Il dorato ma rovente palcoscenico della Capitale non perdona, e le recenti vicissitudini in casa giallorossa hanno attirato le critiche pungenti di una vecchia conoscenza del nostro calcio. Ospite del format digitale "Cose Scomode", l'ex attaccante Luca Toni ha sferrato un attacco a tutto tondo nei confronti di Gian Piero Gasperini, attuale nocchiero della formazione romana. L'ex centravanti ha messo in discussione non tanto le indubbie capacità tattiche del mister, quanto la complessa gestione delle risorse umane e comunicative in una piazza perennemente sotto pressione, scoperchiando un vaso di Pandora fatto di illusioni e polemiche interne.
L'AUTOGOL NELLA GESTIONE OFFENSIVA - Le bordate dell'ex ariete azzurro si concentrano inizialmente sul trattamento pubblico riservato al reparto avanzato nelle prime battute dell'avventura romana del tecnico. L'ex campione del mondo non usa mezzi termini per definire inopportuno e dannoso l'atteggiamento dell'allenatore: «La Roma poteva arrivare in Champions. Gasp è un allenatore forte, ma in una piazza così deve stare attento a come si espone. All’inizio ha ‘ucciso’ i suoi attaccanti, ed è una cosa brutta». La difesa d'ufficio si sposta in particolare su Artem Dovbyk, un profilo di assoluto spessore internazionale che, secondo l'opinionista, meritava ben altra considerazione tattica e umana: «Ha parlato di lui, che era stato capocannoniere in Liga e prima del suo arrivo aveva già fatto 18 gol».
MERCATO E PRETESE FUORI CONTESTO - Dalle dinamiche di spogliatoio, il mirino si sposta fulmineamente sulle continue lamentele riguardanti le campagne acquisti. Toni rincara la dose, sottolineando come le richieste faraoniche siano totalmente slegate dalla realtà economica e storica del club capitolino: «A Roma nessun allenatore può permettersi di chiedere campioni come Vinícius Júnior. Devi lavorare con i giocatori che hai». Un invito al pragmatismo che suona come una severa lezione di realismo, rimarcando come presentarsi ai microfoni cavalcando costantemente la polemica sia un clamoroso autogol: «Presentarsi facendo polemica non aiuta il club».
LE COLPE DI UNA SOCIETÀ SENZA SCUDETTO - La feroce requisitoria si allarga infine alle stanze dei bottoni, distribuendo le responsabilità in maniera equa anche ai vertici dirigenziali. L'analisi è spietata e smonta l'eccessivo fervore estivo, trasformatosi ben presto in un boomerang psicologico letale per tutto l'ambiente: «Puoi prendere solo chi ti puoi permettere e devi adattarti. La Roma è una squadra che deve stare in Champions, ma il problema è stato anche l’entusiasmo iniziale». Il j'accuse si chiude con l'amara constatazione dello scaricabarile innescato nei momenti di crisi tra proprietà e panchina, portando a galla una scomoda ma inconfutabile verità: «Nei momenti difficili poi ci si scarica le colpe tra società e allenatore. La realtà è che la proprietà non ha mai fatto investimenti per vincere lo Scudetto».
Un intervento a gamba tesa che fotografa impietosamente le fragilità di un progetto costantemente in bilico tra sogni di gloria inarrivabili e durissime lezioni di realtà.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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