Il destino dell'Atalanta passa inesorabilmente dagli ultimi, roventi duecentosettanta minuti di questo campionato. Dopo una primavera avara di soddisfazioni e ricca di inciampi, la truppa magistralmente guidata da Raffaele Palladino è chiamata a un colpo di coda d'orgoglio per difendere con le unghie e con i denti la settima piazza, l'ultimo vagone utile per agganciare il treno continentale, a patto che l'imminente finale di Coppa Italia sorrida all'Inter contro la Lazio di Maurizio Sarri.

IL PESO DELLA PRIMAVERA E L'OBIETTIVO CONFERENCE - L'entusiasmo travolgente che aveva caratterizzato la dirompente e clamorosa risalita orobica, schizzata dalle sabbie mobili del tredicesimo posto fino all'élite della classifica, ha recentemente subìto una brusca frenata. I mesi di marzo e aprile hanno presentato un conto salatissimo: appena due vittorie all'attivo (contro Lecce e Verona) in ben tredici uscite complessive, condite dalle inevitabili scorie fisiche e psicologiche per le amare eliminazioni in Coppa Italia e Champions League. Attualmente a secco di successi da quattro turni in Serie A, la squadra palesa un'evidente usura. Tuttavia, centrare la qualificazione in Conference League rappresenterebbe il giusto traguardo per non interrompere la gloriosa vocazione europea del club, restituendo serenità a un ambiente che ha bisogno di chiudere l'annata col sorriso.

IL TRITTICO DELLA VERITÀ E LE INSIDIE DEL CALENDARIO - La volata finale, purtroppo, non concede sconti e assume i contorni di un vero e proprio campo minato. Il rush conclusivo prenderà il via domenica sera nella temibile e affascinante trasferta di San Siro contro il Milan, per poi fare ritorno sotto i riflettori amici della New Balance Arena per arginare il Bologna e chiudere infine le ostilità lontano da casa, contro la Fiorentina. – come analizza La Gazzetta dello Sport il mister nerazzurro è perfettamente consapevole delle altissime motivazioni dei rossoneri e dell'orgoglio delle formazioni emiliana e toscana, ma non ha alcuna intenzione di issare bandiera bianca. Quei nove punti rimasti sul piatto pesano come macigni: raccogliere un bottino corposo scaccerebbe via il malumore riaccendendo l'entusiasmo della piazza.

IL NODO CONTRATTUALE E LA VOLONTÀ DEL MISTER - Sullo sfondo di questo infuocato finale di stagione, aleggia il delicato capitolo legato alla futura guida tecnica. L'attuale accordo in essere tra l'allenatore e la dirigenza scadrà il trenta giugno del duemilaventisette, ma alcune settimane fa le parti si erano incontrate per abbozzare un prolungamento fino al duemilaventinove. Il recente vortice di risultati negativi ha però momentaneamente congelato i dialoghi, lasciando la questione in sospeso. Se da un lato la storica politica societaria suggerisce di tirare le somme solo a bocce ferme, dall'altro l'allenatore campano ha già lanciato segnali inequivocabili, manifestando la chiara e forte intenzione di voler inaugurare un nuovo, lungo ciclo vincente all'ombra di Città Alta.

Bando ai tatticismi e alle scartoffie, ora la priorità è ritrovare la lucidità sul rettangolo verde. Uscire indenni dalla tana del Diavolo significherebbe dare una robusta spallata alla Lazio e ipotecare un posto nell'Europa che conta.

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Sezione: Primo Piano / Data: Ven 08 maggio 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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