Un regista lucido e imprescindibile, tanto nel cuore del centrocampo quanto davanti ai microfoni. Manuel Locatelli si conferma uno dei pilastri emotivi e tattici di questa Nazionale. Archiviata la sofferta ma strameritata vittoria sull'Irlanda del Nord alla New Balance Arena, l'Azzurro traccia la rotta verso la decisiva finalissima dei Playoff Mondiali. Nessun trionfalismo prematuro, bensì una profonda e radicata consapevolezza della responsabilità che la maglia dell'Italia impone. Dalle difficoltà tattiche affrontate nella prima frazione alle provvidenziali correzioni in corsa operate da Rino Gattuso, fino al commovente legame con il pubblico di Bergamo e i bambini di tutta Italia: le parole di Locatelli compongono un autentico inno alla compattezza e alla resilienza di un gruppo pronto a gettare il cuore oltre l'ostacolo pur di staccare il pass per la rassegna iridata. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Manuel, al triplice fischio finale è parso che vi siate tolti un peso enorme dalle spalle. Siete partiti un po' contratti, ma nella ripresa avete dominato la gara davanti a un pubblico straordinario.
«Sì e no. È innegabile che abbiamo vinto una partita fondamentale, ma il peso non ce lo siamo ancora tolti del tutto perché ci attende un'altra finale, durissima, da giocare e da vincere. Dal mio punto di vista non abbiamo ancora fatto nulla finché non superiamo anche l'ultimo ostacolo. Nel primo tempo siamo partiti effettivamente un po' contratti, ma era una situazione del tutto comprensibile e fisiologica: loro erano estremamente chiusi e non ci concedevano spazi giocabili. Poi, nella ripresa, abbiamo alzato i giri del motore e disputato un ottimo secondo tempo. Sicuramente è stato vitale e bellissimo vincere oggi davanti a tutti i nostri tifosi: sentiamo un'enorme responsabilità nei loro confronti, indossare questa maglia è un privilegio assoluto. Ma, ripeto, la nostra concentrazione è già proiettata alla prossima grande finale».
Il Commissario Tecnico Gattuso ha sottolineato come, nel primo tempo, tu ti sia schiacciato forse un po' troppo sulla linea difensiva. Dal campo avevi percepito questo eccessivo abbassamento del baricentro?
«Assolutamente sì, me ne sono reso conto. Dal campo avevo la netta percezione che, abbassandomi in quella zona, potessi aiutare maggiormente lo sviluppo della manovra, entrando più nel vivo del gioco e smistando un numero superiore di palloni. Tuttavia, il mister è intervenuto e mi ha fatto notare che era decisamente meglio mantenere una posizione più avanzata, sia per garantire maggiore equilibrio a tutta la squadra, sia per offrire linee di passaggio differenti e più pericolose. Nel secondo tempo ho seguito alla lettera le sue indicazioni, sono rimasto più alto e credo che i benefici si siano visti immediatamente: abbiamo girato molto meglio».
Ci si aspettava un'Irlanda del Nord votata prevalentemente al gioco verticale, invece a tratti hanno tentato di manovrare in ampiezza creandovi qualche fastidio iniziale. Nonostante questo, l'Italia ha mostrato una compattezza granitica: non avete concesso nulla e Donnarumma non è mai stato realmente impensierito.
«È un'osservazione correttissima. Loro, in alcune fasi, hanno provato a palleggiare, anche se alla fine la loro tendenza principale restava quella di lanciare sistematicamente palloni in area direttamente dalla loro metà campo. Eravamo preparati, ci aspettavamo esattamente una partita di questo tenore, sporca, fisica e spigolosa. La nostra vera forza, però, risiede nel collettivo: siamo un gruppo bellissimo ed estremamente unito. Gattuso è il nostro condottiero e noi scendiamo in campo pronti a lottare su ogni singolo pallone per lui e per tutto il suo staff. Forse, proprio le immense sofferenze e le delusioni che abbiamo dovuto digerire in questi ultimi anni ci hanno saldato ancora di più. Questa compattezza deve essere la base solida da cui ripartire. Ora dobbiamo ricaricare velocemente le energie: non ci saranno alibi o scuse che tengano, dobbiamo andare a disputare una grandissima finale».
Considerando la netta superiorità tecnica dell'Italia, il fatto di rientrare negli spogliatoi all'intervallo ancora bloccati sullo 0-0 ha forse generato un pizzico di ansia psicologica. Cosa vi ha detto Gattuso per mantenere la lucidità?
«L'ansia e la tensione sono emozioni del tutto fisiologiche in circostanze come queste. Ognuno di noi è perfettamente consapevole del peso specifico di queste sfide e di come un singolo dettaglio possa tracciare il confine tra la vittoria e la sconfitta. Nello spogliatoio il mister è stato chiarissimo e diretto: "Pensavate fosse una passeggiata? Le partite a questo livello sono chiuse, tattiche e vanno decise lottando su ogni pallone". Il calcio moderno è esattamente questo. La cosa fondamentale che dobbiamo portarci dentro è la forza con cui siamo rimasti uniti nelle difficoltà: ci siamo incoraggiati costantemente, mantenendo un atteggiamento sempre positivo tra di noi in campo. Il lavoro di squadra alla lunga premia sempre, restare compatti è l'unica via per raggiungere il successo».
Il prossimo, decisivo ostacolo si chiama Galles o Bosnia, in trasferta. Dopo la reazione rabbiosa e autoritaria della ripresa odierna, con quale approccio e con quale spirito andrete ad affrontare l'ultimo atto che vale il Mondiale?
«Per affrontare battaglie di questa portata serve tantissima personalità. C'è bisogno di giocatori coraggiosi, che non si nascondano, che pretendano il pallone tra i piedi e che sappiano rivolgere una parola d'incoraggiamento al compagno nel momento di difficoltà. Spetta soprattutto a noi giocatori con un po' più di esperienza il compito di trascinare il gruppo. Dovremo assumerci tutti le nostre responsabilità, ripartendo dal furore agonistico e dall'atteggiamento propositivo mostrato nel secondo tempo di oggi, ma portandoci dietro anche l'incredibile solidità difensiva del primo. Inizialmente eravamo forse un po' troppo frenetici, mossi dalla smania di sbloccare il risultato a tutti i costi, e abbiamo commesso qualche imprecisione tecnica. Poi, però, abbiamo saputo gestire la situazione con grande maturità e pazienza. Andiamo in finale per noi stessi e per i tifosi: guardiamo i video che circolano, conosciamo benissimo la responsabilità immensa che abbiamo nei confronti dei bambini e dell'intero movimento calcistico italiano. È una motivazione che sentiamo scorrere nelle vene e che ci spingerà a dare ben oltre il massimo in campo».
Il cuore e la testa di un leader che non si accontenta. Manuel Locatelli traccia la via per l'Italia, ricordando a tutti che il traguardo è vicino ma non ancora tagliato. Con una maturità tattica e umana ormai consolidata, gli Azzurri si preparano all'assalto finale, pronti a trasformare la tensione e i fantasmi del passato in un urlo di gioia Mondiale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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