Bastava una gara, una soltanto, per rimettere in discussione mesi di entusiasmo. La Turchia di Vincenzo Montella ha aperto il suo Mondiale — il primo dopo un'attesa che durava dal 2002 — con un ko all'esordio che ridimensiona il credito accumulato nelle qualificazioni e spedisce il commissario tecnico nel cuore delle polemiche.
IL DOMINIO STERILE - I numeri raccontano una partita a senso unico e un risultato capovolto. Montella ha rivendicato qualcosa come il 78% di possesso palla — i dati ufficiali si fermano poco sopra il 71 — e una trentina di conclusioni verso la porta avversaria, eppure il tabellino ha premiato gli australiani. «C'è ancora tempo per rimediare», ha esordito il tecnico, riconoscendo che i Socceroos sono stati bravi a sigillare ogni varco e a colpire in ripartenza. Un copione che ha trasformato la supremazia territoriale in un vicolo cieco.
LE SCELTE CONTESTATE - È sulla lavagna tattica che si concentrano i dubbi della stampa turca. Perché affidare il ruolo di centravanti a Kerem Aktürkoğlu, giocatore di tutt'altra struttura? Perché relegare Arda Güler sulla corsia destra mentre Orkun Kökçü, schierato in mezzo, non trovava mai il pertugio giusto? E perché lasciare in panchina Can Uzun, il talento dell'Eintracht arrivato in condizione brillante? Domande pesanti, soprattutto alla vigilia di un evento che il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva caricato di aspettative, invitando la squadra a non deludere.
LE CONDIZIONI - Dietro la prestazione opaca c'è anche un capitolo fisico che pesa più di quanto si dica. La Turchia è sbarcata in Nord America con diversi uomini chiave lontani dalla miglior condizione. Hakan Çalhanoğlu, ad esempio, non partiva dal primo minuto dal 21 aprile, giorno in cui aveva rianimato l'Inter con una doppietta nella semifinale contro il Como, e contro l'Australia è comunque rimasto in campo per l'intera durata. Kenan Yıldız è entrato a inizio ripresa rilevando un evanescente Yılmaz, regalando qualche guizzo di imprevedibilità ma senza la lucidità per incidere. Stesso discorso per Arda Güler, presentatosi al raduno con gli strascichi di una lesione muscolare rimediata con il Real Madrid proprio il 21 aprile, nel successo di campionato sull'Alavés. E quando pure gli episodi voltano le spalle — vedi il palo colpito dal centrale Abdülkerim Bardakcı — il quadro si fa più intricato, come ricostruisce La Gazzetta dello Sport.
LA REPLICA DI MONTELLA - All'ondata di critiche il tecnico risponde senza scomporsi. «Sono abituato ad ascoltarne anche quando vinco, figurarsi se perdo», ironizza, respingendo l'accusa di aver sottovalutato l'avversario: una gara di quel tipo, assicura, se l'aspettava. La delusione resta, ma la fiducia nel gruppo non vacilla. Sulla stessa lunghezza d'onda Çalhanoğlu, convinto che lo scivolone possa rivelarsi una sveglia: «Una battuta d'arresto può darci la scossa. Niente è compromesso».
IL GIRONE IN SALITA - Il calendario non concede respiro. Venerdì, a San Francisco, arriva il Paraguay, apparso fragile e remissivo nel confronto con gli Stati Uniti. Ma vincere potrebbe non bastare, perché l'ultimo atto del raggruppamento mette di fronte la Turchia ai padroni di casa americani. Ai sedicesimi vengono promosse le otto migliori terze fra i dodici gironi, e tre punti, in un torneo dove il palcoscenico iridato non perdona le ingenuità, non rappresenterebbero una dote tranquillizzante nel raffronto con gli altri gruppi.
I SORRISI ITALIANI - C'è chi, in Italia, segue la vicenda con un sorriso appena accennato. Un'uscita di scena anticipata della Turchia farebbe comodo a più di un club di vertice: l'Inter riavrebbe in anticipo Çalhanoğlu, libero di discutere con calma il rinnovo e di presentarsi riposato alla tournée asiatica di fine luglio; la Juventus riabbraccerebbe Yıldız, che ha bisogno di lavorare a lungo con Luciano Spalletti per diventare il faro della stagione del rilancio bianconero; e perfino la Roma, se incasserà il sì alla firma sul contratto scaduto, ritroverebbe Zeki Çelik, uno dei legionari più affidabili della gestione Gian Piero Gasperini. È il consueto tiro alla fune fra società e nazionali, uno strappo a cui i calciatori hanno ormai fatto il callo.
Per la Turchia, insomma, è già tempo di reagire: il talento non manca, ma a un Mondiale gli alibi durano lo spazio di una notte.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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