Il prato della Cartuja di Siviglia si è trasformato nel palcoscenico di un'epica battaglia sportiva che ha intrecciato i destini della Real Sociedad, dell'Atletico Madrid e, inevitabilmente, di diversi volti noti transitati da Bergamo. Al termine di una finale al cardiopalma, la Coppa del Re 2026 finisce nelle mani della compagine basca, guidata dalla sorprendente rivelazione Rino Matarazzo, tecnico dal sangue italiano capace di mandare in frantumi i sogni di gloria dei Colchoneros e di una folta truppa di ex atalantini. Una notte di estasi totale per i vincitori e di amarissimi rimpianti per chi, un tempo, infiammava la platea orobica.
IL SOGNO ITALO-AMERICANO E IL MESSAGGIO SPECIALE - La favola dell'allenatore originario del New Jersey, ma profondamente legato alle proprie radici campane, ha i contorni dell'impresa hollywoodiana. Arrivato al capezzale di una squadra che a dicembre annaspava a soli due punti dal baratro della retrocessione, è riuscito a risollevare l'ambiente diventando il primo mister statunitense ad alzare un trofeo nei cinque top campionati europei. Un successo che lo consacra anche come terzo stratega di passaporto italiano a trionfare in questa competizione, inserendosi nel prestigioso solco tracciato in passato da Claudio Ranieri e Carlo Ancelotti. «Negli States ero considerato l'italiano, qui in Italia sono sempre stato l'americano», aveva confessato alla vigilia con un pizzico di ironia. Un legame con le origini impreziosito da una colonna sonora speciale: cresciuto ascoltando i brani di Nino D'Angelo, ha ricevuto un inaspettato videomessaggio di incoraggiamento proprio dal celebre cantante napoletano, una carica emotiva che ha spinto i suoi ragazzi fino al trionfo.
LA SERATACCIA DEGLI EX NERAZZURRI - Se in casa basca si fa festa, la sponda madrilena piange sulle incertezze dei suoi interpreti difensivi, tra cui spiccano vecchie conoscenze della Serie A. L'avvio è stato un vero e proprio trauma per Matteo Ruggeri. L'esterno azzurro, reduce da esaltanti prestazioni contro fenomeni del calibro di Lamine Yamal, è incappato in una gara da dimenticare. Pronti, via e il gol più veloce nella storia del torneo ha subito gelato i biancorossi: lancio millimetrico di Unai Marrero per Gonçalo Guedes, dormita di Giuliano Simeone e palla sul palo opposto dove Ander Barrenetxea ha bruciato sul tempo un frastornato Ruggeri. Discorso simile, tra luci e ombre nerissime, per Juan Musso. Il portiere argentino – come riferisce La Gazzetta dello Sport – ha vissuto un primo tempo da incubo, macchiato da un'uscita scellerata su Guedes che ha regalato il penalty del momentaneo sorpasso, trasformato glacialmente dallo specialista Mikel Oyarzabal. Solo nei supplementari l'estremo difensore ha cercato di redimersi, compiendo un miracolo puro sul neo entrato Orri Oskarsson, che però non è bastato a evitare la disfatta dagli undici metri.
LA LUCE DI LOOKMAN E L'ILLUSIONE ALVAREZ - L'unica vera nota lieta tra gli ex alfieri della Dea porta la firma inconfondibile di Ademola Lookman. L'eroe di Dublino ha confermato il suo magico stato di forma, riequilibrando momentaneamente le sorti della finale con una giocata d'alta scuola: controllo perfetto di destro e sinistro chirurgico dal limite dell'area su geniale invenzione di Antoine Griezmann. Una rete pesantissima, la settima personale in maglia rojiblanca, che ha coinciso con il centesimo centro stagionale del club madrileno. Nella ripresa, il monologo dell'undici della capitale ha partorito il pareggio in extremis all'83' grazie al solito, immenso Julian Alvarez, portando la contesa oltre il novantesimo e strozzando in gola la gioia basca.
LA LOTTERIA DEI RIGORI E L'APOTEOSI - Nei trenta minuti supplementari, il forcing disperato dell'Atletico si è infranto prima sui guantoni di Musso e poi sulla clamorosa traversa colpita dal fuoriclasse Alvarez. Il destino della coppa è stato così consegnato alla spietata roulette dei calci di rigore. Qui, Marrero si è innalzato a eroe assoluto della serata, neutralizzando i tentativi di Alexander Sorloth e dello stesso fuoriclasse argentino. A mandare in visibilio il popolo txuri-urdin ci ha pensato il penalty glaciale di Pablo Marin, che ha chiuso i conti e consegnato il trofeo alla Real Sociedad.
La finale di Siviglia consegna agli archivi un verdetto inappellabile: nel calcio i pronostici sono fatti per essere sovvertiti e le favole, a volte, parlano con il cuore italiano e l'accento americano.
ATLETICO MADRID-REAL SOCIEDAD 5-6 d.c.r. (p.t. 1-2, s.t. 2-2)
1' Barrenetxea (R), 18' Lookman (A), 45'+1' rig. Oyarzabal (R), 83' Julián Alvarez (A)
Sequenza rigori Sorloth (A) parato, Carlos Soler (R) gol, Julián Alvarez (A) parato, Oskarsson (R) parato, Nico Gonzalez (A) gol, Sucic (R) gol, Almada (A) gol, Muñoz (R) gol, Alex Baena (A) gol, Pablo Marin (R) gol
ATLETICO MADRID (4-4-2)
Musso; Molina (78' Cardoso), Pubill, Le Normand, Ruggeri (62' Nico Gonzalez); Giuliano Simeone (70' Baena), Marcos Llorente (99' Lenglet), Koke, Lookman (62' Sorloth); Julián Alvarez, Griezmann (70' Almada).
A disp. Oblak, Boñar, Mendoza, Barrios, Obed Vargas.
All. Diego Simeone.
REAL SOCIEDAD (4-2-3-1)
Marrero; Aramburu (113' Elustondo), Çaleta-Car, Jon Martín, Sergi Gómez (88' Kubo); Turrientes (68' Gorrotxategi), Carlos Soler; Barrenetxea (68' Pablo Marin), Sucic, Guedes (78' Ahien Muñoz); Oyarzabal (78' Oskarsson).
A disp. Remiro, Beitia, Herrera, Brais Mendez, Wesley.
All. Matarazzo.
Arbitro Alberola.
Note Spettatori 70.000 circa. Ammoniti: Le Normand (A), Musso (A), Oyarzabal (R), Gorrotxategi (R), Elustondo (R). Tiri in porta 4-6. Tiri fuori 11-2. In fuorigioco 1-2. Angoli 5-6. Recuperi: p.t. 4', s.t. 5', p.t.s. 1', s.t.s. 1'.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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