L'universo calcistico nazionale e l'intera comunità bergamasca si stringono in un commosso cordoglio per l'ultimo saluto a Pietro Dotti. L'ex roccioso difensore, che ha vestito con onore e sudore la casacca dell'Atalanta a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e i primordi del decennio successivo, si è spento all'età di ottantasette anni nella giornata di lunedì 20 aprile. Un uomo d'altri tempi, capace di incarnare sul rettangolo verde quello spirito di sacrificio e quell'abnegazione totale che ancora oggi rappresentano la pietra angolare per chiunque sogni di calcare i palcoscenici dorati della massima serie.
L'INCONTRO CON LA LEGGENDA - Nell'immaginario collettivo degli appassionati, il suo ricordo calcistico resta indissolubilmente legato a una notte dal sapore mitologico e irripetibile. Nel corso di una prestigiosa amichevole di lusso tra l'Inter e i marziani brasiliani del Santos, il coriaceo atleta classe 1939 ricevette l'arduo, e per molti impossibile, compito di francobollare a uomo niente meno che Edson Arantes do Nascimento, universalmente consacrato alla storia come Pelé. Un aneddoto epico che certifica lo spessore tecnico e il temperamento d'acciaio di un giocatore che ha saputo imporsi ad altissimi livelli, collezionando in carriera la bellezza di centocinquanta apparizioni nel gotha del nostro campionato e centoventinove gettoni nel torneo cadetto.
UNA CARRIERA DA PROTAGONISTA - Prima di sbarcare all'ombra delle Mura Venete, l'ascesa del talento originario dell'Emilia aveva toccato tappe di enorme prestigio in giro per la Penisola. Il suo personale trampolino di lancio fu il caldissimo ambiente del Messina, dove contribuì in maniera determinante alla conquista di una storica e memorabile promozione in Serie A nel 1963. Le prestazioni autoritarie fornite in terra siciliana gli valsero la prestigiosa chiamata della Lazio, piazza in cui militò da protagonista assoluto per tre intensissime annate, prima di assaggiare il fascino della Milano nerazzurra, dove riuscì anche a togliersi lo sfizio di mettere a referto la sua unica rete in carriera nel massimo campionato.
L'AMORE PER BERGAMO E IL RICORDO - Approdato successivamente in Lombardia, il marcatore ha accumulato trenta presenze ufficiali con l'Atalanta nel biennio 1968-1969. Una parentesi breve ma umanamente intensissima (prima di chiudere la carriera tra Pro Patria e Venezia), sufficiente per innamorarsi perdutamente del territorio orobico, tanto da decidere di radicarvisi stabilmente una volta appesi gli scarpini al chiodo. La sua parabola lo ha visto infatti tramutarsi in una vera e propria istituzione cittadina, diventando un punto di riferimento insostituibile e sorridente per il bocciodromo di Bergamo.
Il calcio italiano saluta un galantuomo del pallone. Bergamo piange un figlio adottivo che ha saputo onorare la professione e la vita di tutti i giorni con la medesima, silenziosa e inimitabile dignità.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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