Un'illusione spezzata sul più bello, un urlo strozzato in gola che si dissolve nella notte bergamasca. L'Atalanta vede sfumare l'accesso alla finalissima di Coppa Italia contro la Lazio al termine di una serata che verrà ricordata a lungo per la sua drammaticità sportiva e per il cuore gettato oltre l'ostacolo dai ragazzi di Raffaele Palladino. Niente epilogo a Roma il prossimo 13 maggio e addio alla potenziale vetrina della Supercoppa italiana: il verdetto del campo è spietato e lascia in dote un'amarezza profonda, acuita da un calore popolare che aveva trasformato l'avvicinamento al match in un maestoso rito collettivo di pura fede nerazzurra.

IL DRAMMA DAL DISCHETTO E I LEGNI BEFFARDI - Tutto sembrava apparecchiato per la grande notte di gloria alla New Balance Arena, accompagnata dall'entusiasmo travolgente di un pubblico instancabile sin dall'arrivo del pullman. Eppure, il destino calcistico ha voltato le spalle alla Dea nei modi più letali. Due reti annullate, che portavano la firma di Ederson e Giacomo Raspadori, e un clamoroso palo colpito da Gianluca Scamacca sono stati i pesanti presagi di una maledizione sportiva concretizzatasi alla lotteria dei rigori. A ergersi a muro insuperabile è stato il giovanissimo estremo difensore Edoardo Motta, capace di neutralizzare ben quattro penalty consecutivi e rendere vana l'unica trasformazione orobica griffata da Raspadori all'alba della serie. – come sottolinea La Gazzetta dello Sport una caduta emotivamente devastante che andrà metabolizzata nel minor tempo possibile.

L'EUROPA CHIAMA E LA REAZIONE È UN OBBLIGO - Non c'è spazio per piangersi addosso, perché le logiche spietate della Serie A impongono di rialzare immediatamente la testa e rimettersi a correre. Il settimo posto in classifica, che al momento terrebbe vivo il lumicino continentale, rischia infatti di non essere un paracadute sufficiente qualora i capitolini dovessero alzare il trofeo nazionale al cielo. Ecco perché la trasferta di Cagliari, in programma lunedì nel tardo pomeriggio, assume i contorni di un crocevia vitale. L'obiettivo primario è riprendere la marcia per respingere le velleità di rimonta del Bologna e consolidare con le unghie e con i denti il passaporto europeo.

LA MISSIONE PSICOLOGICA DEL MISTER E L'ABBRACCIO DEL POPOLO - Il compito più delicato spetta adesso proprio al condottiero campano in panchina, chiamato a rinfrescare le certezze mentali di uno spogliatoio fatalmente svuotato. Un copione tattico e psicologico che il mister conosce bene, avendolo già applicato a novembre quando subentrò a Ivan Juric ereditando una rosa spenta e trasformandola in una corazzata agguerrita. Per Palladino si tratta di un altro rospo durissimo da ingoiare, vedendosi sfilare la seconda finale consecutiva dopo il ko incassato nel 2025 in Conference League alla guida della Fiorentina. Ma l'immagine più potente e rassicurante resta lo scrosciante applauso tributato dai tifosi al termine dell'agonia dei rigori: una dichiarazione d'amore incondizionato che fa da scudo ai giocatori e li blinda in vista dello sprint finale.

La caccia alla coccarda tricolore si ferma qui, ma l'anima indomita di questo gruppo rappresenta il vero patrimonio da cui ripartire per assaltare le ultime cinque, infuocate battaglie di campionato.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Gio 23 aprile 2026 alle 07:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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