Il triplice fischio del match tra Folgore Caratese e Real Calepina sancisce un verdetto storico: con due giornate di anticipo rispetto al termine della regular season, i brianzoli conquistano l'aritmetica promozione in Serie C. Un traguardo sportivo che, per Michele Criscitiello, rappresenta molto più di un semplice successo calcistico. Ai microfoni esclusivi di Sportitalia, intervistato da Tancredi Palmeri e AnnaPia Panassidi nel clima di grande festa del post-partita, il direttore nonchè Presidente del club biancazzurro si è reso protagonista di un'intervista dal fortissimo impatto emotivo. Dalle lacrime per l'adorato padre, venuto a mancare poche ore dopo l'acquisizione della Società, alla ferma volontà di costruire un club sano basato sulle strutture e non sulle spese folli, le sue parole racchiudono l'essenza di un viaggio durato due anni e mezzo e culminato con la promessa più importante finalmente mantenuta. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
PROMOZIONE STORICA E CORONAMENTO DI UNA PROMESSA DAL SIGNIFICATO UMANO IMMENSO - «Il 12 luglio decido di prendere la Folgore Caratese - racconta il numero uno del Club -. Vado in un ristorante di Milano, porto la mia amministrazione e mio papà, e ho detto a papà che sarebbe stato lui il presidente della Folgore Caratese. Lui mi ha risposto: "A ottant'anni fai presto a portarmi in Serie C". Io ho detto: "Tranquillo che ce la faremo". Lui non era convintissimo di questa mia esperienza nel calcio giocato e mi ha detto, scherzando, di portarlo in Serie C da presidente, perché lui avrebbe fatto il presidente. Dopo quel pranzo, il giorno dopo mi chiamano da Sportitalia, mi chiama mamma piangendo per dirmi che a Milano papà aveva avuto l'arresto cardiaco. Il tempo di arrivare, c'era l'ambulanza, l'ho salutato e non c'era più niente da fare. Esattamente il giorno dopo papà non c'è stato più».
PROMESSA CUSTODITA NEL CUORE E TRASFORMATA IN REALTA' - «Io gliel'avevo promesso. Ho detto: "Papà, ti porto in Serie C perché ti voglio regalare questa gioia non solo professionale, televisiva e giornalistica, ma anche calcistica". Lui era un malato di calcio, tifoso dell'Avellino, del Milan e della Folgore Caratese. Il giorno del funerale gli ho detto: "Non mi hai dato tempo, va bene che devo fare i miracoli, ma in un giorno non posso portare la squadra su". L'abbiamo portata in due anni e mezzo. Domani manterrò la mia promessa: prenderò il primo aereo per Napoli in direzione Avellino, perché gli porto la maglia al cimitero, gli stampo la classifica e gliela metto lì. Gliel'avevo promesso. Se fosse qui? Starebbe piangendo ininterrottamente da mezz'ora. E ovviamente sarebbe fiero di tutto quello che è successo in questa giornata indimenticabile».
MODELLO SOCIETARIO AD HOC, STRUTTURE E PIANIFICAZIONE DEL PROGETTO SENZA DISPENDI FARAONICI - «Il calcio è bello ed è per questo che facciamo le lotte per il calcio, perché non ce lo devono togliere e non ce lo devono ammazzare. Noi non abbiamo interessi personali, abbiamo l'interesse che il calcio, dalla Serie A alla Serie D, sia bello. Ce l'ho messa tutta, e non per un aspetto puramente economico, perché abbiamo speso meno di almeno sei o sette società. Siamo arrivati primi mettendo davanti lo stadio, le strutture, l'organizzazione e i soldi. Io ogni anno spendevo e spendo 600 o 650 mila euro: se arrivo quinto va bene, se arrivo primo meglio, se arrivo settimo sono stato stupido. Ma non è che ero scarso l'anno scorso o due anni fa e adesso sono diventato un fenomeno. Arriviamo in Serie C con la consapevolezza di chi siamo e con l'umiltà della matricola, per una società e una piazza che in C non c'è mai stata. Quindi oggi, per noi, è un momento di gloria eccezionale».
IL MOMENTO DEL CAMBIO DI ROTTA, LA CONSAPEVOLEZZA DEL SUCCESSO - «L'ho pensato a Verona, quando abbiamo vinto 4-1 fuori casa contro la nostra diretta concorrente, il Chievo. Faccio i complimenti a Sergio Pellissier, che è un amico, per la bellissima sfida. A inizio anno, quando ho visto nel girone il Milan Futuro e il Chievo, mi era venuto il mal di pancia. Ma dopo aver stravinto lì ho capito che l'avremmo spuntata. L'abbiamo gestita bene, ho sempre detto alla squadra che non dovevamo arrivare punto a punto altrimenti l'avremmo perso. Poi c'è stato un altro momento decisivo: il presidente del Chievo ha dichiarato in un'intervista che sarebbero andati in C al 100%. È una persona eccezionale, ma mediaticamente dovevo fare il mio gioco. Ho stampato quella sua dichiarazione e ho imbrattato i muri del nostro spogliatoio per caricare la squadra a mille».
DA GIORNALISTA NEL CALCIO AD ATTORE PROTAGONISTA - «È una sofferenza. La notte non ci dormi, quando perdevamo andavo in ansia e alle otto di sera ero già a letto. Sono stati anni lunghi, in cui a volte ti dici "non ce la farò mai". Poi però ho pensato: ce l'ho fatta nel mio mestiere, perché non devo farcela nel calcio? Vincere in Serie D è una cosa pazzesca e difficilissima. Devi indovinare gli under, gli over e lo staff tecnico. Noi andiamo in Serie C con uno staff che non aveva mai fatto una presenza in D. Ho creato un gruppo di uomini a me fidati, pescando professionisti tra Cosenza e Avellino. Abbiamo perso solo tre partite, non abbiamo mai mollato, e anche i pareggi ci hanno dato quel qualcosa in più quando gli altri frenavano. Dovevamo vincere, era il nostro anno».
IL MODELLO DI PRESIDENZA - «Se devo ispirarmi a un presidente, penso innanzitutto a Giampaolo Pozzo. I miei dieci anni a Udine sono stati una palestra e una scuola importantissima. Pozzo, a 84 anni, è l'uomo che va seguito per l'ispirazione societaria. Ho grande stima anche per Adriano Galliani e Luca Percassi, ma la famiglia Pozzo l'ho vissuta da vicino e da dentro: per me è il modello da imitare e copiare. E ora... guardate, sono scesi gli ultras in campo a festeggiare. Spero solo che non mi scassino il prato, altrimenti li ammazzo (ride, ndr)!».
Un pianto liberatorio e una corsa ideale verso Avellino per chiudere un cerchio perfetto. La Folgore Caratese approda per la prima volta nella sua storia tra i professionisti, guidata da una gestione che ha saputo coniugare sentimento, lungimiranza e sostenibilità. Per Michele Criscitiello è il momento di godersi il trionfo, con la preziosa consapevolezza di aver onorato nel migliore dei modi la memoria del padre.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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