L’Italia aspetta il sorteggio di Zurigo con un misto di ansia, fatalismo e speranza. Alle 13, davanti alle urne maneggiate da Marco Materazzi e dallo svedese Martin Dahlin, gli Azzurri scopriranno la prima avversaria del playoff mondiale. Una semifinale secca, quella del 26 marzo, che nessuno può permettersi di sbagliare. Il resto verrà dopo: un’eventuale finale, anch’essa senza ritorno. E un destino che da troppi anni sfugge di mano.
LE OMBRE DEL PASSATO – La domanda è semplice e insieme tagliente: chi prendere? La Svezia di Gyökeres, Isak e Kulusevski – proprio loro, gli stessi colori che nel 2017 ci sbarrarono il cammino – è il pericolo maggiore, nonostante una qualificazione disastrosa. La Macedonia del Nord evoca ricordi che ancora bruciano: nel 2022 ci strappò il Mondiale nel modo più assurdo. L’Irlanda del Nord ha storicamente un rapporto oscuro con gli Azzurri, dal ’58 fino al più recente 0-0 che ci negò il primo posto nel 2021.
Resta la Romania, forse meno appariscente ma tutt’altro che ingenua, allenata da un tecnico che l’Italia conosce perfettamente: Mircea Lucescu.
LA PSICOLOGIA DI RINGHIO – Per Gattuso e Buffon, che questi incroci li hanno vissuti in altri ruoli, non è facile rimettere insieme pezzi e certezze. Prima del 2017 l’Italia temeva poco gli spareggi: l’azzurro, nelle gare decisive, aveva un’aura. Da allora gli scenari si sono capovolti: nel 2022 prendemmo la più “semplice”, la Macedonia, e ci fermammo a Palermo. Da quel giorno, l’aria intorno alla Nazionale è cambiata.
IL VANTAGGIO DI GIOCARE IN CASA – Un vero punto di forza, però, c’è - sottolinea La Gazzetta dello Sport -. La semifinale si giocherà in Italia, quasi certamente alla New Balance Arena di Bergamo, uno stadio caldo, intenso, con una città che ha già dimostrato quanto possa spingere l’Azzurro. Un fattore che può pesare, in positivo, e di cui Gattuso ha un bisogno assoluto.
LE QUATTRO POSSIBILI RIVALI – A livello teorico, Irlanda del Nord e Macedonia del Nord appaiono leggermente più accessibili. I britannici fuori Belfast perdono molto, mentre i balcanici, crollati martedì in Galles, restano imprevedibili ma meno continui di un tempo. Anche la Romania, reduce da un percorso modesto, non è irresistibile. La Svezia è un discorso a parte: oggi è la squadra più irregolare del lotto, eppure il talento individuale è superiore. E con Potter in panchina, non si può escludere un’improvvisa resurrezione.
MATERAZZI E LA DELEGA DEL DESTINO – Saranno Marco Materazzi e Martin Dahlin a estrarre la pallina. Una coppia che sembra un messaggio del destino: Italia–Svezia, l’ultimo incrocio che l’ambiente vuole evitare. Subito dopo verranno sorteggiati anche gli accoppiamenti delle finali, così da stabilire in anticipo chi giocherà in casa il secondo atto.
IL RUOLO DELLE ALTRE FASCE – La semifinale è un primo ostacolo enorme, ma il vero rischio potrebbe essere la finale. In seconda fascia ci sono squadre toste, fisiche, abituate al confronto diretto: Polonia, Galles, Repubblica Ceca, Slovacchia. In terza fascia emergono formazioni in crescita come Albania, Bosnia, Kosovo e un’Irlanda che con Parrott ha trovato un finalizzatore letale.
La verità è semplice: non ci sono big, ma nessuno è da sottovalutare. Il livello medio europeo si è alzato. E l’Italia non è più la squadra che dominava con l’autorità del nome.
LA PROSPETTIVA DEGLI ALTRI CT – Nel frattempo, altri italiani hanno già prenotato il Mondiale: Carlo Ancelotti con il Brasile e Fabio Cannavaro con l’Uzbekistan. Altri tre – Montella, Calzona e Gattuso – si giocheranno la qualificazione proprio a marzo. Un dato che inquadra bene il valore della scuola italiana, anche se la Nazionale maggiore continua a inciampare.
LA STORIA DICE TUTTO – Il Brasile è l’unica nazionale con 23 partecipazioni su 23. La Germania giocherà il suo Mondiale numero 21. L’Italia, ferma a 18, cerca il diciannovesimo sigillo dopo aver saltato 1930, 1958, 2018 e 2022. Per stare dietro all’Argentina, già qualificata, serve arrivare al traguardo. E servono due partite perfette.
Oggi non è un sorteggio come gli altri. È una radiografia del nostro presente e del nostro futuro. L’Italia non può più sbagliare, non può più permettere all’incertezza di piegarla. Le urne decideranno una parte del cammino, ma il resto toccherà a campo, nervi, personalità.
È l’ultimo appello: o si torna al Mondiale, o questa saudade rischia di diventare abitudine.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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