In una Cardiff sferzata da un gelido vento atlantico, le nazionali di Galles e Bosnia scendono in campo per una semifinale playoff che vale letteralmente un'era calcistica. Mentre l'Italia è impegnata a sbrigare la pratica Irlanda del Nord sotto le luci della New Balance Arena, gli occhi dei tifosi azzurri sono inevitabilmente puntati sul prato del Cardiff City Stadium, dal quale uscirà la potenziale sfidante per l'agognato accesso alla fase finale dei Mondiali.

IL FORTINO GALLESE E IL TABÙ FINALE - L'impianto cittadino, capace di accogliere oltre trentatremila anime e ben distinto dalla mastodontica cattedrale del rugby cittadino, è pronto a trasformarsi nel leggendario Muro Rosso. I padroni di casa, spinti dal calore di una tifoseria viscerale, sognano di staccare il pass per la terza rassegna iridata della loro storia, replicando la trionfale cavalcata dei passati spareggi. La concentrazione è massima e nessuno osa pronunciare la parola "Italia" per pura scaramanzia. «Noi siamo focalizzati soltanto sulla Bosnia», ha tuonato l'ex "italiano" Ethan Ampadu, oggi in forza al Leeds e designato capitano viste le pesanti assenze di Ben Davies e dello svincolato Aaron Ramsey. L'ex mediano di Venezia e Spezia chiama a raccolta il suo popolo: «Costi quel che costi, ma è una gara da vincere. Il motto "insieme siamo più forti" sarà onnipresente in questa serata».

IL DESTINO INCROCIATO IN PANCHINA E LE SCINTILLE DIPLOMATICHE - A guidare le due selezioni ci sono due debuttanti assoluti nel ruolo di commissario tecnico, uniti da un passato glorioso sul rettangolo verde. Il quarantaseienne gallese Craig Bellamy e il cinquantaquattrenne bosniaco Sergej Barbarez si ritroveranno faccia a faccia ben ventitré anni dopo essersi sfidati da calciatori. – come riporta La Gazzetta dello Sport la marcia di avvicinamento è stata però avvelenata da un infuocato caso internazionale. Il mister balcanico, che vive l'incarico come una vera e propria missione per risollevare un ranking disastroso, ha accusato pubblicamente Steve Cooper, manager gallese del Broendby, di aver tenuto in panchina il centrocampista Benjamin Tahirovic con il preciso intento di favorire la nazionale britannica. Nonostante le smentite del club e le scuse ufficiali partite dalla federazione bosniaca, il commissario tecnico ha preferito non ritrattare, esasperando ulteriormente gli animi.

L'ULTIMO VALZER DEL BOMBER INFINITO - Se i britannici si affidano agli strappi in velocità della stellina Brennan Johnson, le speranze slave sono interamente aggrappate alle spalle larghe dell'inossidabile Edin Dzeko. L'ex attaccante di Roma e Inter, fresco di trasferimento invernale dalla Fiorentina allo Schalke in seconda divisione tedesca, ha da pochi giorni spento quaranta candeline ma non ha alcuna intenzione di abdicare dal palcoscenico che conta. L'incrocio con il mister avversario ha peraltro il dolce sapore della rivincita: fu proprio l'arrivo del centravanti di Sarajevo al Manchester City di Roberto Mancini nel 2011 a spingere lo stesso Bellamy lontano dai Citizens. Con centoquarantasei presenze e settantadue reti all'attivo, il bomber ha una vera e propria ossessione per la qualificazione mondiale, sfumata malamente a un passo dal traguardo nel girone eliminatorio.

Tra il gelo atmosferico e i bollenti spiriti di una vigilia carica di veleni, la battaglia promette scintille e colpi proibiti. L'Italia intera osserva interessata l'esito di uno scontro rusticano che designerà l'ultimo, tremendo ostacolo verso il Nordamerica.

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Sezione: Mondiali 2026 / Data: Gio 26 marzo 2026 alle 10:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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