Il mondo del calcio piange la dolorosa scomparsa di Beppe Savoldi, uno dei centravanti più iconici e letali che abbiano mai calcato i campi della nostra Serie A. Un gigante dell'area di rigore capace di attraversare da dominatore assoluto almeno due decenni di sport, portando in dote un'eredità pesantissima fatta di reti spettacolari, un carisma innato e quel celebre appellativo di «mister due miliardi» che, per ironia della sorte, non ha mai tollerato del tutto.
LE ORIGINI OROBICHE E L'AMORE PER L'ATALANTA - Classe 1947, nato nella laboriosa provincia bergamasca e cresciuto in una famiglia dove lo sport era una vera e propria religione (la madre fu un'affermata campionessa di pallacanestro), l'attaccante mosse i primissimi passi proprio nel vivaio dell'Atalanta. Centravanti potente, istintivo e pragmatico, amava definire facili le proprie marcature solo per zittire chi, in realtà, non possedeva il suo stesso fiuto innato per il gol. Oggi le trame offensive disegnate da Raffaele Palladino esaltano il pubblico della New Balance Arena, ma le radici di questa passione popolare affondano indissolubilmente anche nelle gesta di chi, come lui, ha iniziato e poi romanticamente concluso la propria epopea professionistica proprio a Bergamo, siglando la sua prima e unica rete in Serie B alla veneranda età di trentacinque anni.
L'ESPLOSIONE SOTTO LE DUE TORRI E L'EPISODIO STORICO - Il trampolino di lancio verso la gloria assoluta fu però il trasferimento a Bologna nel lontano 1968. Appena ventunenne, il bomber si impose all'attenzione nazionale gonfiando la rete per ben centotrentasette volte in trecentodieci apparizioni con la casacca rossoblù. Un'avventura felsinea costellata di trionfi e di aneddoti al limite del surreale, come quella volta in cui un solerte raccattapalle dell'Ascoli si sostituì letteralmente al portiere "parando" un suo tiro a botta sicura, nell'incredulità generale e sfuggendo clamorosamente alla vista del direttore di gara.
LO SCANDALO DEL SECOLO E LA CONSACRAZIONE PARTENOPEA - La vera deflagrazione mediatica si materializzò nel 1975, quando il Napoli mise a segno l'operazione di mercato più sconvolgente della storia italiana. Il club campano sborsò l'astronomica cifra di 1,4 miliardi di lire, ai quali si aggiunse il cartellino di Rosario Rampanti (valutato seicento milioni), per abbattere la barriera dei due miliardi complessivi. Un investimento senza precedenti che spaccò in due il Paese: da una parte le interrogazioni parlamentari a Roma e l'indignazione per una spesa giudicata immorale, dall'altra il delirio dei tifosi azzurri che sottoscrissero abbonamenti da record. Savoldi rispose alle accese polemiche parlando l'unica lingua che conosceva, quella del gol, firmando settantasette centri in centosessantacinque gare. Il legame con la città campana divenne talmente viscerale da spingerlo a incidere persino un disco musicale in vinile intitolato «Tira… Goal - La favola dei calciatori». I testi furono curati da Salvatore De Pasquale, paroliere noto con lo pseudonimo di Depsa e autore del celebre brano "Champagne" portato al successo da Peppino Di Capri, e la canzone risuonava dagli altoparlanti del San Paolo prima di ogni fischio d'inizio.
I NUMERI DI UN GIGANTE E IL RAMMARICO AZZURRO - Le fredde statistiche restituiscono l'immagine di un predatore d'area infallibile: centosessantanove reti in quattrocentoventuno battaglie nel massimo campionato, un bottino imponente che gli vale il quindicesimo posto nella classifica dei marcatori all-time, impreziosito da dieci stagioni in doppia cifra (di cui otto consecutive), un titolo di capocannoniere e tre Coppe Italia in bacheca. L'unica nota parzialmente stonata del suo percorso agonistico resta il capitolo legato alla Nazionale. Chiuso da una concorrenza a dir poco feroce in un'epoca d'oro per gli attaccanti italiani, collezionò solamente quattro gettoni e una singola marcatura. Terminata la vita da giocatore, tentò la via della panchina ottenendo come massimo traguardo una promozione in C1 alla guida del Saronno.
Oggi il calcio italiano saluta con commozione e rispetto un pioniere assoluto, un fuoriclasse capace di infiammare intere piazze e di spostare per sempre i confini economici di questo sport, restando però sempre fedele a quell'istinto puro e bergamasco innamorato del pallone.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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