Centinaia di milioni di dollari in ballo e l'immagine stessa della Coppa del Mondo a rischio: il cooling break, la sosta pensata per rinfrescare i calciatori, si è trasformato nel primo, grande caso del Mondiale. Una pausa che, per i suoi detrattori, profuma più di spot pubblicitari che di tutela degli atleti.

LA REGOLA - Lo strumento non è una novità assoluta: esiste da tempo. La svolta è arrivata lo scorso dicembre, quando la Fifa ha reso la pausa obbligatoria una volta per tempo nelle gare iridate. La motivazione ufficiale parla di prevenzione dei colpi di calore, ma sul reale obiettivo del provvedimento i dubbi si sono moltiplicati fin dal primo fischio.

LA RIVOLTA DEI TECNICI - A rompere il muro del silenzio è stato Jürgen Klopp: «Sono fatti solo per le tv e i loro sponsor», ha tuonato l'ex allenatore di Borussia Dortmund e Liverpool, le cui parole sono rimbalzate tra i commentatori di mezzo mondo e sono state rilanciate dai media statunitensi. Sulla stessa linea i diretti interessati. Il ct degli Stati Uniti Mauricio Pochettino ha bocciato le soste quando il meteo non le rende necessarie: «quando sono buone è superfluo». Più ironico il commissario tecnico della Francia Didier Deschamps, che pur ammettendo la necessità di adattarsi ha chiosato: «le emittenti sono contente, no?».

IL CASO MESSICO-SUDAFRICA - Tutto è nato nella gara inaugurale tra Messico e Sudafrica, quella che ha aperto una rassegna capace di calamitare milioni di spettatori. A Città del Messico il termometro segnava appena 23 gradi, eppure, passati da poco i primi venti minuti, l'arbitro ha disposto lo stop. E in quei tre lunghi minuti l'emittente statunitense Fox ha infilato gli spot di cinque sponsor.

I NUMERI DEL BUSINESS - Oltreoceano c'è già chi ha fatto i conti: più di quattro minuti di pubblicità a partita, moltiplicati per le 104 gare in programma. Uno spazio televisivo, stimano gli analisti, può valere fino a nove milioni di dollari nelle sfide più seguite. Nel mirino c'è Fox – come ricostruisce L'Eco di Bergamo –, che si è aggiudicata i diritti per il mercato Usa per «soli» 500 milioni: secondo gli accusatori un prezzo di favore, quasi un risarcimento per il 2022, quando il Mondiale in Qatar aveva scombinato il suo palinsesto. Un capitolo che conferma quanto il torneo appaia ormai una manifestazione sempre più segnata dalle logiche economiche.

LO SHOW SECONDO INFANTINO - Negli Usa il calcio viene confezionato come un evento sportivo americano, con le sue brevi interruzioni — i time out del basket, ad esempio — sfruttate dalle tv per piazzare spot remunerativi. Nulla di scandaloso, se non fosse per l'obbligo del cooling break imposto dalla Fifa anche con un meteo del tutto normale. Non a caso, proprio mentre la regola prendeva forma, nel dicembre 2025 Gianni Infantino aveva definito il Mondiale «104 Superbowl in un mese», lasciando intendere che la vetrina americana avrebbe imposto la logica dello spettacolo.

È il calcio che cambia, sospinto dalle ragioni dello show e del denaro. E non tutti, di fronte a questa metamorfosi, sono disposti ad applaudire.

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Sezione: Mondiali 2026 / Data: Lun 15 giugno 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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