«Il Mondiale non si vince alla prima partita», ha sentenziato Carlo Ancelotti nella notte del Jersey Stadium. Un aforisma istantaneo che, però, in Brasile non basta a placare gli animi. Dopo il deludente pareggio del Brasile di Carlo Ancelotti contro il Marocco, anche il tecnico italiano è finito nel mirino di critica e opinionisti. Non è la fine della luna di miele, ma forse le aspettative del pubblico erano un po' eccessive: come se avessero dimenticato che Carletto è il quarto ct della Seleção dal Qatar a oggi.
NUMERI CHE PREOCCUPANO - I dati - scrive La Gazzetta dello Sport - raccontano una squadra ancora senza equilibrio: dodici gol incassati in tredici partite sotto la sua gestione. Il Marocco, d'altra parte, non è un avversario qualunque, essendo l'unica africana ad aver raggiunto una semifinale mondiale, nel 2022: talento e organizzazione di stampo europeo. Ma il Brasile che non vince un Mondiale dal 2002 comincia a percepire il peso dell'attesa, e Ancelotti non possiede alcuna bacchetta magica.
HAITI GIÀ DECISIVA - Al di là delle frasi di circostanza, si capiva lontano un chilometro che il tecnico fosse tutt'altro che soddisfatto. «Non parlo dei singoli», ha ripetuto, ammettendo però che nel primo tempo la squadra era stata ansiosa, poco equilibrata e poco padrona del possesso, salvo migliorare nella ripresa. Nessuno avrebbe immaginato che Brasile-Haiti potesse diventare già una svolta del Mondiale. Infastidito dalla confusione e dal freddo della sala stampa, Ancelotti è stato sul punto di perdere la pazienza quando un cronista gli ha contestato cambi tardivi: ha replicato seccato di aver effettuato due sostituzioni a inizio ripresa e altre due dopo diciassette minuti, senza alcun ritardo.
TUTTI INVOCANO ENDRICK - I cambi hanno effettivamente migliorato la squadra, complice anche un Marocco in fase di rifiatamento. Matheus Cunha è apparso più incisivo di Igor Thiago, Fabinho più concentrato di Casemiro, e anche Luiz Henrique ha dato di più rispetto a Lucas Paquetá. Ma il nome che tutti reclamano è quello di Endrick, il diciannovenne del Lione. A invocarlo a gran voce è stato perfino Tostão, ex gloria verdeoro oggi editorialista: «Schiera Endrick!». Altri sono andati più pesante: c'è chi non vuole più vedere Casemiro, paragonato a un vecchio camion lento in salita, e chi ha descritto una difesa scadente e una squadra apparsa poco allenata.
LE TRE DOMANDE DELLA CRITICA - Anche Felipe Melo ha attaccato il ct in televisione, riconoscendone la grandezza ma contestando una formazione sbagliata. La critica brasiliana incalza con tre interrogativi precisi: perché Paquetá in fascia e non un laterale di ruolo, perché Igor Thiago al posto di Cunha o Endrick, perché nemmeno un minuto al giovane del Lione. L'invito è a fare come Lionel Scaloni dopo il ko con l'Arabia Saudita in Qatar: rivoluzionare, perché al Mondiale non c'è tempo da perdere.
IL CASO NEYMAR - A complicare il quadro è arrivata una notizia disturbante. Secondo un giornalista di O Globo, la convocazione di Neymar, ancora infortunato, avrebbe radici politiche: sarebbe stata imposta dall'alto. Si fa il nome di Francisco Mendes, figlio di un influente ministro della Corte Suprema e legato alla federazione, che avrebbe confidato ai collaboratori di aver avuto un ruolo nella scelta. Un'ombra che si somma alle tensioni già emerse in passato tra Ancelotti e Neymar sul fronte delle convocazioni. Neymar-gate?
Un esordio in chiaroscuro che si trascina dietro più domande che certezze. Per Ancelotti e il suo Brasile, la sfida con Haiti è già un crocevia.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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