Il clamoroso comunicato che ha sancito la fine della parabola di Gian Piero Gasperini sulla panchina giallorossa rappresenta soltanto l'atto finale di un dramma sportivo covato in silenzio per mesi. L'ex leggendario condottiero della Dea, sbarcato nella Città Eterna con l'arduo compito di esportare il suo collaudato modello calcistico, si è ritrovato rapidamente intrappolato in una fitta rete di incomprensioni tattiche, promesse disattese e profonde divergenze societarie che hanno inesorabilmente logorato ogni rapporto fino alla deflagrazione odierna.
L'ILLUSIONE ESTIVA E IL CAMBIO DI ROTTA - Tutto sembrava apparecchiato alla perfezione lo scorso giugno, quando i vertici del club e l'allenatore piemontese avevano suggellato l'accordo in un noto hotel fiorentino a due passi da Piazzale Michelangelo. L'impianto dirigenziale originario prevedeva la presenza di Florent Ghisolfi come direttore sportivo e l'imprescindibile figura di Claudio Ranieri come garante e paciere supremo, un vero e proprio scudo per proteggere l'allenatore dalle feroci pressioni della piazza romana. Un ruolo di tutela che, per ben nove anni, era stato ricoperto con successo all'ombra delle Mura Venete. Tuttavia, il prematuro addio di Ghisolfi e la successiva virata su Frederic Massara hanno stravolto immediatamente le carte in tavola, creando la prima insanabile crepa istituzionale.
GLI ATTRITI SUL MERCATO E IL MISTERO RIOS - L'insofferenza del tecnico, per quanto inizialmente mascherata da un inedito aplomb diplomatico ben lontano dalle storiche sfuriate vissute a Bergamo, è montata parallelamente alle scelte operate dalla nuova direzione sportiva. Le strade tracciate da Massara si sono rivelate in più occasioni diametralmente opposte alle precise richieste avanzate dall'allenatore. L'emblema di questo cortocircuito comunicativo e strategico è senza dubbio il mancato arrivo di Richard Rios: il centrocampista sembrava ormai a un passo dalla firma, ma la trattativa è misteriosamente naufragata. Lo staff tecnico si è dovuto così accontentare di Neil El Aynaoui, pedina che, pur avendo accumulato trenta presenze con ottimi spunti in Europa, ha faticato a imporsi come titolare incondizionato in campionato.
IL REBUS ATTACCANTI E LA PUGNALATA DEL GARANTE - A far traboccare un vaso già colmo di frustrazione è stata la fallimentare gestione della finestra invernale di mercato. Il mister aveva preteso a gran voce un rinforzo offensivo immediato per cambiare l'inerzia del proprio attacco. Il tassello individuato, Donyell Malen, è però sbarcato a Trigoria con colpevole ritardo solamente a metà gennaio, preceduto dall'acquisto del diciottenne Robinio Vaz. Un profilo, quello del giovane talento, palesemente inadatto per reggere fin da subito il peso del reparto offensivo come richiesto dal mister. La ferita mortale, però, è arrivata direttamente da chi doveva fungere da protettore. Le recenti e algide dichiarazioni di Ranieri hanno scoperchiato il vaso di Pandora: «Io ho scelto 5-6 allenatori, tre non sono venuti. La società ha scelto Gasperini. Abbiamo scelto lui per quello che aveva fatto all'Atalanta: partire con i giovani e piano piano portarli su grandi palcoscenici».
LA DURA REALTÀ LONTANO DALLA DEA - Comprendere pubblicamente di non essere mai stato la prima reale scelta del dirigente romano è stato il colpo di grazia per l'orgoglio del tecnico. Due settimane di puro gelo hanno fatto da ovvio preludio alla rottura definitiva. E mentre a Bergamo la nuova e frizzante era targata Raffaele Palladino continua ad accendere di entusiasmo le notti magiche della New Balance Arena, la favola capitolina del mister di Grugliasco si è spenta prima ancora di sbocciare, vittima di un sistema dirigenziale che non ha mai assecondato fino in fondo la sua rivoluzione.
L'idillio è sfumato, lasciando sul campo solo scorie e rimpianti. Il calcio ad altissimi livelli non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi pensava di aver ormai trovato la formula perfetta dell'immortalità sportiva.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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