La febbrile marcia di avvicinamento ai decisivi spareggi per i Mondiali del 2026 non si infiamma esclusivamente sul prato della New Balance Arena, dove l'Italia cercherà l'impresa, ma si tinge di giallo sfociando in un autentico intrigo diplomatico internazionale che vede come protagonista Benjamin Tahirovic. L'ex gioiellino transitato nel settore giovanile della Roma, attualmente in forza alla compagine danese del Brondby, è finito suo malgrado nell'occhio del ciclone alla vigilia della tesissima sfida da dentro o fuori tra Galles e Bosnia ed Erzegovina, innescando un polverone di polemiche velenose e accuse incrociate.

L'OMBRA DEL BOICOTTAGGIO - A lanciare una pesantissima accusa formale è stato direttamente il commissario tecnico della selezione bosniaca, Sergej Barbarez. Il focoso selezionatore ha puntato il dito senza mezzi termini contro Steve Cooper, l'attuale guida tecnica della formazione di club in cui milita il ragazzo, che per un beffardo scherzo del destino possiede proprio la nazionalità gallese. Secondo l'incredibile ricostruzione fornita dalla panchina balcanica, il drastico e apparentemente inspiegabile crollo del minutaggio del classe 2003 (relegato a sole misere comparse per un totale di tredici minuti nelle ultime quattro uscite stagionali) non deriverebbe affatto da banali scelte tecnico-tattiche, bensì da un calcolato e machiavellico disegno volto ad azzerare la condizione atletica del mediano proprio in vista dello spareggio incrociato.

LE CONFIDENZE E IL GELO IN SPOGLIATOIO - I contorni - riferisce Gianlucadimarzio.com - di questa singolare "spy story" calcistica assumono sfumature ancora più cupe se si analizzano i presunti retroscena rivelati dallo stesso allenatore della Nazionale. «Mi ha riferito cose al limite dell'incredibile, che probabilmente sono strettamente connesse con la nazionalità del suo allenatore di club», ha tuonato senza filtri l'ex attaccante davanti ai taccuini dei cronisti. A far saltare definitivamente i nervi alla federazione bosniaca sarebbero state le parole d'addio pronunciate dal mister britannico prima della partenza del giocatore per il ritiro: un in bocca al lupo formale, dal quale però sarebbe stata esplicitamente ed emblematicamente esclusa la sua avventura con la casacca della Nazionale. Il tutto condito da una sibillina promessa di reintegro a tempo pieno solamente a sosta ultimata.

LA SMENTITA E IL MISTERO APERTO - Messo con le spalle al muro dal clamore mediatico, il club scandinavo ha immediatamente alzato gli scudi per respingere le pesanti insinuazioni. A prendere la parola è stato Soren Hanghoj, massimo responsabile della comunicazione della società, che ha categoricamente derubricato l'esclusione del talento a una mera questione interna. «La decisione è di natura disciplinare e non ha niente a che vedere con le nazionali», ha sentenziato in maniera perentoria il portavoce, precisando come simili provvedimenti punitivi vengano concertati e avallati di comune accordo tra l'area sportiva e i vertici dirigenziali.

Tra smentite di rito e sospetti incrociati che continuano a rimbalzare prepotentemente tra Copenaghen e Sarajevo, giovedì sera sarà unicamente il rettangolo verde a emettere la sua inappellabile sentenza. Negli stessi esatti istanti in cui gli Azzurri si giocheranno l'onore e il futuro a Bergamo, Galles e Bosnia daranno vita a una battaglia rusticana che, dopo premesse simili, si annuncia rovente come non mai.

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Sezione: Mondiali 2026 / Data: Mar 24 marzo 2026 alle 18:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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