Da Protti a Cabrini, la notte dei giovani: Xavier Jacobelli accende il Galà Quarenghi. A San Pellegrino il premio Uomo di Sport va a sorpresa ad Antonio Cabrini. Il direttore, davanti a Roberto Samaden, rilancia: il vivaio italiano è vivo, mancano solo coraggio e società che ci credano
C'è un'Italia del pallone che non si arrende al pessimismo, e lunedì sera l'ha raccontata dal palco con la consueta passione. Nel salone delle feste dell'Hotel Bigio di San Pellegrino Terme, davanti alle personalità riunite per il Gran Galà del Comitato Coppa Angelo Quarenghi, il premio Uomo di Sport è andato a sorpresa ad Antonio Cabrini, campione del mondo dell'82 e prodotto di quel vivaio nerazzurro che lo lanciò giovanissimo. Accanto al terzino della leggenda azzurra ha preso la parola Xavier Jacobelli; in platea anche Roberto Samaden, responsabile del settore giovanile dell'Atalanta. Sullo sfondo, l'emozione ancora viva per la scomparsa di Igor Protti, salutato pochi giorni fa da oltre diecimila persone allo stadio di Livorno: ed è proprio da lì che il direttore ha scelto di partire, trasformando un omaggio in un manifesto sul calcio dei giovani. Ecco quanto evidenziato, in esclusiva, da TuttoAtalanta.com
Il filo conduttore è l'addio a un campione, qual è stato Igor Protti, che ha attraversato Bari, Messina, Napoli, Reggina e infine Livorno, riportata in Serie A dopo cinquantacinque anni. «La domanda che dobbiamo porci è perché un giocatore ritiratosi da molto tempo, e che aveva detto "preferisco ritirarmi un momento prima che la gente si stanchi di me", sia stato capace, in queste ore, di suscitare un'ondata emotiva così impressionante. Diecimila persone in uno stadio, non per vedere una partita, ma per il suo ultimo saluto», ha esordito Jacobelli. «Perché Protti appartiene a quel filone di giocatori amati dalla gente, lo stesso filone di Antonio Cabrini: uomini che incarnano valori veri».
Da Protti a Cabrini il passo è breve, e porta dritto al cuore della serata: il vivaio. «Prima abbiamo chiesto ad Antonio se conoscesse la casa dei giovani dove sono cresciuti i ragazzi che hanno fatto la grande Atalanta, lo stesso luogo in cui è cresciuto anche lui. Dobbiamo ricordarci, in una sede come questa, che non è vero che il nostro calcio ormai non produce più talenti. Non è vero, assolutamente».
Ed è qui che il direttore affonda con una delle sue immagini più taglienti, pronunciata senza giri di parole: «È vero, però, che ci sono molte società che preferiscono fare affari all'estero, magari per importare dei bidoni o delle scamorze, con tutto il rispetto per i bidoni e per le scamorze, piuttosto che valorizzare i giovani italiani».
A sostegno della tesi, Jacobelli mette in fila i numeri. «Negli ultimi otto anni le nazionali giovanili hanno disputato sette finali, vincendone tre, con un'Under 19 arrivata fino al titolo di vicecampione del mondo. E Silvio Baldini, nelle due partite con Lussemburgo e Grecia, ha fatto esordire diciotto giocatori con la maglia della Nazionale. Baldini, che ha vinto sette delle otto gare alla guida dell'Under 21 e che ora ha come obiettivo la qualificazione all'Europeo, ha dimostrato che i giovani ci sono». Poi la concessione, amara: «Certo, si dice: non abbiamo più i Cabrini, non abbiamo più i Totti, non abbiamo più i Vialli. E così siamo costretti a questa contabilità del nostro calcio».
Il modello, per il direttore, esiste già e ha un indirizzo preciso. È l'Atalanta, l'isola felice che ha appena messo a segno un altro colpo dietro le quinte, assicurandosi Michele Sbravati, uno dei talent scout più riconosciuti del calcio italiano. «Esistono realtà che vivono un'isola felice, dove hanno trovato uno dei più grandi talent scout del nostro calcio. Ma se non ci sono società che hanno la forza e il coraggio di credere nei giovani, come a suo tempo l'Atalanta credette in Antonio Cabrini e in tutta quella generazione di giocatori, da questo vicolo non usciamo. È un vicolo cieco».
Lo sguardo, infine, si alza verso i vertici del movimento, nel giorno in cui la Federazione ha scelto la sua nuova guida. «Penso anche a Giovanni Malagò, oggi diventato presidente della Federazione Giuoco Calcio: per me il miglior dirigente sportivo, dopo gli anni alla guida del CONI e il trionfo di Milano-Cortina 2026. Mi auguro che lo stato delle cose possa cambiare e, soprattutto, che ci siano nuovi Antonio Cabrini all'orizzonte».
Un intervento breve ma densissimo, capace di tenere insieme la commozione per un campione che non c'è più e un atto d'accusa lucido a un sistema troppo spesso miope. Nella sala dell'Hotel Bigio, mentre il premio dedicato alla memoria di Angiolino Quarenghi celebrava una bandiera come Cabrini, Jacobelli ha consegnato ai presenti il suo messaggio: il talento italiano c'è, eccome. Serve solo qualcuno che abbia il coraggio di crederci.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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