Bergamo piange la scomparsa di uno dei suoi figli più estrosi, liberi e genuinamente amati. Nel pomeriggio odierno, l'intera città si è fermata per tributare l'estremo saluto a Stefano Caglioni, da tutti conosciuto semplicemente e affettuosamente come «Ol Cagliù». Figura storica del panorama urbano e tifoso viscerale dei colori nerazzurri, si è spento domenica all'età di settantasei anni, lasciando un vuoto incolmabile nel tessuto sociale cittadino.

IL TRIBUTO ULTRÀ E L'ABBRACCIO DELLA CITTÀ - Fuori dalla Chiesa di Ognissanti, situata presso il cimitero cittadino, il feretro è stato accolto da un messaggio inequivocabile esposto dalla frangia più calda del tifo atalantino: un grande striscione recante la scritta «Ciao Caglioni». Un gesto semplice e diretto, che testimonia il profondo legame tra la Curva Nord e un uomo considerato da sempre uno di famiglia. L'arrivo della bara è stato accompagnato da un lungo e scrosciante applauso, in un clima di palpabile commozione che ha visto i presenti stringersi attorno alla sorella Carla, mentre la madre Rory, dall'alto dei suoi centodue anni, non ha potuto presenziare al rito funebre.

LO SPIRITO LIBERO E LA PASSIONE PER LA DEA - Prima di ritirarsi nella tranquillità dell'Rsa Santa Maria Ausiliatrice, dove ha vissuto l'ultimo quindicennio della sua vita, Stefano è stato un'anima errante e inconfondibile delle strade bergamasche. – come ricorda e descrive l'edizione online de L'Eco di Bergamo – affrontava l'esistenza con uno spirito fieramente indipendente, fermandosi a dialogare con chiunque incrociasse il suo cammino. Dispensava sorrisi, discutendo amabilmente di filosofia e di arte, ma il suo cuore batteva a ritmi forsennati per l'Atalanta. Le gradinate della New Balance Arena erano il suo habitat naturale, il luogo magico dove la sua verve poetica e la sua natura poliedrica si fondevano nel tifo più puro e incondizionato.

LE PAROLE SULL'ALTARE E L'EREDITÀ UMANA - A presiedere la toccante funzione religiosa è stato don Marco Bergamelli, affiancato nella celebrazione da don Mansueto Callioni e da don Gianni Fratelli, cappellano della Fondazione Carisma. Durante l'intensa omelia, il sacerdote ha saputo tratteggiare alla perfezione l'essenza del defunto: «Era un po’ l’amico di tutti. Amava parlare con chiunque, di filosofia, di arte, soprattutto di Atalanta, per cui stravedeva e che andava a vedere allo stadio in Curva Nord. Amava dipingere e fare poesia. Era un artista estroso e poliedrico. Se siete qui in tanti vuol dire che ha lasciato un buon segno in voi».

Un segno indelebile, tracciato con i colori vibranti della libertà e dipinto eternamente di nerazzurro. Addio Cagliù, poeta gentile e anima ribelle di una Bergamo che non ti dimenticherà mai.

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Sezione: Altre news / Data: Mar 24 marzo 2026 alle 17:47
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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