Mentre le superpotenze come Francia e Brasile si godono il lusso e la vetrina di amichevoli dal sapore nostalgico con la mente già proiettata oltreoceano, la Nazionale italiana di Gennaro Gattuso è chiamata a un violento bagno di realtà. Sul prato della New Balance Arena, la stessa erba che settimanalmente si esalta con i concetti tattici d'avanguardia di Raffaele Palladino, va in scena un dentro o fuori senza possibilità di appello contro l'Irlanda del Nord: novanta minuti di puro fuoco agonistico per scongiurare un nuovo, letale psicodramma sportivo e mantenere intatto il sogno iridato.

I FANTASMI DEL PASSATO E IL TRAPPOLONE BRITANNICO - Il ricordo ancora sanguinante del tracollo patito nel 2022 contro la Macedonia del Nord, deciso dal clamoroso fendente di Aleksandar Trajkovski, impone un approccio scevro da ogni pericoloso snobismo. Guai a guardare già all'eventuale finalissima di martedì, commettendo il peccato di superbia che fu fatale a Palermo. I britannici, seppur orfani del palcoscenico mondiale dal lontano 1986, sbarcheranno a Bergamo con l'intento chirurgico di trascinare gli azzurri nel fango di una partita sporca. Si chiuderanno a riccio, disinteressandosi quasi totalmente del possesso palla per affidarsi a trincee fisiche, spioventi infiniti in the box e una lotta furibonda sulle seconde palle. Il nemico più infido, paradossalmente, sarà l'ansia: farsi irretire dalla fretta di sbloccare il risultato equivarrebbe a prestare il fianco al loro piano tattico.

L'ANOMALIA OFFENSIVA E IL MODULO D'EMERGENZA - In netto e curioso contrasto con la nostra nobile tradizione sparagnina, l'Italia odierna si è scoperta una vera e propria macchina da reti. Nelle prime sei uscite della nuova gestione tecnica sono arrivati la bellezza di diciannove gol, numeri individuali e collettivi che non si sfioravano dai tempi del mitico Gigi Riva. Tuttavia, la tenuta stagna della retroguardia mostra delle crepe inquietanti, come testimoniano le clamorose imbarcate subite contro Israele e Norvegia. Per arginare queste lacune e ovviare alla strutturale mancanza di esterni offensivi puri, il selezionatore ha ripiegato su un solido 3-5-2. – come analizza La Gazzetta dello Sport – la spina dorsale vanta comunque un lignaggio di assoluto valore europeo: da Gianluigi Donnarumma tra i pali, passando per la linea difensiva guidata da Gianluca Mancini, Riccardo Calafiori e il dubbioso Alessandro Bastoni (con l'idolo di casa Giorgio Scalvini pronto a entrare in azione), fino alla mediana di lotta e governo orchestrata da Sandro Tonali, Nicolò Barella e Manuel Locatelli. Sulle corsie galopperanno Federico Dimarco e Matteo Politano, mentre l'artiglieria pesante sarà affidata a Moise Kean e Mateo Retegui, validamente supportati dal trasformismo tattico di Giacomo Raspadori e dal cristallino talento del giovane Pio Esposito.

L'ANIMA OPERAIA PER RICONQUISTARE IL MONDO - Archiviata la parentesi esteticamente impeccabile ma tragicamente effimera di Roberto Mancini, capace di incantare l'Europa nel 2021 prima del rovinoso crollo tecnico, questa Nazionale deve necessariamente specchiarsi nell'anima pugnace del suo attuale condottiero. Serve una mentalità prettamente proletaria per scardinare le barricate avversarie, rispolverando quel granitico e indissolubile spirito di gruppo che ha caratterizzato i trionfali cicli di Enzo Bearzot e Marcello Lippi. È innegabile che l'attuale ranking non ci collochi al tavolo ristretto delle fuoriserie assolute, ma la differenza di valori tecnici in campo resta abissale e va dimostrata imponendo il nostro calcio con lucida ferocia.

Niente fronzoli, specchi o accademie stilistiche: l'unica missione contemplata all'ombra delle Mura Venete è buttare il cuore oltre l'ostacolo, sporcarsi i pantaloncini e riprendersi con rabbia feroce quel passaporto per le Americhe che il calcio tricolore esige di timbrare.

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Sezione: Italia / Data: Gio 26 marzo 2026 alle 09:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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