Il Brusaporto è la sorpresa – sempre meno sorpresa – del girone B di Serie D. Dopo 12 giornate, il club bergamasco condivide la vetta della classifica con il Chievo Verona a quota 26 punti, proprio al termine di un clamoroso 3-0 inflitto ai gialloblù in chiave esterna Non è un exploit estemporaneo, ma il frutto di un progetto che nasce da lontano, sorretto da una proprietà solida e da una gestione dirigenziale che negli anni ha saputo trovare equilibrio, competenza e continuità.
Ospite di 'Sportitaliamercato' su Sportitalia, il direttore generale Massimo Colzani ha raccontato i segreti del “gioiellino” Brusaporto, tra la figura centrale della presidentessa Silvia Comotti, l’orgoglio di uscire fra gli applausi da Verona e le ambizioni, sempre misurate, di un club che sogna in grande restando fedele alle proprie dimensioni. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Direttore, partiamo dalla base: qual è il merito principale di questo percorso?
«Il merito principale è della famiglia Comotti, e in particolare della presidentessa Silvia Comotti. È lei la nostra chiave di volta. Da oltre 25 anni la famiglia gestisce questa società in maniera egregia. Silvia ha raccolto l’eredità del padre, scomparso purtroppo prematuramente nel 2017, e ne ha raccolto onori e oneri. Il presidente Comotti ha lasciato tantissimo ai figli in termini di preparazione, organizzazione e visione. Quell’impronta è arrivata anche a noi, al Consiglio Direttivo. Quello che stiamo cercando di fare è, semplicemente, mettere in pratica i suoi insegnamenti».
Qualcuno vi ha già definiti “il nuovo piccolo Sassuolo”. È un paragone che vi piace?
«Diciamo che siamo una realtà consolidata per la categoria. Nel nostro piccolo cerchiamo di fare le cose nel modo migliore possibile. Non vogliamo fare paragoni ingombranti: Sassuolo è una splendida storia, ma noi rimaniamo il Brusaporto, con la nostra identità. Ci stiamo divertendo, questo sì. E quando ti diverti significa che il lavoro fatto a monte sta dando frutti».
Domenica, a Verona, vi siete divertiti parecchio. Che sensazioni lascia un 3-0 in casa del Chievo?
«È stata una giornata molto bella, inutile negarlo. Non abbiamo certamente l’obiettivo di vincere il campionato – dobbiamo essere onesti – ma vincere 3-0 a Verona contro una piazza importante come il Chievo è stato speciale. La cosa che mi ha colpito di più è che siamo usciti tra gli applausi del pubblico di casa. E questo, per chi fa calcio con serietà, è un motivo di soddisfazione enorme. Credo che gli applausi fossero meritati, e questo mi rende particolarmente orgoglioso».
Come si costruisce un “gioiellino” come questo Brusaporto?
«Intanto la premessa: da soli non si fa nulla. Parlo sempre al plurale perché qui il lavoro è di squadra, in tutti i sensi. Da un paio d’anni a questa parte, anche grazie a un ottimo allenatore e a un direttore sportivo molto valido, stiamo plasmando un organico con logica e continuità. L’80% della rosa attuale è stato confermato dal campionato scorso. Abbiamo fatto innesti mirati per completare la squadra, senza stravolgere il gruppo. I risultati stanno arrivando, e questo ci rende orgogliosi, ma allo stesso tempo viviamo il momento con serenità: sappiamo bene da dove veniamo e cosa rappresentiamo».
C’è una “rivalità” sportiva con il Chievo, visto che siete appaiati in testa?
«Più che rivalità, c’è stima reciproca. Conosco bene come lavorano e so bene che dietro il Chievo c’è una struttura importante. Noi pensiamo a noi stessi: il campionato è lungo, una partita è andata bene, ora cerchiamo di fare risultato contro tutti gli altri avversari. Non ha senso alimentare rivalità gratuite, conta ciò che si fa sul campo, domenica dopo domenica».
Se dovesse “spaccare” il 100% delle probabilità di vittoria del girone tra le prime della classe, come lo distribuirebbe?
«Ci metto la faccia - risponde Colzani alla domanda diretta di Alfredo Pedullà -: direi 80% Folgore Caratese, e il restante 20% suddiviso tra le altre.
La Folgore, oggi, è probabilmente la società più organizzata del girone, quella che ha più forza e potenzialità per ambire alla vittoria finale. Noi, il Brusaporto, vogliamo continuare a fare bene, a crescere, a stare lì. Ma, obiettivamente, se guardo la struttura complessiva, vedo la Folgore sopra le altre».
Direttore, in questi anni siete sempre stati ai vertici della classifica giovani, con quattro primi posti e un terzo posto. Quest’anno però siete incredibilmente a quota zero: com’è possibile?
«Siamo alla dodicesima giornata, c’è tempo per scalare, ma sì: rispetto alle ultime stagioni siamo indietro. Per quattro anni abbiamo vinto il premio giovani, quest’anno siamo un po’ più in ritardo. Al momento lo zero è lì, lo vediamo tutti».
Però in campionato siete primi: paradossale essere primi in classifica “vera” e ultimi in quella giovani che è sempre stato per voi un fiore all'occhiello. Come lo spiega?
«È un paradosso sì, ma spiega bene una cosa: quest’anno abbiamo scelto l’esperienza. Non perché i giovani non siano all’altezza, anzi. I nostri ragazzi sono validissimi, di grande qualità. Ma in questo momento l’allenatore e la società hanno deciso di premiare giocatori più esperti. E aggiungo: i giovani hanno un ruolo fondamentale, perché tengono alto il livello negli allenamenti e quando vengono chiamati rispondono sempre».
Quindi non è una bocciatura dei giovani?
«Assolutamente no. Grande parte dei risultati che stiamo ottenendo oggi è anche merito loro. Non è una questione di valore: è una scelta tecnica contingente. Chi è il “vecchietto” della squadra? E' il capitano Stefano Selvatico, 36 anni. Il nostro faro. Per il resto la rosa è equilibrata: giovani validi e giocatori d’esperienza».
Se dovesse scegliere: vincere il campionato o vincere la classifica giovani?
«Il nostro obiettivo è fare un grande campionato. Non partiamo per vincerlo, ma cercheremo di restare più in alto possibile. Se devo scegliere, è chiaro che la priorità è la squadra e il risultato del campo».
Direttore Colzani, oggi l’Atalanta ha ufficialmente presentato Raffaele Palladino: qual è la sua lettura sulla Dea e sull’esonero di Juric?
«La società ha ripreso in mano la situazione con lucidità, e non avevo dubbi che l’avrebbe fatto. Parliamo di una realtà solida, che garantisce continuità e che ha costruito un progetto autentico dal 2010 (4 giugno, ndr), con il secondo avvento dei Percassi. Non si può chiudere un ciclo soltanto perché termina l’era Gasperini: un club forte deve saperne aprire un altro».
Palladino è la scelta giusta per ripartire?
«Arriva con idee chiare e un’identità precisa. Porta entusiasmo, competenza e un’esperienza già significativa nonostante la giovane età. Gli faccio i migliori auguri: dovrà guardare avanti, non restare prigioniero del passato. E credo che la squadra lo seguirà, perché ha un profilo che ispira fiducia».
Nelle parole di Massimo Colzani c’è l’essenza del progetto Brusaporto: piedi per terra, identità chiara, ambizione calibrata e rispetto per la categoria.
Una realtà che non si vende come favola, ma che sta scrivendo una pagina importante della propria storia con metodo, competenza e passione. E se sarà “miracolo”, a fine stagione, nessuno potrà dire che sia arrivato per caso.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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