Le scorie e le tensioni accumulate nell'infuocato incrocio dell'Olimpico tra Roma e Atalanta passano inevitabilmente sotto l'attenta e scrupolosa lente d'ingrandimento dei vertici arbitrali. A rompere il silenzio e a tracciare un bilancio definitivo sulle discusse decisioni prese sul prato verde capitolino è sceso in campo direttamente Gianluca Rocchi. Il massimo esponente della classe arbitrale italiana ha voluto fare chiarezza assoluta sui due episodi nevralgici che hanno infiammato la supersfida, analizzando i contatti e validando l'operato del fischietto genovese.

IL TOCCO DELLA DISCORDIA - Al centro del dibattito mediatico è finito senza dubbio il controverso rimpallo che ha viziato la genesi del provvidenziale gol messo a segno dal bomber Nikola Krstovic. A generare le vibranti proteste della panchina giallorossa era stato un tocco di braccio apparso sfuggente ad opera di Marten De Roon. Sviscerando il dialogo intercorso tra campo e sala monitor – come riferito durante la trasmissione Open VAR sulle frequenze di DAZN – il designatore ha promosso a pieni voti la gestione del direttore di gara Matteo Marcenaro, confermando in toto la bontà della lettura in presa diretta, successivamente e celermente avallata dal check incrociato con i colleghi davanti agli schermi.

LA REGOLA E IL CASO FORTUITO - Le stringenti motivazioni tecniche che hanno portato alla convalida della rete nerazzurra sono state argomentate con estrema precisione. «In simili dinamiche l'unico vero parametro da valutare con freddezza è la punibilità del gesto. Condivido in pieno il fatto che quel braccio non andasse assolutamente sanzionato», ha sentenziato Rocchi. Il rimpallo sul corpo del capitano olandese è stato infatti classificato come totalmente accidentale e, soprattutto, privo di reale impatto ai fini dello sviluppo della manovra d'attacco. «La segnatura sarebbe stata da annullare se, e solamente se, a spedire il pallone in fondo al sacco fosse stato lo stesso centrocampista nell'immediatezza del tocco viziato», ha aggiunto, spazzando via le polemiche attorno alla truppa forgiata da Raffaele Palladino.

IL CARTELLINO MANCANTE E LA RABBIA OROBICA - Non è mancata poi un'attenta analisi sull'altra faccia della medaglia, ovvero l'episodio che aveva mandato su tutte le furie la tifoseria bergamasca. La Dea reclamava a gran voce l'estrazione del cartellino rosso all'indirizzo del talentuoso Niccolò Pisilli, reo di un ruvido e rischioso intervento ai danni dell'ex di turno Nicola Zalewski. Anche in questo frangente, la moviola istituzionale ha fatto quadrato attorno alle valutazioni del prato verde, bocciando nettamente le richieste di massima severità: «Affinché scatti un'espulsione diretta per grave fallo di gioco, il regolamento impone il rispetto di determinati requisiti. In quello specifico scontro mancano ben tre dei quattro parametri fondamentali per giustificare un provvedimento così drastico. Si è trattato di un'ottima decisione presa in tempo reale».

Il verdetto di Lissone chiude dunque il sipario sulle dietrologie arbitrali, certificando l'ottima conduzione di una gara spigolosa e restituendo la scena esclusivamente ai meriti puramente calcistici delle due squadre.

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Sezione: Serie A / Data: Mar 21 aprile 2026 alle 19:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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