Il mondo dello sport e l'Italia intera si stringono nel dolore per la scomparsa di un autentico simbolo di resilienza. A cinquantanove anni si è spento Alessandro Zanardi, per tutti semplicemente Alex, un uomo capace di trasformare le avversità più crudeli in straordinarie rinascite. Dalle sfide ad altissima velocità in Formula 1 fino all'oro olimpico nell'handbike, la sua vita è stata un manifesto di coraggio ineguagliabile e di un amore feroce per la vita. Anche di fronte all'ultimo, terribile ostacolo incrociato sulle strade di Pienza nel 2020.
I PRIMI PASSI E L'ODORE DELL'ASFALTO - La sua storia inizia lontano dai riflettori, nell'ottobre del 1966 a Bologna, in una famiglia di umili origini: mamma Anna sarta e papà Dino idraulico. È a Castel Maggiore, nel cuore della Motor Valley, che il giovane Alex respira fin da subito la passione per i motori. Un interesse inizialmente frenato dal dolore familiare per la perdita della sorella maggiore Cristina in un incidente stradale nel 1979, ma che presto si trasforma in una vocazione inarrestabile. A quattordici anni arriva il primo kart regalato dal padre, poi il debutto agonistico a Vado nel 1980 e l'esordio nel campionato nazionale 100cc nel 1982, con papà Dino a fargli da meccanico. Nel 1988 il salto di qualità in Formula 3 italiana, preludio al passaggio in Formula 3000 nel 1991, vero e proprio trampolino di lancio verso l'Olimpo dell'automobilismo.
L'APPRODO NEL GRANDE CIRCO DELLA F1 E IL SOGNO AMERICANO - L'esordio in Formula 1 si materializza a fine 1991 al Gran Premio di Spagna, quando la scuderia Jordan lo chiama a sostituire Roberto Moreno. Iniziano così quattro stagioni vissute sul filo dei duecento all'ora, collezionando 44 presenze tra Minardi, Lotus (con cui ottiene il suo miglior risultato, un sesto posto nel '93) e infine Williams. Rimasto senza volante nel 1995, il pilota bolognese decide di attraversare l'oceano per rimettersi in gioco nel campionato americano CART (oggi Indycar). Una scelta azzeccatissima che lo porta a dominare la scena, conquistando due titoli consecutivi nel 1997 e nel 1998, prima di un breve e sfortunato ritorno in F1 nel '99.
IL BUIO DEL LAUSITZRING E LA PRIMA, STRAORDINARIA RINASCITA - Il destino presenta il suo conto più salato il 15 settembre 2001, in Germania. Sulla pista del Lausitzring, al culmine di una strepitosa rimonta che lo aveva portato in testa alla gara, la vettura di Zanardi perde aderenza e viene centrata in pieno dall'incolpevole Alex Tagliani. Un impatto devastante che spezza in due la monoposto. Il bilancio è drammatico: un litro di sangue rimasto in corpo, coma farmacologico e l'estrema unzione. Eppure, il miracolo si compie. Dopo quindici operazioni, Alex sopravvive, ma deve accettare la doppia amputazione degli arti inferiori. Una tragedia che avrebbe piegato chiunque, ma non lui. Nel 2003, con una vettura modificata, torna proprio in Germania per completare simbolicamente i tredici giri mancanti.
L'ORO PARALIMPICO E L'INSEGNAMENTO DELLA SECONDA VITA - – come riportato da Gazzetta.it – lo stesso Zanardi usava ripetere: «L'incidente mi ha dato modo di fare cose che forse in un'altra vita non avrei mai avuto l'occasione di provare». Animato da questo spirito indomabile, si lancia nell'handbike. Nel 2007 debutta alla maratona di New York, che vincerà poi nel 2011 siglando il record di categoria, per poi ripetersi a Roma. Il culmine della carriera paralimpica arriva ai Giochi di Londra 2012 (due ori e un argento) e di Rio 2016 (altri due ori e un argento a cinquant'anni suonati). Otto medaglie d'oro complessive che lo ergono a icona globale dello sport paralimpico.
L'ULTIMO DRAMMA E IL SILENZIO - Il filo rosso della tragedia torna purtroppo ad avvolgere la sua vita il 19 giugno 2020. Impegnato in una staffetta benefica per la lotta al Covid, perde il controllo della sua handbike nei pressi di Pienza, schiantandosi contro un camion. Inizia un nuovo, straziante calvario medico: ricovero d'urgenza a Siena, complessi interventi neurochirurgici, trasferimenti a Lecco, Milano e Padova, dove si risveglia nel gennaio 2021. A fine anno l'atteso ritorno a casa, circondato dall'affetto incondizionato della moglie Daniela e del figlio Niccolò. Lontano dai riflettori e in un rispettoso silenzio mediatico durato anni, Zanardi ha combattuto la sua ultima, immensa battaglia. Quella che, oggi, si è conclusa, lasciando in eredità un esempio immortale di forza e amore incondizionato per la vita.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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