Il profumo dell'erba della New Balance Arena ha il potere di risvegliare istinti sopiti e ricordi indelebili. Lo sa bene Mateo Retegui, che varca nuovamente i cancelli dell'impianto bergamasco non più da trascinatore dell'Atalanta (con cui mise a referto ben ventotto reti in quarantanove apparizioni nella passata stagione), ma da punta di diamante della Nazionale azzurra. Alla vigilia della cruciale semifinale playoff contro l'Irlanda del Nord, il centravanti svela in sala stampa una dedizione assoluta alla causa, testimoniata dal rientro anticipato a Coverciano per preparare minuziosamente la sfida che vale un pezzo di passaporto per la Coppa del Mondo.

IL SACRIFICIO AZZURRO E L'AMORE VISCERALE - L'attesa per questa partita ha logorato l'animo del bomber fin dal fischio finale della nefasta gara contro la Norvegia. «È da allora che volevo tornare a giocare con l'Italia, questa è la settimana più importante per tutti noi», ha confessato il giocatore. Per farsi trovare tirato a lucido, ha persino rinunciato ai giorni di riposo, chiudendosi nel centro tecnico federale con una settimana di anticipo insieme ai preparatori. Una scelta dettata da un legame profondo e inattaccabile con la maglia tricolore: «Da quando sono arrivato qui per la prima volta non ho mai avuto dubbi. Indossare questa casacca e rappresentare l'Italia per me è tutto, la cosa più importante successa nella mia vita».

I DUBBI ARABI E I SEGRETI CON IL CT - Il chiacchierato trasferimento nel dorato esilio dell'Arabia Saudita aveva inizialmente sollevato più di un interrogativo sulla sua permanenza nel giro della Nazionale. A spazzare via le nubi è stato il fondamentale e tempestivo intervento di Gennaro Gattuso. «Devo ringraziare il mister perché mi ha parlato tanto al momento della mia partenza, trasmettendomi enorme tranquillità e fiducia», ha rivelato il centravanti, accennando a dialoghi privati che preferisce custodire gelosamente. Un rapporto speciale, condito anche da gustosi siparietti riguardanti l'attuale allenatore di club del bomber, di nazionalità proprio nordirlandese. «Con lui ho un grande rapporto, mi ha detto di godermi la partita», ha raccontato la punta, subito interrotta dalla battuta fulminea del commissario tecnico al suo fianco: «A me ha detto che tifa Irlanda del Nord!».

L'ARIA DI BERGAMO E LA CONCORRENZA INTERNA - Rimettere piede nel capoluogo orobico rappresenta per l'italo-argentino un'iniezione di pura adrenalina. Quello stadio che oggi fa sognare i ragazzi guidati da Raffaele Palladino è lo stesso palcoscenico che lo ha esaltato in passato: «Tornare qui è sempre bello, questa città è speciale. L'impianto mi dà qualcosa in più, come abbiamo già dimostrato nella grande gara contro l'Estonia». Un ambiente magico, ideale anche per gestire la sana rivalità agonistica con il talentuoso Pio Esposito. Nessuna invidia tra primedonne, ma solo una spinta al miglioramento reciproco: «Avere compagni di questa qualità è fondamentale perché ti spinge ad allenarti di più. Non competiamo tra noi, andiamo avanti spalla a spalla per il bene della squadra».

LA RICETTA PER DOMINARE - La lontananza dalle pressioni asfissianti del campionato italiano sembra aver donato all'attaccante una lucidità nuova e glaciale. Il messaggio lanciato ai compagni è un vero e proprio manifesto programmatico: «Dobbiamo stare sereni, ma scendere in campo al duecento per cento. Servono leggerezza e capacità di comandare la partita: è il momento di dimostrare a tutti chi siamo e vincere».

Con la mente sgombra e il cuore gonfio d'orgoglio, il rapace d'area è pronto a trasformare i propositi in fatti concreti, sfruttando l'energia inesauribile della sua vecchia casa per spingere la selezione azzurra verso l'agognato traguardo nordamericano.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 25 marzo 2026 alle 23:54
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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