La Capitale è ormai diventata un vero e proprio campo minato, e lo scontro frontale tra Gian Piero Gasperini e Claudio Ranieri ha ufficialmente squarciato in due l'ambiente giallorosso. Il braccio di ferro mediatico e societario tra l'attuale allenatore e il senior advisor è esploso in prossimità della sfida poi pareggiata 1-1 contro la sua ex squadra, l'Atalanta. Ma come si è arrivati a questo punto di non ritorno?
IL SEME DELLA DISCORDIA - Riavvolgendo il nastro di questa intricata querelle, le prime scintille portano in calce proprio la firma dell'ex tecnico atalantino. Pur evitando accuratamente di fare nomi e cognomi, l'allenatore di Grugliasco aveva a più riprese punzecchiato la dirigenza, invocando una maggiore e cristallina chiarezza sugli obiettivi stagionali. Il nocciolo del suo malcontento ruotava attorno alla fisionomia della rosa: secondo la sua visione tecnica, pretendere traguardi stellari schierando una squadra infarcita di giovani scommesse equivaleva a chiedere letteralmente la luna. Un messaggio sibillino che ha inevitabilmente innescato la successiva reazione a catena.
L'AFFONDO DEL DIRIGENTE E LE RESPONSABILITÀ CONDIVISE - La replica dei piani alti non si è fatta attendere ed è giunta forte e chiara alla vigilia dell'incrocio di campionato contro il Pisa. A prendere la parola per difendere l'operato della famiglia Friedkin è stato proprio l'esperto dirigente testaccino, che ha richiamato l'allenatore alle proprie responsabilità programmatiche. «Non c'è un giocatore che non sia passato dalla sua approvazione», ha sentenziato pubblicamente l'ex manager del Leicester, ricordando i rigidi paletti economici a cui il club deve sottostare in sede di mercato e smontando, di fatto, l'alibi di una campagna acquisti subita e non condivisa.
L'ILLUSIONE DEL POMPIERE E L'ACCUSA DI TEATRINO - In un primo momento, sorprendendo tifosi e addetti ai lavori, l'allenatore aveva deciso di indossare i panni del paciere, spegnendo le fiamme nel post-gara col Pisa e rimandando ogni chiarimento alle sedi opportune. Una tregua effimera e di facciata, andata letteralmente in frantumi dopo l'uno a uno maturato contro i nerazzurri. È stato proprio l'incrocio con il suo glorioso passato a far saltare definitivamente i nervi al mister, che ha etichettato l'intera vicenda come un circo inaccettabile e irrispettoso. «Penso che i fischi siano stati per questa bruttissima settimana e sono giustificati perché il pubblico che va allo stadio non merita questo teatrino. Mi dispiace di essere coinvolto in questo», ha tuonato amaramente a microfoni accesi.
LA SFIDA SUL FUTURO E LA PISTA AZZURRA - Ricomporre i cocci di un vaso così rumorosamente infranto appare un'impresa titanica persino per la ricca e potente proprietà americana. Le indiscrezioni che filtrano dalla sponda del Tevere indicano un Gasperini paradossalmente in leggero vantaggio in questo braccio di ferro interno. E mentre il mondo orobico si gode la compattezza granitica del proprio ambiente, sapientemente protetto all'interno della New Balance Arena, nella Capitale si preparano clamorosi scenari d'addio. Non è un mistero, infatti, che dopo l'ennesima delusione sportiva vissuta dall'Italia in Bosnia, il profilo del senior advisor romanista sia schizzato in cima alle preferenze dei vertici della FIGC, offrendo un'imminente via d'uscita istituzionale a una convivenza divenuta ormai intollerabile.
Il sipario su questa commedia degli equivoci è prossimo alla chiusura. Che si tratti di dimissioni, esoneri o promozioni in federazione, la sensazione è che il progetto tecnico capitolino sia rimasto ostaggio di due visioni tanto forti quanto fatalmente incompatibili.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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