Il fischio finale dell'Olimpico suona come una dolorosa sentenza per le ambizioni europee dell'Atalanta. Il pareggio per 1-1 maturato sul prato capitolino contro la Roma non fa prigionieri e lascia l'amaro in bocca a entrambe le contendenti, ma per la compagine sapientemente orchestrata da Raffaele Palladino il misero punticino rappresenta un brusco e forse definitivo risveglio dai sogni di gloria legati alla qualificazione in Champions League.
L'ILLUSIONE DEL BOMBER E IL GELO DELL'OLIMPICO - La marcia d'avvicinamento al match era stata pesantemente infiammata dalle velenose polemiche a distanza tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, un clima di guerriglia dialettica che aveva costretto la frangia più calda del tifo romanista a suonare la carica per compattare l'ambiente. In questa cornice surreale, i nerazzurri sono bravissimi a capitalizzare la tensione avversaria. Corre il dodicesimo minuto quando Stephan El Shaarawy pecca di leggerezza con un sanguinoso appoggio all'indietro; l'inossidabile Marten de Roon fiuta la preda, intercetta la sfera e innesca istantaneamente Nikola Krstovic. Il centravanti montenegrino è glaciale: diagonale destro chirurgico che fulmina Mile Svilar, ammutolisce la bolgia di casa e gli consegna la meritata doppia cifra stagionale.
IL RISVEGLIO CAPITOLINO E LA PRODEZZA INASPETTATA - Incassato il colpo, la partita si accende trasformandosi in un duello rusticano senza esclusione di colpi. A prendersi la scena sono gli estremi difensori: Marco Carnesecchi si esibisce in un intervento prodigioso per spezzare in gola l'urlo del gol a Donyell Malen, mentre sul fronte opposto il collega giallorosso si supera volando per disinnescare la minaccia portata dal solito, dirompente Ederson. Proprio quando la prima frazione sembra destinata a scivolare via dolcemente per i lombardi, i padroni di casa estraggono il coniglio dal cilindro. Sugli sviluppi di un cross spiovente dalla corsia di destra, Devyne Rensch lavora un'intelligente sponda aerea che accomoda il pallone nel cuore dell'area; ad avventarsi sulla sfera è incredibilmente Mario Hermoso, il quale si inventa una fantascientifica girata al volo degna del miglior bomber di razza, ripristinando la totale parità.
I LEGNI SALVANO LA DEA E IL VERDETTO SULLA STAGIONE - Nella ripresa il copione tattico si sbilancia in favore dei padroni di casa. La squadra capitolina pigia il piede sull'acceleratore e sfiora ripetutamente il clamoroso sorpasso, trascinata da uno scatenato Hermoso a cui soltanto la traversa nega la gioia epica della doppietta personale. I bergamaschi stringono i denti e resistono agli assalti, ma la palese sterilità offensiva del secondo tempo condanna di fatto la rincorsa europea. I numeri, d'altronde, sono uno specchio impietoso: una singola vittoria conquistata nell'intero arco del campionato contro le prime sette forze della classe è un bottino obiettivamente troppo magro per pretendere un pass per il salotto buono d'Europa. Adesso non resta che difendere l'onore nelle ultime uscite stagionali sotto le luci della New Balance Arena, mentre lo sguardo scivola rassegnato sui risultati di Juventus, Bologna e Como per decifrare l'amaro epilogo di questa estenuante maratona sportiva.
Cala il sipario su un fine settimana denso di rimpianti: a Roma vince solo la paura, condannando l'undici bergamasco a un amaro ma ineluttabile ridimensionamento.
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