Il Giappone non conosce resa e rovina la festa all'Olanda. All'esordio nel Mondiale gli orange si fanno raggiungere sul 2-2 da una nazionale capace di rispondere colpo su colpo, fino al timbro di Daichi Kamada in pieno finale.
LE MAGLIE DELLA SOLIDARIETÀ - C'è un risvolto che va oltre il campo. Le casacche indossate dagli olandesi in questo debutto, e poi per tutto il torneo, finiranno all'asta in patria: il ricavato sarà devoluto a un centro di oncologia pediatrica. Si potrà puntare anche sulle divise di altre quindici nazionali, ma quelle degli orange, autografate, varranno di più. Un gesto di tradizione che si ripete da molte edizioni, e per questa sfida la maglia più ambita potrebbe essere quella di Crysencio Summerville, l'uomo che ha lanciato la fuga olandese nella ripresa, quando la partita si è accesa e verticalizzata.
ILLUSIONE ORANGE - A spianare la strada agli uomini di Ronald Koeman era stato Virgil van Dijk, a segno di sponda dopo aver centrato il palo lontano. Poi l'allungo firmato Summerville, che pareva indirizzare la gara. Ma il carattere dei Samurai – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport – ha tolto il sorriso agli olandesi: prima il destro di Nakamura, poi la deviazione di testa di Kamada all'89' hanno fissato un pareggio quanto mai meritato. A facilitare la rimonta, una mossa prudente di Koeman, passato alla difesa a cinque rispetto allo schieramento iniziale degli orange al debutto mondiale, che ha avvicinato i nipponici alla porta.
IL ROVELLO MALEN - Tra gli applausi è uscito anche Donyell Malen, l'unico ad aver creato qualche grattacapo nel primo tempo. Sulla sua collocazione in nazionale si è discusso a lungo: il romanista è sbocciato da prima punta sotto la gestione di Gian Piero Gasperini, mentre con Koeman finisce spesso largo, perché la casella centrale è di proprietà di Memphis Depay. Quest'ultimo, reduce da un infortunio e gestito con cautela, è partito dalla panchina per poi rilevare proprio Malen. Libero di svariare come nella Capitale, seppur imbrigliato dai tre centrali avversari, l'attaccante ha pure assaporato un retrogusto italiano: in porta c'era Zion Suzuki, il numero uno del Parma che a maggio lo aveva fatto prima esultare e poi imprecare nel drammatico 3-2 vinto dalla Roma. Dopo appena 2'35'' Malen ha provato a rinfrescargli la memoria con una girata violenta, respinta da un grande riflesso; identica sorte, dopo mezz'ora, per un suo colpo di testa.
I MOTIVI DEL PARI - L'Olanda ha attaccato con pazienza, un possesso che spesso ha rasentato la noia orizzontale: ogni volta che superava la metà campo veniva aggredita dal blocco asiatico, schierato tra 5-2-3 e 5-4-1, fra raddoppi e spazi chiusi. Koeman, senza palla, chiedeva invece un 4-1-4-1 con Frenkie de Jong a fare da schermo. Denzel Dumfries, attaccato di continuo sulla sua corsia, non è riuscito a distendersi: gli è rimasto solo un "momento Inter" in un'incornata da esterno a esterno finita alta. Il primo squillo nipponico, invece, era arrivato con Ayase Ueda. Nell'arena chiusa dei Dallas Cowboys, con l'aria condizionata a pieno regime, persino la pausa per idratarsi è apparsa superflua: eppure, nonostante i ritmi cresciuti nella ripresa, l'Olanda — chiusa con Teun Koopmeiners spostato largo — non è riuscita a difendere il vantaggio. Giusto così.
Un punto che pesa più per chi lo conquista che per chi lo perde. Il Giappone lascia il campo applaudito e consapevole della propria forza; l'Olanda, al contrario, con la sensazione di aver buttato via qualcosa di importante.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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