L'incubo è finalmente svanito. Dopo anni di atroci sofferenze e spareggi stregati, la Nazionale italiana riassapora la gioia della vittoria e, soprattutto, ritrova la via del gol in un incrocio da dentro o fuori. Sul prato incandescente della New Balance Arena, l'undici guidato dal commissario tecnico Gennaro Gattuso ha piegato l'Irlanda del Nord per 2-0, staccando il pass vitale per la finale dei playoff mondiali. Nessuna beffa atroce, niente lacrime: solo la consapevolezza di aver compiuto il primo vero passo verso la resurrezione sportiva dell'Azzurro.
LA FINE DI UN INCUBO LUNGO ANNI - Niente psicodrammi in stile macedone o svedese. Non c'è un Aleksandar Trajkovski pronto a gelare un'intera nazione all'ultimo respiro, né un Jakob Johansson a trasformare il doppio confronto in una via crucis sportiva. Per la prima volta dopo un'eternità, l'Italia non resta a secco. Sessantotto tiri andati a vuoto nelle tre precedenti gare da incubo sono stati cancellati da una prestazione gagliarda. Ci sono voluti cinquantasei minuti per scardinare la trincea britannica, ma i timbri risolutori di Sandro Tonali e Moise Kean hanno riportato la luce. Un gol in una sfida di spareggio mancava addirittura dal lontano 1997, quando Christian Vieri e Pierluigi Casiraghi piegarono la Russia. All'epoca debuttava in porta un giovanissimo Gianluigi Buffon, oggi prezioso dirigente azzurro che ha avallato la scommessa vincente sulla panchina tricolore.
LE BARRICATE BRITANNICHE E L'ASSALTO AZZURRO - Il copione tattico della frazione inaugurale ha rispettato fedelmente le attese della vigilia. I padroni di casa a macinare gioco, gli ospiti arroccati dietro la linea della palla. L'undici titolare, impreziosito dal recupero lampo di Alessandro Bastoni, ha provato subito a spaventare il portiere avversario con una fiammata di Federico Dimarco al settimo minuto. Tuttavia, la retroguardia disegnata da Michael O'Neill, un ruvido 5-4-1 votato al sacrificio e ai lanci lunghi, ha retto l'urto iniziale chiudendo ogni varco. Neppure la pioggia di calci d'angolo ha sortito gli effetti sperati nei primi quarantacinque minuti, tenendo la gara inchiodata su uno spigoloso equilibrio e confinando le sortite a un paio di incornate imprecise.
LA SVOLTA OFFENSIVA SULLE ORME DELLA DEA - Il nuovo volto della selezione tricolore, plasmato su un calcio spregiudicato e coraggioso proprio come quello proposto settimanalmente da Raffaele Palladino nell'impianto orobico, è emerso con prepotenza nella ripresa. Gattuso non ha smarrito la bussola, insistendo sul suo credo basato sul doppio centravanti. Dopo un clamoroso errore in controllo di Mateo Retegui a tu per tu con l'estremo difensore e un miracolo proprio su Kean, il muro verde si è sgretolato. Al cinquantaseiesimo minuto è esplosa la gioia sugli spalti grazie alla zampata vincente di Tonali, lesto a ribadire in rete una corta respinta. Da quel momento, la contesa si è messa in discesa, culminando con la letale rasoiata del raddoppio firmata dallo stesso Kean a dieci giri di lancette dalla conclusione.
L'ULTIMO OSTACOLO VERSO IL SOGNO - La missione non è ancora compiuta, ma la strada è tracciata. Martedì andrà in scena l'atto conclusivo contro la vincente tra Galles e Bosnia, l'ultima durissima battaglia per staccare il biglietto iridato. L'orologio azzurro è fermo a quell'infausto 24 giugno 2014 contro l'Uruguay: adesso c'è una data da cerchiare in rosso, il 18 giugno, giorno del potenziale debutto mondiale contro la Svizzera. Crederci, tutti insieme, ora è un obbligo assoluto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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