Dentro o fuori, senza possibilità di rimandare. L’Atalanta si gioca una fetta enorme della propria stagione nella semifinale di Coppa Italia contro la Lazio alla New Balance Arena: una gara che può cambiare umore, prospettive e giudizi. A presentarla è Maurizio Lorenzi, giornalista e telecronista della partita a Novastadio, su Telenova, e attento osservatore del mondo nerazzurro, che non usa giri di parole: è la partita dell’anno, quella che la Dea non può permettersi di sbagliare. L’obiettivo è solo uno, quello di essere bravi a vincere contro la Lazio per poi andare a Roma a giocarsi la finale alla grande.

IL PESO DELLA SEMIFINALE E I GIUDIZI SULLA STAGIONE

Maurizio, ci siamo: è arrivato il momento di Atalanta-Lazio.
«Una partita da dentro o fuori. Purtroppo siamo arrivati a un punto della stagione in cui l’Atalanta si gioca sostanzialmente tutto in 90 minuti. Andare in finale, e quindi trovarsi nella condizione di potersi giocare un’altra volta la Coppa Italia, tutelando anche il settimo posto in campionato, che significherebbe Conference League, darebbe alla stagione tutto un altro sapore. In caso di eliminazione, cambierebbero inevitabilmente i giudizi su quello che finora ha realizzato quest’allenatore, che comunque ha fatto benissimo dal punto di vista numerico. Ha preso una squadra in una situazione disastrosa. Ha lavorato con ragazzi non scelti da lui, con cui non ha fatto una preparazione estiva. Ha tutte le attenuanti e si meriterebbe, per la media punti che ha, sostanzialmente simile a quella di Gasperini del periodo d’oro, di poter riprendere in mano la squadra l’anno prossimo da zero e pianificare un’annata in maniera ottimale».

Tra Atalanta e Lazio chi ha più da perdere?
«L’Atalanta, perché la Lazio viene da un’annata disastrosa che potrebbe salvare, anche a livello di umore della piazza, trovando una finale di Coppa Italia quasi insperata. L’Atalanta, però, ha la capacità e l’esperienza per gestire queste partite. Non è più la squadra di 10-12 anni fa che non era abituata a certi palcoscenici. Ha giocato finali importanti, ha vinto l’Europa League ed è stata anche più volte nelle prime posizioni in campionato, quindi ha la possibilità di gestire questa pressione. Ma chiaramente è l’unica delle due che ha più da perdere e questo potrebbe incidere».

Consideri questa partita come quella che può salvare la stagione nerazzurra?
«Più che salvarla, è la più importante della stagione, perché se non vai in finale ti trovi a finire la stagione con il morale sotto i tacchi, senza grandi obiettivi e sperando che la Lazio poi non vinca la Coppa Italia. Se invece vai in finale, vivi un altro mese di entusiasmo, di attesa e di speranze, al di là della difficoltà di vincere la finale contro Como o Inter. Questa è la partita dell’anno, che la Dea non può sbagliare, in un momento in cui l’Atalanta non sembra però in una condizione eccezionale, mentre la Lazio arriva da una vittoria incredibile, insperata, da una dimostrazione di forza a Napoli nonostante il periodo negativo. Guardando questa partita in maniera neutra dall’esterno, è un match eccezionale, spettacolare, bellissimo, perché è un dentro o fuori che davvero cambia le prospettive di entrambe le squadre a livello stagionale. Vista dal mondo nerazzurro c’è grande voglia, entusiasmo, ma anche un pizzico di preoccupazione perché non puoi sbagliare la partita e quando non puoi sbagliarla non vai a giocare a cuor leggero».

Sulla carta l’Atalanta parte favorita?
«È favorita per due motivi. Il primo perché gioca in casa e la New Balance Arena ha sempre fatto la differenza in quest’annata. È uno stadio caldo, bellissimo per giocarci. Lo ha dimostrato anche la Nazionale di Gattuso scegliendolo per affrontare le qualificazioni agli spareggi dei Mondiali. C’è poi un secondo elemento, che io seguo: quello legato alle quote dei bookmaker. E nonostante la Lazio abbia vinto a Napoli, lasciano l’Atalanta favorita in maniera anche abbastanza marcata. Per cui se i bookmaker dicono Dea e con l’Atalanta che gioca in casa, se dovessi giocare una fiche, la punterei sull’Atalanta, anche se sicuramente non sarà una passeggiata».

LA FORMA, L'ATTACCO E IL CAMMINO IN CAMPIONATO -

Perché dici che l’Atalanta è in discreta forma?
«Perché quest’anno l’Atalanta vive di picchi. Alterna prestazioni buone e grandi prestazioni, vedasi il tetto agonistico e di bellezza tecnica toccato con il Borussia Dortmund, con altre partite in cui fa fatica a esprimersi e butta via anche punti, come con il Sassuolo. Partite che avrebbero potuto fare la differenza in chiave di rincorsa europea, ma in cui non è riuscita a esprimere un grande gioco. Non c’è una linea costante: si sale, ma a volte si scende anche. A Roma l’Atalanta ha fatto una buona prestazione, ma avrebbe forse dovuto osare di più. Nel momento in cui ci si aspettava lo sforzo finale si è avuta la sensazione che la squadra si sia accontentata di un pareggio, che serve per il morale, perché pareggiare a Roma è un buon risultato, ma non per la classifica. Quest’anno l’Atalanta dà la sensazione di essere un po’ imprevedibile dal punto di vista di quello che poi vedremo in campo. Con la Juventus, per esempio, è stata un’ottima Atalanta, ma ha denotato tutti i limiti del caso in zona gol».

Per te è stata la difficoltà a concretizzare il problema della stagione nerazzurra?
«Sì. L’Atalanta ha segnato più di 20 gol in meno rispetto alla scorsa stagione. In chiave Atalanta-Lazio, è importante che la differenza la facciano i giocatori di maggiore classe, quindi De Ketelaere, sperando che stia bene, e Scamacca. La sua classe e la sua fantasia a livello offensivo e realizzativo mancano a questa squadra, che viene aiutata e sostenuta da Krstovic, che però ha altre caratteristiche. Secondo me con De Ketelaere e Scamacca al 100% l’Atalanta è molto più favorita nella partita di stasera».

Secondo te nella gara di andata a Roma, l’Atalanta ha sprecato un’occasione?
«Il risultato di parità è stato corretto. Non era stata un’Atalanta esaltante. Forse si poteva fare di più, anche perché la Lazio stava vivendo un momento molto complicato e sembrava in difficoltà. L’Atalanta aveva recuperato nel finale un pareggio prezioso. Ha fatto quello che ha potuto, ma senza una prestazione scintillante. Purtroppo, ripeto, quest’anno siamo molto condizionati dalla mancanza di un giocatore come Scamacca, con qualità offensive uniche e la possibilità di fare gol come nessuno. Ha diversi modi di trovare la rete, che Krstovic non possiede. Il montenegrino è più lineare, più istintivo, più combattivo, mentre Scamacca può fare gol in mille modi, anche dalla distanza ed è capace di fare sponde di qualità. Lo conosciamo. Due anni fa ci aveva portato in finale di Coppa Italia con 2 gol incredibili segnati alla Fiorentina in semifinale. È davvero un po’ la chiave di volta nerazzurra, anche in chiave futura, perché la domanda è se Scamacca può essere un punto di riferimento per la prossima stagione oppure se le sue condizioni fisiche dovranno metterne in discussione la sua titolarità».

Tornando alla partita con la Roma, credi che l’Atalanta si sia risparmiata in vista della partita di Coppa Italia? E così facendo non ha buttato al vento il campionato?
«Vedendo la partita, la sensazione è che l’Atalanta ci abbia provato fino a un certo punto. Ha giocato un buon primo tempo, anche con una buona carica agonistica. I primi 45 minuti sono stati belli dal punto di vista estetico, con grande ritmo e continui cambi di campo. Nel secondo tempo la squadra nerazzurra si è un po’ accontentata e la sensazione è che si potesse o si dovesse fare di più. Però non so se è stato fatto per risparmiarsi per la partita con la Lazio. Credo di no. Probabilmente Palladino ha capito che si poteva ottenere un punto a Roma, in un ambiente complicato, contro una squadra che doveva vincere assolutamente ed è mancata un po’ d’incoscienza. Meglio un punto certo che rischiare di ottenerne tre per poi, magari, restare a mani vuote. Questa è una sensazione che è emersa più volte nelle partite della Dea».

L’ultima domenica di campionato ha avvicinato o allontanato l’Atalanta dall’Europa?
«Inevitabilmente l’ha allontanata, perché adesso la distanza dalla Roma è di 4 punti. Nulla è perso, perché il calendario consente ancora di risalire in classifica. Certo che aumenta il rammarico, soprattutto ripensando ai 3 punti persi sfortunatamente contro la Juventus. Una partita che l’Atalanta, rigiocandola altre dieci volte alla stessa maniera, in otto casi vincerebbe, in un’occasione pareggerebbe e in un’altra perderebbe. Se la Dea avesse avuto 3 punti in più e la Juventus 3 in meno, saremmo a soli 3 punti dai bianconeri. Detto questo, ricordiamoci che veniamo da un inizio di campionato disastroso. Quei 13 punti in 13 partite ci hanno obbligato ad andare avanti col freno a mano tirato e adesso stiamo pagando questo gap. Da quando è arrivato alla guida dell’Atalanta, Palladino ha una media punti da terzo-quarto posto. Oggettivamente con la rosa di quest’anno è difficile chiedere di più».

Se l’Atalanta non andasse in Europa, questa stagione sarebbe un fallimento?
«Questa è una stagione di assestamento. La sensazione, anche vedendo Gasperini commuoversi rimpiangendo i tempi nerazzurri, è che la separazione dello scorso anno sia stata traumatica per entrambe le parti, sia per lui, sia per l’Atalanta. Quest’anno era inevitabile pagare dazio dal punto di vista della tranquillità ambientale e anche della continuità tecnica. Rimanere fuori dall’Europa sarebbe un problema, soprattutto per un discorso di marketing, d’immagine e di continuità. A differenza di quanto dicono in molti, io preferisco andare in Conference che restare a mani vuote. Sebbene sia una Coppa meno affascinante e meno generosa dal punto di vista economico, meglio la Conference che guardare gli altri giocare in settimana. Rimanere nel giro europeo è importante. Sarebbe comunque una competizione più che dignitosa per una squadra come l’Atalanta, che è vero che ha fatto la Champions League cinque anni negli ultimi sette, ma non ha la bacheca piena di trofei come altre squadre. Io giocherei la Conference con il solo obiettivo di vincerla. Rimanere fuori dall’Europa, tra l’altro, sarebbe un problema anche in chiave di appeal, legato alla possibilità di comprare giocatori che magari preferirebbero altre piazze piuttosto che la nostra, senza competizioni europee da giocare».

LA PREVISIONE PER STASERA E L'IPOTESI FINALE

Sul fronte Lazio, quella vista a Napoli è stata la migliore versione biancoceleste? Credi abbiano lavorato le ultime settimane proprio in vista della gara di stasera?
«Sicuramente la Lazio sta preparando questa partita da due mesi e mezzo, anche se gran parte del merito della vittoria della Lazio a Napoli è proprio della squadra di Conte, che secondo me ha giocato una partitaccia, con una presenza scarsissima a livello agonistico in campo. Una bella Lazio, ma contro una squadra in disarmo, quindi non mi fascerei la testa. La Lazio giocherà al massimo delle possibilità e ha recuperato giocatori importanti come Gila e Zaccagni. Avrà una rosa quasi completa, ma la partita di Napoli secondo me non fa così tanto testo. Rimaniamo ottimisti: l’Atalanta resta favorita».

Quindi che partita ti aspetti?
«È difficile capire se l’Atalanta proverà a essere subito aggressiva, un po’ come ha fatto con ottimi risultati, pur senza segnare, con la Juventus, oppure se sarà la Lazio a partire forte come a Napoli per cercare di spaventare l’Atalanta. È troppo importante questa partita per fare previsioni. Secondo me i due allenatori cercheranno di rischiare il meno possibile, soprattutto nella fase iniziale della partita. Prendere un gol subito potrebbe condizionare troppo il match, però mi aspetto una partita con dei gol, non una gara da 0-0 o da 1-0. Mi aspetto una partita che diverta il pubblico».

Sicuramente una partita più difficile rispetto a come potevamo immaginarcela qualche settimana fa, ma incrociando tutte le dita del caso, se l’Atalanta dovesse arrivare in finale, questo potrebbe essere l’anno buono per vincere la Coppa Italia?
«Se l’Atalanta passasse il turno, si aprirebbero due scenari. Contro l’Inter sappiamo di partire sfavoriti. È la nostra bestia nera dell’ultimo decennio. Contro il Como partiremmo alla pari o forse leggermente favoriti, ma perdere la finale con i lariani brucerebbe molto di più. Se l’Atalanta dovesse andare in finale, dovrebbe scendere in campo convinta di poter fare l’impresa. La Real Sociedad, che ha vinto la Coppa del Re contro l’Atletico Madrid ai calci di rigore partendo da netto sfavorito, ce lo insegna. Potrebbe essere un finale perfetto contro l’Inter quello di riuscire a ribaltare i pronostici con la partita dell’anno. Resterebbe nella storia. Per cui, se abbiamo la bravura di passare contro la Lazio, andiamo a giocarci la finale alla grande. Negli ultimi anni, la finale di Coppa Italia è stata stregata per la Dea, ma prima o poi, per la legge dei grandi numeri, anche noi porteremo a casa questa Coppa».

Come sottolinea Lorenzi, andare in finale significherebbe dare un altro sapore alla stagione e tenere viva anche la prospettiva europea, mentre uscire aprirebbe scenari completamente diversi. Per questo l’Atalanta deve essere brava a prendersi la sfida con la Lazio: solo così potrà davvero andare a Roma e giocarsi questa Coppa fino in fondo, con l’ambizione di provarci davvero.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 22 aprile 2026 alle 00:00
Autore: Claudia Esposito
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