sono ritrovati alla Juventus, ma non alle condizioni giuste — troppo poco tempo, troppo poca libertà, un club che aveva bisogno di cose diverse. Adesso, a Bergamo, le condizioni sembrano finalmente quelle giuste: un club con una visione chiara, una proprietà che sa aspettare, un mercato da rifondare con intelligenza. Giuntoli ha già indicato Sarri come prima e unica scelta per la panchina nerazzurra: la connessione umana e professionale tra i due è la chiave di volta dell'intera operazione.
Domani sera il fischio finale di Fiorentina-Atalanta chiuderà una stagione. Dopodomani, forse, ne comincerà una nuova. Con gli stessi due protagonisti, una città diversa e un progetto tutto da costruire. Come nel 2015, quando nessuno credeva davvero che quei due avrebbero fatto quello che hanno fatto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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