L'Atalanta ammirata nella notte del Meazza è una creatura dai due volti, capace di risorgere dalle proprie ceneri attingendo a piene mani dall'energia dirompente della panchina. Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic incarnano alla perfezione le due anime della stessa medaglia offensiva: un'apatia frustrante che lascia improvvisamente spazio all'adrenalina pura, in una serata cruciale in cui la Dea ha finalmente spezzato un incantesimo negativo che durava da troppo tempo contro l'Inter.
QUESTIONE DI VOCALI E ATTEGGIAMENTO - Basta cambiare una singola lettera per stravolgere il peso specifico dell'intero attacco bergamasco. Da una parte c'è l'atteggiamento «molle» di Scamacca, autore dell'ennesima prestazione opaca che indispettisce non poco la piazza orobica; dall'altra c'è l'ingresso in campo di Krstovic, un'autentica «molla» pronta a scattare su ogni pallone giocabile. Il centravanti di scorta non smette mai di rincorrere gli avversari e, subito dopo aver firmato il rocambolesco gol del meritato pareggio, si precipita a raccogliere la sfera in fondo al sacco per riportarla rabbiosamente a centrocampo. Un gesto che incarna alla perfezione la fame di vittoria e il furore agonistico pretesi da Raffaele Palladino.
LA RABBIA SUL PRATO DI SAN SIRO - Il grande rammarico per l'episodio che ha sbloccato il match è tutto racchiuso nella reazione istintiva del portiere atalantino. Sulla conclusione di Pio Esposito che è valsa il momentaneo vantaggio interista, Marco Carnesecchi è arrivato a terra con un impercettibile ma fatale ritardo, lasciando sfilare un pallone che un talento del suo calibro neutralizza solitamente con disinvoltura. Pienamente consapevole dell'errore tecnico, l'estremo difensore ha scaricato tutta la sua frustrazione sferrando una serie di pugni rabbiosi sul campo meneghino. Una genuina manifestazione di autocritica che certifica l'altissimo livello di tensione agonistica.
I TUFFI MENEGHINI E IL CASO BASTONI - L'azione che porta all'1-1 definitivo, nata da un ruvido contrasto tra Ibrahim Sulemana e Denzel Dumfries (culminato con la respinta di Yann Sommer e il tap-in vincente del montenegrino), riaccende i riflettori su un vizio di forma ormai noto in quel di Milano. L'esterno olandese stramazza al suolo come se fosse stato travolto da un uragano, salvo poi rialzarsi miracolosamente per protestare a gran voce contro la mancata sanzione dell'arbitro. Viene spontaneo domandarsi – come osserva Pietro Serina nel suo consueto editoriale sulle colonne del Corriere di Bergamo – se i giocatori dell'Inter non abbiano ancora imparato la lezione dopo l'infelice teatrino e le roventi polemiche scaturite dalla clamorosa simulazione di Alessandro Bastoni nel duello con Pierre Kalulu.
LO SPETTRO DELLA COPPA ITALIA E LA FINE DELL'INCUBO - Guardando oltre l'orizzonte del campionato, i pensieri volano inevitabilmente alla finale di Coppa Italia del prossimo 13 maggio. Ritrovare questa precisa e scarica versione dell'Inter nell'atto conclusivo potrebbe essere paradossalmente preferibile rispetto all'incrociare una squadra più affamata come il Como, o un'Inter riposata e con lo scudetto già aritmeticamente in tasca. Prima di perdersi in speculazioni sul tabellone, però, bisognerà superare l'ostacolo Lazio nella decisiva semifinale del 22 aprile, per regalare una notte di magia alla New Balance Arena.
Il vero capolavoro della serata milanese risiede però nell'aver fermato un'emorragia sportiva devastante. Aver interrotto una mortificante striscia di sette sconfitte consecutive in Serie A contro i rivali lombardi (con diciannove reti al passivo e solo cinque all'attivo), per di più ad appena quattro giorni dal disastroso 6-1 incassato dal Bayern Monaco, rappresenta un'iniezione di pura linfa vitale per l'Atalanta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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