La Folgore Caratese festeggia una storica promozione in Serie C e il suo presidente, Michele Criscitiello, traccia il bilancio di un'annata trionfale. Ai microfoni di TMW Radio, il patron del club brianzolo si è raccontato a tutto tondo, analizzando la sua transizione dal mondo del giornalismo alla scrivania di presidenza, senza risparmiare pungenti frecciate al sistema calcistico italiano, in particolar modo sul tema delle seconde squadre e sulle riforme necessarie per le categorie minori. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
DALLA TV AL CAMPO E LA CONSAPEVOLEZZA DELLA VITTORIA - Il salto di categoria ha acceso i riflettori sull'impresa sportiva, regalando emozioni uniche al dirigente. «Già da qualche anno indosso questa giacca di calcio giocato e non solo parlato. La differenza tra la Serie D e la Serie C ti cambia il palcoscenico, ho ricevuto circa tremilacinquecento messaggi, adesso capisco perché molti presidenti vogliono entrare in questo mondo», ha confessato Criscitiello. L'obiettivo personale era chiaro: dimostrare di sapersi mettere in gioco dall'altra parte della barricata. La consapevolezza della promozione è maturata in un momento chiave della stagione: «Fino all'anno scorso credevo che il dio del calcio mi avesse preso in antipatia, ma quest'anno tutto è girato per il verso giusto. Il punto di svolta è stata la vittoria per quattro a uno fuori casa contro il Chievo: lì siamo andati a più undici e ho capito che quel campionato non ce lo avrebbe tolto nessuno».
IL MODELLO SOCIETARIO E LA SCOMMESSA BELMONTE - Alla base del successo brianzolo c'è una struttura snella e innovativa. La società ha rinunciato alle classiche figure del direttore sportivo e generale, affidandosi a giovani risorse interne come Daniele Paparusso per l'area scouting, con Criscitiello a gestire in prima persona la direzione. La guida tecnica è stata affidata a Nicola Belmonte: «L'ho pescato dalla Primavera 2 del Cosenza, mi ha convinto subito. Ho deciso di investire sulle strutture e su una rosa giovane, affiancata da uno staff tecnico di proprietà della società e non dell'allenatore. Belmonte ha grandi principi e ha cambiato quattro sistemi di gioco: per me è un predestinato».
LA SFIDA TRA I PROFESSIONISTI E IL PROGETTO UNDER 23 - L'approdo in terza serie verrà affrontato con grande programmazione e oculatezza finanziaria, tenendo i bilanci in rigoroso ordine. «I conti devono tornare e vengono prima dei calciatori. Abbiamo vinto spendendo seicentomila euro e facendo plusvalenze importanti», ha ribadito il presidente. La vera rivoluzione riguarderà però la filosofia della rosa: «Saremo la prima vera Under 23 in Serie C. Non una squadra B come quelle di Juventus, Milan, Inter o Atalanta, ma una prima squadra costruita interamente su giovani da valorizzare per generare plusvalenze».
LA BOCCIATURA DELLE SQUADRE B E I LIMITI DELLA SERIE D - Proprio sul tema delle seconde squadre, il presidente mantiene la sua storica e ferma opposizione. «Il mio principio è lo stesso da otto anni: le squadre B non hanno motivo di esistere. In Serie C devono stare le squadre dei territori. Le formazioni di Milan, Inter, Juve e Atalanta non hanno portato nulla di concreto al calcio italiano, sono un'imitazione sbagliata del modello spagnolo», ha sentenziato con durezza. L'ultima amara riflessione è riservata al campionato appena vinto: «La Serie D lascia l'amaro in bocca, ci sono problemi strutturali evidenti. I playoff non valgono nulla e i premi sono impostati male: andrebbero assegnati a chi vince il campionato per aiutarlo nell'iscrizione ai professionisti, non a chi fa giocare giovani senza qualità. Il sistema va riformato al più presto».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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