Una sola stagione in nerazzurro, ma un legame con Bergamo che il tempo non ha scalfito. Ervin Zukanović, difensore della prima Atalanta targata Gian Piero Gasperini, torna a parlare della sua ex squadra e della rivoluzione che attende il club con la nuova guida tecnica in panchina.
IL LEGAME CON BERGAMO - Diciannove presenze nel 2016/17, l'annata che inaugurò l'era Gasperini, e un affetto mai spento. Oggi l'ex terzino mancino — oltre 500 gare da professionista tra Roma, Genoa, Sampdoria, Chievo e SPAL, e 132 gettoni in Serie A — vive di nuovo a Sarajevo, ma a Bergamo torna spesso: lì è nata sua figlia, e proprio per lei la prossima meta è già fissata. «Lei mi chiede sempre di venire in vacanza e quest'estate torneremo», racconta. Negli ultimi tempi, del resto, in città è di casa: ha seguito il corso Uefa A a Coverciano e, quando atterra a Orio, non manca mai di fermarsi a salutare l'amico Sead Kolašinac, compagno di nazionale.
IL NODO KOLAŠINAC - Proprio sul connazionale l'ex difensore si sofferma a lungo, interrogandosi sull'impatto del passaggio alla difesa a quattro voluto da Maurizio Sarri. Per un giocatore abituato da anni a una retroguardia a tre, l'adattamento non sarà automatico: «Difendere a quattro è completamente diverso, ne so qualcosa», avverte. In nazionale Kolašinac presidia la corsia mancina, ma con un'interpretazione distante da quella che pretende un tecnico amante del palleggio. Forse, ipotizza, sarebbe più agevole vederlo da centrale: un dubbio maturato anche osservandolo nell'ultima amichevole contro il Panama.
LA NUOVA ATALANTA - Sul futuro della squadra Zukanović non si nasconde. La transizione, spiega – nell'intervista concessa a Bergamonews.it –, sarà tutt'altro che indolore: «Sarà un primo anno durissimo». Una rosa che gioca da anni allo stesso modo dovrà ribaltare le proprie certezze, e molto dipenderà da chi resterà a disposizione. L'auspicio è che le idee del nuovo allenatore attecchiscano fin dal ritiro, pur con il timore che l'organico odierno non si sposi del tutto con il nuovo credo.
L'IMPRONTA DI GASPERINI - Il pensiero corre a chi quel ciclo lo aveva avviato. Zukanović c'era, in quel primo anno fatto di difficoltà iniziali e poi di una crescita inarrestabile, e del tecnico conserva un ricordo nitido: lo stesso che alimenta il filo mai reciso con la città che lo ha reso grande. Un allenatore di carattere, capace di imporsi anche in una piazza esigente come Roma: «O è bianco o è nero», lo fotografa così. Ed è proprio da quella scuola che l'ex nerazzurro attinge nel suo nuovo percorso in panchina: due anni da vice nella seconda serie bosniaca, l'attesa della prossima avventura e il corso Uefa Pro all'orizzonte.
IL CONSIGLIO DI MERCATO - Spazio infine a un endorsement che tocca da vicino le strategie orobiche. L'esterno offensivo classe 2007 Kerim Alajbegović, già brillante al RB Salisburgo e finito nel mirino anche dell'Atalanta, avrebbe a Bergamo la destinazione ideale. «Con il 4-3-3 di Sarri chi gioca in fascia laterale si esalta», assicura Zukanović, convinto che ambiente e sistema valorizzerebbero il talento bosniaco. Il verdetto è secco: se la Dea decidesse di puntarci, non sbaglierebbe.
Sullo sfondo resta l'orgoglio per la sua Bosnia, approdata al Mondiale proprio ai danni dell'Italia. Un traguardo che Zukanović vive con i piedi per terra: nel girone con Canada, Qatar e Svizzera nessuno parte battuto, ma guai a sentirsi già arrivati.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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