L'Atalanta si presenta all'appuntamento di giornata vestita con l'abito della festa comprato al discount, sperando che nessuno se ne accorga. Il turnover massiccio di Palladino, figlio legittimo e inevitabile di un calendario che somiglia alla tangenziale nell'ora di punta, ha presentato un conto salatissimo contro un'Udinese operaia e letale. Eppure, proprio sul cornicione del baratro, questa squadra ha dimostrato di avere un'anima che trascende la tattica e la stanchezza fisica.
LE SCORIE DEL TURNOVER - Le scelte iniziali di Palladino, costretto a fare la conta in un'infermeria che ha improvvisamente registrato il sold-out, non hanno pagato i dividendi sperati. Schierare le seconde linee sperando nello stesso rendimento dei titolari non ha dato risposte convincenti. Giocatori come Kossounou e Musah sono parsi spaesati, schiacciati dalla straripante fisicità di un avversario che ha saputo capitalizzare ogni singola distrazione. I friulani hanno colpito con un cinismo spietato, sfruttando le amnesie di un pacchetto arretrato inedito e friabile, portandosi su un doppio vantaggio che avrebbe tramortito chiunque.
LA SCOSSA DEL GIGANTE E LA VARIANTE TATTICA - Poi, sul precipizio dello zero a due, è emersa la vera natura nerazzurra. L'allenatore ha gettato la maschera e ha ridisegnato la scacchiera, affiancando Krstovic a un monumentale Scamacca in un assetto a due punte dal sapore antico ma dall'efficacia dirompente. Il centravanti romano si è caricato il peso di un intero stadio sulle spalle larghe, tramutando in oro la frustrazione di un palo clamoroso e trasformando due palloni vaganti in una doppietta vitale nel giro di quattro minuti. È la mistica della New Balance Arena, quella forza invisibile che trasforma la rassegnazione in una furia cieca capace di raddrizzare anche i pomeriggi più storti, ben supportata dalla verve di un redivivo Zalewski in veste di assistman.
L'ORIZZONTE BAVARESE - Resta indubbiamente il rammarico per una rimonta non completata, che frena in parte la rincorsa europea in campionato, e per una conta degli infortunati che tiene tutti col fiato sospeso, in particolare per il ginocchio di Scalvini. Ma questo 2-2, strappato con i denti e con le unghie quando la nave sembrava ormai inabissata, non è una resa. È piuttosto un severo crash test affrontato a muso duro. Martedì a Bergamo sbarca il Bayern Monaco, l'aristocrazia assoluta del calcio europeo, con un fatturato astronomico che fa impallidire i bilanci di provincia. Lì non ci sarà spazio per cali di tensione o calcoli algebrici. Ma se c'è una cosa che questa squadra ha certificato, è che quando il gioco si fa proibitivo e l'acqua le arriva alla gola, impara miracolosamente a nuotare a stile libero. «We can be heroes, just for one day».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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