La volata per i piazzamenti che valgono la Champions League si infiamma e vede prepotentemente protagonista la Roma guidata in panchina da Gian Piero Gasperini. Nel crocevia dell'Olimpico, la formazione capitolina ha letteralmente annichilito la Fiorentina con un roboante quattro a zero, lanciando un segnale inequivocabile a tutte le dirette concorrenti. Se il campionato fosse un listino azionario, in questo momento il titolo giallorosso registrerebbe un rialzo incontenibile, figlio di una condizione atletica straripante e di una ritrovata identità tattica che ha spazzato via le incertezze del passato, portando la squadra a un solo punto dalla Juventus e a tre lunghezze dal Milan.

IL MATTATORE OLANDESE - Il vero e incontrastato dominatore della serata romana ha un nome e un cognome ben precisi: Donny Malen. Nonostante non abbia timbrato personalmente il tabellino dei marcatori, limitandosi a far tremare per due volte la traversa con assoli d'alta scuola, l'attaccante ex Aston Villa ha elevato da solo il tasso tecnico dell'intero collettivo. L'ex condottiero nerazzurro ha avuto l'intuizione di liberarlo da pesanti compiti di ripiegamento, permettendogli di svariare su tutto il fronte offensivo con movimenti e contromovimenti micidiali. Le sue giocate, tra cui spicca la deliziosa trivela che ha ispirato la rete finale, hanno mandato in cortocircuito la retroguardia toscana presidiata da Marin Pongracic, Pietro Comuzzo e Luca Ranieri, tenendo costantemente in apprensione i difensori e aprendo varchi letali per gli inserimenti da dietro.

LA COOPERATIVA DEL GOL - La traccia del lavoro settimanale è lampante, con una partecipazione corale alla manovra offensiva. A finire sul taccuino dei marcatori sono stati paradossalmente due difensori, un esterno e un mediano: Gianluca Mancini (di testa su angolo propiziato proprio dal primo legno di Malen), Wesley, Mario Hermoso e Niccolò Pisilli. Un vortice di scambi, rotazioni e sovrapposizioni in cui – come evidenzia La Gazzetta dello Sport – è sbocciata un'organizzazione tattica sublime e inafferrabile. Emblematico in tal senso è stato il raddoppio, nato da una combinazione stretta sull'asse Matias Soulé e Zeki Celik, proseguito con la sponda di Hermoso e finalizzato in rete da Wesley, con i difensori avversari colti alla sprovvista dalle incursioni a fari spenti dei centrocampisti capitolini.

LA GABBIA A CENTROCAMPO E IL BUIO VIOLA - Il capolavoro strategico della Lupa si è consumato nella zona nevralgica del campo. Rinunciando alla classica schermatura del regista avversario tramite il centravanti, la panchina ha francobollato Bryan Cristante sulle calcagna di Nicolò Fagioli in ogni zona del campo. Disinnescato il cervello della manovra toscana, e con Rolando Mandragora inizialmente relegato a guardare dalla panchina, la luce per gli ospiti si è spenta quasi subito. Il tecnico gigliato Paolo Vanoli ha provato a rimescolare le carte inserendo all'intervallo il giovanissimo debuttante Riccardo Braschi. Il classe 2006 ha regalato l'unico vero sussulto ai suoi centrando un palo al primo pallone toccato in Serie A, dimostrando come la presenza di un terminale offensivo di ruolo fosse vitale rispetto all'esperimento del falso nove tentato con un impalpabile Albert Gudmundsson.

Una lezione di calcio totale che proietta i capitolini nei piani altissimi della classifica. La rincorsa per l'Europa che conta si arricchisce di una corazzata ritrovata: per l'Atalanta e per tutte le altre contendenti al vertice, la pressione è appena salita alle stelle.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Mar 05 maggio 2026 alle 09:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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