La bufera mediatica che ha investito il mondo arbitrale nelle ultime settimane ha risvegliato i fantasmi del passato, ma per l'avvocato bergamasco Cesare Di Cintio i contorni dell'attuale inchiesta della Procura di Milano sono ben definiti e assai meno apocalittici di quanto si voglia far credere. L'esperto di diritto sportivo, che vanta un passato con il fischietto in bocca fino alla Serie C nei primi anni Duemila, smonta pezzo per pezzo la narrazione di uno scandalo sistemico, offrendo un'analisi lucida e rassicurante dall'interno di un mondo che conosce alla perfezione.

I FANTASMI DEL PASSATO - «Credo sia fuori luogo ipotizzare una nuova Calciopoli, ci sono tante differenze sostanziali rispetto a quell'epoca buia», ha sentenziato senza mezzi termini l'ex arbitro. A differenza dei grandi scandali che hanno funestato il calcio italiano, in questo caso specifico non risultano minimamente coinvolti né i vertici federali né, tantomeno, le singole società sportive. – come riferisce l'ANSA – il noto legale bergamasco, attualmente anche consigliere comunale nella sua città, è profondamente convinto che non sussistano gli elementi base per configurare il reato di frode sportiva: «Mi sembra una dinamica esclusivamente interna al mondo arbitrale, fatico a comprendere chi possa averne tratto un reale vantaggio. Non vedo elementi di dolo, ora è giusto che la Procura concluda i propri approfondimenti per poi decidere se archiviare o chiedere il rinvio a giudizio».

IL NODO VAR E LE SUE CONSEGUENZE - Spostando l'attenzione sulle dinamiche di campo, l'avvocato individua nella tecnologia uno dei punti critici dell'attuale gestione delle gare. Pur riconoscendo l'impossibilità di tornare all'era pre-televisiva, non risparmia critiche all'abuso dello strumento: «Purtroppo la tecnologia ha deresponsabilizzato i direttori di gara. Oggi si ricorre al mezzo elettronico troppo facilmente e il ricorso che ne facciamo è diventato eccessivo». La ricetta suggerita da Di Cintio è quella di ridefinire con urgenza il perimetro di utilizzo del VAR, restituendo autorità e potere decisionale a chi corre sul rettangolo verde.

LA PRESSIONE AMBIENTALE E IL NODO SORTEGGIO - Il fulcro del problema, dunque, torna a essere l'uomo. L'abilità del designatore risiede nell'individuare profili in grado di reggere le infuocate atmosfere dei nostri stadi. «Non è solo una questione tecnica, ma fortemente comportamentale», spiega l'esperto, ricordando il proprio trascorso orgoglioso accanto a figure che definisce «lineari e integerrime» come Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. Proprio per valorizzare il ruolo dell'organo tecnico, viene bocciata categoricamente l'ipotesi di affidarsi alla sorte per le designazioni: «Credo poco al sorteggio, verrebbe a mancare la funzione principale di chi deve scegliere. Per farlo dovremmo avere quaranta arbitri dell'identico livello, un bacino che palesemente ci manca».

In un calcio sempre più esasperato e alla perenne ricerca del capro espiatorio, l'appello finale è al buon senso: dietro un fischietto c'è un essere umano che vive le tensioni e sbaglia, un elemento vitale del sistema che va rigorosamente tutelato, non distrutto.

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Sezione: Interviste / Data: Sab 02 maggio 2026 alle 10:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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