L’Europa del calcio si prepara a una svolta economica e mediatica. L’Uefa ha messo nero su bianco il suo nuovo piano industriale: portare i ricavi delle competizioni europee dai 4,4 miliardi attuali a 6 miliardi a stagione entro il 2027, con la possibilità di spingersi fino a 6,5. Un obiettivo ambizioso, da raggiungere non cambiando il format delle coppe – che resterà invariato almeno fino al 2030 – ma aprendo la porta ai giganti dello streaming globale, con Netflix in prima fila e altri colossi tecnologici pronti a inserirsi nella trattativa. L’idea di fondo è chiara: ampliare la platea mondiale, superare il modello televisivo tradizionale e moltiplicare i ricavi legati alla diffusione digitale.
PIÙ SOLDI, STESSO FORMAT – Nel comunicato ufficiale di Nyon - fa il punto e descrive La Gazzetta dello Sport -, l’Uefa ha ribadito che il format attuale — il girone unico a 36 squadre introdotto dal 2024 — non sarà modificato nel breve termine. L’organismo guidato da Aleksander Ceferin ha anzi allungato la pianificazione commerciale fino al 2033, prolungando la durata dei contratti di vendita dei diritti tv da tre a sei anni. Una mossa che mira a dare stabilità agli investitori e a garantire un flusso di entrate costante nel medio periodo.
Il piano sarà gestito dalla UC3, joint venture tra Uefa e l’ex ECA (oggi ribattezzata European Football Clubs), in collaborazione con l’agenzia americana Relevent Football Partners, nominata advisor globale per la commercializzazione.
L’ASSETTO COMMERCIALE – Il nuovo corso prevede una segmentazione più ampia dei pacchetti tv, sul modello dello “spezzatino” che ha già caratterizzato altri mercati. Champions, Europa e Conference League verranno spacchettate in diversi lotti, con l’obiettivo di coinvolgere non solo i broadcaster tradizionali ma anche le piattaforme di streaming globali.
Secondo The Times, Netflix avrebbe già avviato contatti diretti con Ceferin e Al-Khelaifi, mentre Apple, Amazon e Disney studiano l’ingresso con pacchetti su misura. Tra le ipotesi più accreditate, quella di una partita di cartello a settimana trasmessa in esclusiva mondiale, seguendo l’esempio del Mondiale per Club Fifa distribuito globalmente da Dazn.
Parallelamente, l’Uefa punta a incrementare i ricavi da sponsorizzazioni mirate e dalla personalizzazione dei led bordocampo per aree geografiche, un modello già applicato con successo dalla Serie A e destinato a diventare la norma anche nelle coppe europee.
IL DIVARIO CHE PREOCCUPA – Dietro il trionfo dei numeri si cela però una frattura sempre più evidente. L’aumento dei ricavi favorirà soprattutto i grandi club stabilmente in Champions, accentuando il divario con le società di seconda fascia. Le medio-piccole europee, già penalizzate dal gap strutturale nei bilanci, rischiano di essere ulteriormente schiacciate da un sistema che premia chi è già in alto.
Le leghe nazionali osservano con crescente preoccupazione: la disparità di fatturato tra chi gioca in Champions e chi resta fuori è destinata a diventare abissale, minando la competitività interna dei campionati. Lo spettro è quello di un’Europa calcistica sempre più simile a un oligopolio di superclub, con un “effetto Superlega” di fatto mascherato.
UNA CRESCITA A DUE VELOCITÀ –
Per rispondere alle critiche, l’Uefa promette di destinare una parte maggiore dei ricavi aggiuntivi a Europa League, Conference e ai programmi di solidarietà per i club non impegnati nelle coppe. Ma per il fronte del “no” non basta: la redistribuzione continua a essere minima — appena il 10% del totale — e non compensa il vantaggio competitivo delle grandi. La sensazione è che il calcio europeo si stia muovendo verso una crescita a due velocità: quella economica dei colossi continentali e quella marginale di chi prova a sopravvivere tra budget limitati e diritti tv sempre più frammentati.
L’Uefa vuole vendere il proprio futuro al miglior offerente, e il mercato dello streaming è pronto a rispondere. Ma dietro il sogno dei 6 miliardi all’anno si nasconde una sfida più grande: preservare l’equilibrio competitivo e impedire che la distanza tra élite e periferia del calcio europeo diventi irreversibile. Nel nuovo mondo digitale del pallone, il rischio è che la Champions League diventi sempre più ricca. Ma anche sempre più lontana.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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