L'emergenza infortuni e la vitale necessità di muovere la classifica hanno spinto Maurizio Sarri a rinnegare temporaneamente il suo storico credo tattico, trasformandosi da esteta del palleggio a pragmatico calcolatore. La Lazio ammirata nell'ultimo periodo ha riposto nel cassetto le trame fitte e il pressing asfissiante, abbracciando una veste inedita e sorniona per sopravvivere alla tempesta. Una scelta conservativa che ha portato la squadra ad abbassare sensibilmente il baricentro, compattando due linee strettissime per poi colpire gli avversari al momento opportuno con ripartenze fulminee e letali.
L'INTUIZIONE TATTICA E IL NUOVO REGISTA - Rimasto improvvisamente orfano di tutti i direttori d'orchestra a centrocampo, l'allenatore ha dovuto estrarre dal cilindro una soluzione d'emergenza, riadattando Patric nel cuore della mediana. Come evidenziato dal Corriere dello Sport, lo spagnolo si è calato perfettamente in questa nuova dimensione, agendo da diga frangiflutti e da guastatore delle linee di passaggio, rievocando per attitudine difensiva le movenze di Lucas Leiva. Un esperimento nato per pura necessità, complice la stagione finita di Nicolò Rovella e gli acciacchi di Danilo Cataldi, ma che ora rischia di diventare un'alternativa permanente. A completare lo scacchiere del contropiede ci pensano gli strappi atletici di Nuno Tavares e Fisayo Dele-Bashiru, uniti agli inserimenti puntuali di Taylor.
LE VITTIME ILLUSTRI E I CAMBI IN CORSA - La nuova strategia d'attesa ha finito per incartare colleghi illustri. Contro la Juventus di Massimiliano Allegri, i biancocelesti hanno volutamente ceduto il pallino del gioco per poi pungere in spazi aperti, portando il tecnico bianconero ad ammettere di aver subito ben nove ripartenze nel solo primo tempo. Copione simile contro il Bologna di Vincenzo Italiano, crollato inesorabilmente negli ultimi venti minuti grazie all'ingresso del tridente fresco formato da Tijjani Noslin, Matteo Cancellieri e Boulaye Dia. Prima ancora era toccato al Sassuolo di Fabio Grosso arrendersi a questo pragmatismo. Tre vittorie di fila che mancavano da un anno esatto, ottenute raschiando il fondo del barile di una rosa decimata dalle assenze di Mattia Zaccagni, Toma Basic, Ivan Provedel e Mario Gila.
IL PATTO DELLO SPOGLIATOIO E I PREMI DI LOTITO - La doppia svolta stagionale è passata inevitabilmente per la testa dei giocatori. Dopo aver toccato il fondo, Sarri ha riunito il gruppo dettando una linea inequivocabile: «Mai più così in basso». Un compattamento confermato a gran voce anche dal vice Ianni: «In questo momento la squadra è più ordinata e questo ci consente di rimanere in partita anche nei momenti di difficoltà. Abbiamo ritrovato questo ordine attraverso le prestazioni e soprattutto dopo la chiusura del mercato». Con questo spirito da battaglia si prepara il rush finale, a partire dall'incrocio con il Parma. Se migliorare l'ottavo posto in campionato appare un'impresa complessa, la finale di Coppa Italia rappresenta il grande traguardo da centrare. Per stimolare ulteriormente il gruppo, il presidente Claudio Lotito ha rotto gli indugi: stanziati premi speciali per il rush in Serie A e bonus letteralmente raddoppiati per la coppa nazionale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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