Il calcio è spesso il palcoscenico perfetto per le imprese apparentemente impossibili, e quella compiuta da Francesco Modesto alla guida del Mantova rientra di diritto tra i capolavori assoluti di questa stagione agonistica. L'ex tecnico della seconda squadra atalantina ha letteralmente stravolto il destino della compagine virgiliana, trasformando una retrocessione che sembrava ormai un triste e ineluttabile copione in una gloriosa cavalcata verso la salvezza. Un cammino folle e affascinante, fatto di scelte radicali e bel gioco, che ora lo pone addirittura nelle vesti di giudice supremo per l'assegnazione dell'ultima poltrona verso il paradiso della Serie A e, incredibilmente, in piena corsa per un posto al sole nei playoff.

LA RIVOLUZIONE INVERNALE E L'IMPRESA DEI NUMERI - Prendere in mano un gruppo penultimo in classifica e plasmarlo fino a renderlo una schiacciasassi richiede una massiccia dose di coraggio e sana incoscienza. Il presidente Filippo Piccoli, spinto dal direttore sportivo Leandro Rinaudo, ha optato per un ribaltone totale nel mese di dicembre, consegnando al mister una rosa stravolta con ben tredici innesti. «Subentrando sapevo che avrei trovato problemi, ma la piazza era l'ideale. C'erano tanti stranieri che non sapevano la lingua e pochissimo tempo», confessa lucidamente l'allenatore in una speciale intervista di Nicolò Schira ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. I dati statistici, tuttavia, sono dalla sua parte: una media siderale di oltre un punto e mezzo a gara e trentadue lunghezze incamerate in ventuno apparizioni, certificando il miglior rendimento tra i subentrati. L'apoteosi si è vista nel gioiello di Amin Benaissa contro il Monza: «L'avesse fatto Francesco Totti o Alessandro Del Piero... Ma d'altronde la B è pazzia totale».

NEL SEGNO DEL MAESTRO E IL CORAGGIO DEL CAMBIAMENTO - Il legame viscerale con gli insegnamenti appresi nel laboratorio di Zingonia resta un faro illuminante nella proposta tattica del nocchiero biancorosso. Considerato storicamente uno dei discepoli più fedeli di Gian Piero Gasperini, non nasconde la sua enorme devozione professionale: «Non sarò mai come lui, è impossibile, ma mi piacciono i suoi principi e i duelli uno contro uno: con i giocatori giusti si fa un bel lavoro». Questa filosofia aggressiva e spregiudicata ha imposto un taglio netto col recente passato, archiviando il sistema di gioco ereditato da Davide Possanzini. Uno stravolgimento radicale che alla fine ha pagato dividendi altissimi, premiando la tenuta mentale di un gruppo forgiato attraverso le tempeste, proprio come accadde allo stesso mister quando da calciatore salvò la Reggina partendo dal baratro di una forte penalizzazione.

ARBITRO DELLA PROMOZIONE E IL SOGNO NEL CASSETTO - Il clamoroso sgambetto rifilato ai brianzoli non è stato certo frutto del caso, ma la perfetta esecuzione di uno spartito fatto di pressione asfissiante, recupero alto della sfera e verticalizzazioni fulminee. Ora, per uno scherzo beffardo del calendario, il Mantova si ritrova a essere l'ago della bilancia per il salto di categoria nella decisiva sfida contro il Frosinone. Un incrocio vibrante contro una corazzata caduta solo tre volte in tutta l'annata, che i lombardi affronteranno con l'entusiasmo travolgente di chi non ha più nulla da perdere. E con un pensiero, nemmeno troppo velato, a un clamoroso inserimento in extremis negli spareggi promozione: «Sognare non costa nulla», ammette candidamente la guida tecnica.

Il domani è ancora tutto da scrivere, sebbene la permanenza in categoria abbia fatto scattare l'opzione per il prolungamento contrattuale fino al 2027. Ci sarà tempo per sedersi attorno a un tavolo con i vertici societari e pianificare il futuro. Il miracolo è ormai servito, ma l'appetito vien mangiando. Negli ultimi novanta minuti di fuoco, l'incubo delle capoliste è pronto a regalare l'ultimo, imprevedibile colpo di scena di una stagione indimenticabile.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Mer 06 maggio 2026 alle 07:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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