L'apoteosi vissuta domenica scorsa è stata solo l'ultima, meravigliosa tappa di un viaggio destinato a non esaurirsi. Marten de Roon ha infatti deciso di legare a doppia mandata il proprio destino a quello di Bergamo, prolungando ufficialmente la sua immensa storia d'amore con i colori dell'Atalanta fino al 30 giugno 2027. Un rinnovo contrattuale che non rappresenta un banale premio alla carriera, ma la naturale conseguenza dello strapotere fisico e mentale di un leader assoluto, pronto a festeggiare i suoi trentacinque anni spegnendo le candeline da irrinunciabile faro del centrocampo forgiato da Raffaele Palladino.
I NUMERI DI UN CYBORG - A certificare l'imprescindibilità del capitano ci pensano le statistiche stagionali, ben più eloquenti di qualsiasi discorso. Con oltre tremila minuti collezionati sul terreno di gioco, escludendo i recuperi, l'olandese è il giocatore di movimento più spremuto dell'intera rosa, secondo nelle gerarchie di impiego soltanto all'estremo difensore Marco Carnesecchi. L'equazione a Zingonia è semplice e meritocratica: se stai bene, scendi in campo. E il numero quindici sta benissimo. Il clamoroso traguardo delle 436 presenze, con cui ha mandato in archivio il precedente primato di Gianpaolo Bellini, è stato celebrato con un giro d'onore da brividi insieme alle tre figlie, sommerso dall'affetto viscerale delle curve e sigillato dai calorosi abbracci con Antonio Percassi e Luca Percassi.
LA LETTERA A CUORE APERTO E LA FAME DI VITTORIA - Il lato squisitamente umano del mediano è emerso con prepotenza in una toccante lettera indirizzata alla sua gente. «Quando mi guardo indietro, non vedo solo partite. Vedo un viaggio incredibile, prima in Italia e poi in Europa intera», ha confessato il centrocampista. L'identificazione con la città è totale e simbiotica: «Fin dal primo giorno ho percepito il vostro sostegno incondizionato. Il modo in cui state sempre accanto a me e alla squadra mi emoziona profondamente». Eppure, la pancia del gladiatore non è ancora sazia: «Non ho ancora finito. La fame di vincere e di lasciare qualcosa di tangibile è intatta. Voglio alzare ancora una volta un trofeo per Bergamo e per tutti noi». Il cruccio di aver saltato per infortunio la magica notte di Dublino brucia ancora, alimentando il feroce desiderio di sollevare al cielo la Coppa Italia da vero protagonista.
IL SOGNO ORANJE E LA FIDUCIA DELLA SOCIETÀ - – come riferisce La Gazzetta dello Sport – l'amministratore delegato nerazzurro non ha alcun dubbio sull'apporto del suo condottiero: «È una garanzia assoluta, ci aspettiamo ancora tantissimo da lui in campo». Prestazioni mostruose che, inevitabilmente, continuano a fare parecchio rumore anche in patria. Nonostante il commissario tecnico Ronald Koeman abbia preferito testare altri profili per le amichevoli olandesi contro Norvegia ed Ecuador, la porta della Nazionale non è affatto chiusa in vista della kermesse iridata. «Ogni tanto il suo nome mi passa ancora per la testa, nel calcio non si può mai dire mai», ha ammesso l'allenatore, tenendo viva la flebile speranza.
In attesa di scoprire se il passaporto per il Mondiale americano diventerà realtà, l'idolo indiscusso della New Balance Arena ha già fatto la sua inequivocabile scelta di vita. Perché certi amori non conoscono limiti d'età, ma solo la voglia feroce di continuare a scrivere la storia in nerazzurro.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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