Il conflitto che sta infiammando il Medio Oriente allunga le sue ombre ben oltre i confini della diplomazia internazionale, andando a sconvolgere irrimediabilmente l'architettura del Mondiale 2026. Al centro di questo clamoroso cortocircuito sportivo c'è l'Iran, la cui rinuncia pressoché ufficiale alla rassegna iridata apre una voragine nel tabellone, riaccendendo improvvisamente le speranze di un clamoroso ripescaggio last-minute per l'Italia.

LA RINUNCIA UFFICIALE E I DUBBI SULL'IRAQ - Il quadro della situazione non lascia ormai più spazio a interpretazioni o smentite. Le recenti dichiarazioni del Ministro dello Sport iraniano, che ha parlato di zero possibilità di partecipazione, suonano come una pietra tombale sull'avventura asiatica nel torneo. Un intreccio delicatissimo che – come approfondito nel podcast quotidiano di Tuttomercatoweb.com curato da Marco Conterio – coinvolge non solo le dinamiche di guerra, ma anche la posizione estremamente incerta dell'Iraq. In questo scacchiere incandescente le diplomazie lavorano senza sosta: il numero uno della FIFA Gianni Infantino osserva la crisi con profonda apprensione, mentre sullo sfondo si staglia il peso delle future mosse politiche di Donald Trump.

LA MICCIA DEL PRIDE MATCH E L'IRA DI TAJ - Ad avvelenare ulteriormente i pozzi e a inasprire i rapporti, ancor prima della rinuncia formale legata al conflitto, era stata la gestione prettamente americana del calendario. La gara contro l'Egitto, programmata per il 26 giugno a Seattle, era stata incautamente etichettata dagli organizzatori come incontro simbolo per i diritti LGBTQ+. Una decisione unilaterale che aveva mandato su tutte le furie il presidente della federcalcio di Teheran, Mehdi Taj. Il dirigente aveva aspramente bollato l'iniziativa come «irrazionale», promettendo barricate e trovando peraltro una solida sponda nella stessa federazione egiziana, altrettanto contraria all'accostamento politico della partita.

IL GRUPPO G DA RISCRIVERE E IL SOGNO AZZURRO - Ora il raggruppamento G si ritrova con una casella vuota da colmare in tempi record. Il calendario originale prevedeva l'esordio il 15 giugno contro la Nuova Zelanda sempre a Seattle, per poi volare a Inglewood (Los Angeles) il 21 per la super sfida contro il Belgio, prima del discusso epilogo di fine mese. La cancellazione di questi impegni impone alla federazione internazionale l'inserimento urgente di una nuova Nazionale. Ed è esattamente in questo spiraglio burocratico che il destino della competizione incrocia la disperata fame di riscatto del nostro Paese, in attesa di capire se la provvidenza regalerà il pass per il palcoscenico nordamericano.

Le prossime ore si preannunciano cruciali per capire come i vertici del calcio mondiale ridisegneranno la mappa del torneo, in un incrocio mai così drammatico tra l'intrattenimento sportivo e i gelidi venti di guerra.

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Sezione: Mondiali 2026 / Data: Gio 12 marzo 2026 alle 13:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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