Il triplice fischio che cala il sipario sul prato del Via del Mare sancisce una vittoria dal peso specifico incalcolabile. L'Atalanta espugna Lecce con un perentorio 3-0, archiviando una pratica insidiosa attraverso una prestazione orchestrata con spietato cinismo e disarmante superiorità tecnica. Una prova autoritaria che annichilisce le flebili resistenze dei padroni di casa e rilancia con veemenza la compagine orobica nell'élite del calcio italiano, esattamente lì dove l'aria si fa rarefatta e gli obiettivi diventano gloriosi.

IL GRAFFIO DEL GIOVANE LEONE - Il primo tempo si snoda su binari di vibrante intensità, con la formazione salentina guidata da Eusebio Di Francesco che tenta di far valere il fattore campo aggredendo alto ogni portatore di palla. Tuttavia, è la superiore intelligenza tattica degli uomini di Raffaele Palladino a scavare progressivamente il solco. Dopo aver preso in mano il pallino del gioco, la muraglia giallorossa si sgretola al 29': Charles De Ketelaere si traveste da fine dicitore e cuce una trama verticale perfetta per l'inserimento a fari spenti di Giorgio Scalvini. Il difensore, con l'istinto del rapace d'area, trafigge un incolpevole Wladimiro Falcone, stappando un match fino a quel momento bloccato.

IL RADDOPPIO CHE SPEZZA LE GAMBE - Al rientro dagli spogliatoi ci si attenderebbe l'assalto all'arma bianca del Lecce, ma è ancora la Dea a dettare legge sul palcoscenico. Nonostante la rete annullata a Ederson in avvio di ripresa per un fuorigioco millimetrico ravvisato dal VAR, l'onda d'urto offensiva non si placa. Al 59' arriva la spallata definitiva: lo stesso tuttocampista brasiliano innesca l'azione, il fantasista belga rifinisce ancora con sublime eleganza e Nikola Krstovic fende l'area avversaria come una lama incandescente nel burro. Il suo diagonale chirurgico bacia la rete e ammutolisce lo stadio, vanificando le scorribande laterali tentate con generosità da Lameck Banda.

IL TRIS DALLA PANCHINA - Il gol del triplo vantaggio matura quasi per inerzia, logica conseguenza di un dominio territoriale e psicologico assoluto. A meno di venti minuti dal termine, le rotazioni del tecnico campano certificano l'abisso tecnico tra le due rose. Su un'azione corale avvolgente, dopo un disperato salvataggio dell'estremo difensore di casa, la sfera orbita nuovamente al limite dell'area: Mario Pasalic ha la lucidità di addomesticare il pallone e apparecchiare morbidamente per il neoentrato Giacomo Raspadori. Il colpo da biliardo del numero diciotto è una rasoiata fulminea che mette in ghiaccio la partita, annullando gli ultimi assalti disperati portati avanti da Omri Gandelman.

UNO SCATTO PER L'EUROPA CHE CONTA - Le ostilità si chiudono sotto la direzione inappuntabile dell'arbitro Federico La Penna, ma a fare rumore è soprattutto il messaggio inviato al resto del campionato. Con questo successo cristallino, l'Atalanta compie un balzo in avanti di vitale importanza, proiettandosi a una sola lunghezza di distacco da Roma e Juventus, con i bianconeri attesi in campo tra poche ore. Una vittoria che suona come una dichiarazione d'intenti formale: la Dea è tornata a fare la voce grossa ed è pronta a lottare fino all'ultimo respiro per un posto in quella «Coppa dei Campioni» che le compete di diritto.

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Sezione: Copertina / Data: Lun 06 aprile 2026 alle 19:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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