Il sipario è ufficialmente calato sulla terza avventura assoluta dell'Atalanta U23 nel campionato di Serie C. Un'annata vissuta sulle montagne russe, conclusasi con un undicesimo posto e la prematura uscita al primo turno dei playoff, traguardi che rappresentano il punto più basso dal momento della fondazione della seconda squadra. Eppure, al di là dei freddi numeri e dell'impatto ruvido con le insidie fisiche e tattiche del Girone C, il progetto orobico continua inesorabilmente a centrare il suo bersaglio principale: forgiare e valorizzare talenti purissimi, pronti in prospettiva a calcare l'erba della New Balance Arena con la prima squadra. 

PRAGMATISMO E TRANSIZIONE - Affrontare un raggruppamento storicamente ostico e mai esplorato prima non era un'impresa semplice. Mister Salvatore Bocchetti ha dovuto gestire un fisiologico anno di transizione, orfano di un terminale offensivo implacabile come Vanja Vlahovic, grande protagonista della passata stagione (in prestito allo Spezia in Serie B). Nonostante una cronica mancanza di continuità negli ultimi sedici metri, la guida tecnica ha saputo infondere pragmatismo a un gruppo dall'età media bassissima. Resta un leggero rammarico di fondo: per le potenzialità della rosa e la solidità dell'impianto di gioco, la compagine bergamasca avrebbe probabilmente meritato una classifica finale decisamente più nobile.

LA SARACINESCA E LO SCHELETRO - Se c'è un elemento che si è stagliato nettamente sugli altri per maturità e carisma, quello è senza dubbio Paolo Vismara. Davanti all'ombra ingombrante di un talento assoluto come Marco Carnesecchi, il ventitreenne estremo difensore ha sfoggiato doti da categoria superiore. Tempi di uscita chirurgici, reattività felina e una leadership vocale da vero capitano lo hanno reso la certezza assoluta del reparto arretrato. Un'ossatura centrale che ha poggiato anche sulle geometrie di Simone Panada, sugli strappi di Dominic Vavassori (pur in flessione nel girone di ritorno) e sull'apporto di Albert Navarro, sfortunato per l'infortunio alla caviglia che ne ha frenato la corsa a fine 2025.

LE DELUSIONI IN ATTACCO - Il grande nodo irrisolto della stagione è legato al pacchetto avanzato, dove Moustapha Cissé ha fallito l'appuntamento col salto di qualità. Rientrato alla base dopo l'esperienza svizzera al San Gallo, il ventiduenne doveva essere il finalizzatore principe della truppa. Invece – come analizza Transfermarkt – l'attaccante ha perso ben presto la titolarità e quella lucidità mentale indispensabile per fare la differenza. Affidarsi unicamente alla velocità e allo strapotere fisico non è bastato; è mancata drammaticamente la scintilla negli spazi stretti. Una regressione pesante, in un contesto offensivo dove anche un elemento atteso come Sergej Levak ha reso ben al di sotto delle rosee aspettative di inizio anno.

IL DIAMANTE GREZZO - Volgendo lo sguardo all'orizzonte, le speranze più luminose portano la firma di Federico Steffanoni. Catapultato nel calcio professionistico ad appena diciassette anni, e con le scorie del Mondiale di categoria sulle gambe, il duttile prospetto non ha mai tremato. Corsa, polmoni inesauribili e una naturale propensione a creare la superiorità numerica in ampiezza lo rendono uno dei profili più intriganti della Dea. Avrà bisogno di un'ulteriore annata per perfezionare la tenuta atletica e limare alcune letture tattiche, ma il talento è innegabile.

FORZE FRESCHE DAL VIVAIO - Il ricambio generazionale orobico non si arresta, e la Primavera è pronta a fornire nuovi innesti di peso. Il principale indiziato per la promozione è Henry Camara: dopo una primissima parentesi acerba in U23, il diciannovenne ha ricalibrato i motori siglando sette reti e quattro assist con l'Under 20, sfruttando appieno i suoi 191 centimetri e un devastante sprint a campo aperto. Ad accompagnarlo nella prossima avventura potrebbe esserci Nicolò Baldo, bomber giovanile con cui ha già affinato un'intesa letale. Da monitorare con la massima attenzione anche il giovanissimo Francesco Gasparello, un metronomo che stupisce per saggezza e visione di gioco, a riprova del fatto che a Zingonia «la carta d'identità è solo un numero».

L'esperimento della seconda squadra continua a dare i suoi frutti: le vittorie sul campo restano importanti, ma il trionfo assoluto è costruire in casa i campioni che domani infiammeranno le notti europee della prima squadra.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 07 maggio 2026 alle 07:45 / Fonte: Lorenzo Casalino
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture