L'urlo di gioia e la profonda liberazione emotiva. Il commissario tecnico della Nazionale italiana, Gennaro Gattuso, respira finalmente a pieni polmoni dopo aver scardinato l'ostico catenaccio dell'Irlanda del Nord. Sul prato della New Balance Arena, l'impianto che settimanalmente si infiamma per i dettami tattici di Raffaele Palladino alla guida dell'Atalanta, il condottiero azzurro ha analizzato con lucidità estrema una vittoria che vale l'accesso all'ultimo atto dei playoff mondiali.

L'ANALISI TATTICA E L'ERRORE INIZIALE - Il mister non nasconde le enormi insidie affrontate nei primi quarantacinque minuti. Consapevole che a questi livelli altissimi il pedigree dei calciatori avversari conti fino a un certo punto, ha sottolineato l'atteggiamento fieramente battagliero dei nordirlandesi. «Nel primo tempo abbiamo fatto tantissima fatica, ma lo sapevamo. Nessuno ci mette i tappeti rossi», ha ammesso l'allenatore calabrese. Il nodo nevralgico è stato individuato in un difetto di impostazione: l'eccessivo abbassamento di Manuel Locatelli in fase di costruzione ha reso la manovra tricolore clamorosamente piatta e prevedibile. Un limite tattico corretto brillantemente nella ripresa, dove una maggiore varietà nella distribuzione dei palloni ha fatto svoltare definitivamente e positivamente la prestazione.

IL SACRIFICIO E IL GRUPPO D'ACCIAIO - Il vero capolavoro si è però materializzato nella coesione assoluta dello spogliatoio. – come ha confidato ai microfoni di Sky Sport – il selezionatore ha rivelato dettagli commoventi sullo spirito di abnegazione dei suoi uomini. Alessandro Bastoni è sceso in campo stringendo i denti pur non avendo la condizione fisica ideale, mentre Gianluca Mancini ha ignorato il dolore pur di difendere la maglia azzurra. Persino gli indisponibili, come Guglielmo Vicario, Giovanni Di Lorenzo e Mattia Zaccagni, si sono presentati spontaneamente in tribuna per sostenere i compagni in un momento topico. Un attaccamento viscerale che giustifica appieno anche le dolorose esclusioni eccellenti: «Ho lasciato a casa tantissimi giocatori che meritavano, come Riccardo Orsolini, Federico Bernardeschi e Nicolò Zaniolo, ma l'importante è parlare tutti la stessa lingua».

L'INCUBO SCACCIATO E LA SPINTA DEL PUBBLICO - La gestione della pressione emotiva ha rappresentato lo snodo cruciale dell'intera serata. Scottato dalla pesante e inaccettabile batosta subita in passato contro la Norvegia, dove la squadra si era sciolta alle primissime difficoltà come neve al sole, questa volta lo staff tecnico ha optato per un approccio diametralmente opposto. Niente urla o sbraiti dalla panchina, ma una guida serena e ponderata per non caricare di ulteriore ansia i giocatori. Una tranquillità che è stata formidabilmente amplificata dal calore del pubblico bergamasco: «La palla scottava e devo ringraziare i tifosi che ci hanno dato una grande mano. Non ho mai sentito fischi, solo applausi e incitamento». Ora la truppa godrà di cinque preziosi giorni nel quartier generale di Coverciano per ricaricare le batterie e preparare la finalissima, con la consapevolezza che i cinque cambi a disposizione garantiranno un potenziale immenso per ribaltare l'inerzia di qualsiasi sfida in corso d'opera.

Un mix esplosivo di cuore, intelligenza tattica e nervi saldi. L'Italia ha gettato l'anima oltre l'ostacolo e ora vede il sogno americano stagliarsi sempre più nitido all'orizzonte.

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Sezione: Italia / Data: Gio 26 marzo 2026 alle 23:38
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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