C'è una storia che comincia con un bambino che guarda dalla finestra. Un'abbazia nel Ponente genovese, il centro di accoglienza di San Nicolò del Boschetto a Cornigliano, e fuori — in quel campetto a sette — altri bambini che corrono dietro a un pallone. Un giorno scende. Chiede di giocare. È lì, in quel cortile che non è nemmeno un campo vero, che inizia tutto ciò che adesso stiamo raccontando: Honest Ahanor, nato ad Aversa il 23 febbraio del 2008 da genitori nigeriani, che oggi — a diciotto anni appena compiuti — veste la maglia della Nazionale italiana maggiore e parte dal primo minuto nell'amichevole contro la Grecia a Heraklion. Uno di quegli itinerari umani che il calcio ogni tanto si prende la briga di raccontare, quando non è troppo impegnato a fare altro.

Da Cornigliano a Bergamo: il percorso di un classe 2008 che non conosce tappe intermedie. La scuola calcio "Progetto Atletica" di Cristiano Francomacaro, poi il settore giovanile del Genoa, poi il salto in Serie A a sedici anni, sette mesi e cinque giorni — il 28 settembre 2024, Genoa-Juventus, titolare — diventando il primo giocatore nato nel 2008 a scendere in campo nell'élite del calcio italiano. Sei presenze totali nel Grifone quella prima stagione, metà da titolare, l'ultima al Maradona contro il Napoli con quell'autogol procurato che racconta già qualcosa del suo modo di stare in campo: fisico dissuasivo, come lo descrivono quelli che lo seguono da vicino, mancino naturale, progressione atletica che mette i brividi. E poi, il 4 luglio 2025, l'Atalanta. Sedici milioni più quattro di bonus al Genoa — operazione da venti complessivi — con Milan, Chelsea e Roma rimaste a guardare: Dice: eh, ma che fretta, aveva solo sei presenze. Già, ma la Dea ha imparato — a forza di sbagliare, e anche di non sbagliare — che i talenti veri non aspettano, non tengono il cartellino parcheggiato in attesa del momento giusto. Che l'anticipare la concorrenza, come la Nazionale giovane che parla sempre più bergamasco dimostra, è una filosofia di mercato, non un colpo di fortuna.

A Bergamo, Ahanor non è arrivato per scaldarsi la panchina. Juric prima, Raffaele Palladino poi, lo hanno utilizzato come braccetto di sinistra nella difesa a tre — 35 presenze complessive nella stagione 2025-26, 22 in Serie A e 9 in Champions League, quasi 1900 minuti giocati — e il 21 settembre, in casa del Club Brugge, è diventato il più giovane italiano titolare nella storia della Champions League. Roba da mettere in cornice, se non fosse che lui, la cornice, non sembra interessargli granché. Dice: basta schiacciare il ragazzo. Ragione, in teoria. Ma il ragazzo in questione non sembra schiacciato per niente: sembra uno che sa dove sta andando e non ha intenzione di fermarsi.

La cittadinanza, l'azzurro e il record che batte Scalvini. Il 23 febbraio 2026, diciotto anni. Il giorno dopo, avvio delle pratiche per la cittadinanza italiana e a marzo l'ufficialità. Ahanor aveva già rifiutato da tempo le chiamate della Nigeria: aveva aspettato, con una pazienza che a quell'età non è scontata come sembra. A fine marzo, il doppio esordio: Under 21 con Silvio Baldini, contro la Svezia. E poi, il 3 giugno, la New Balance Arena di Bergamo era ancora nell'aria — ci avevano giocato gli spareggi mondiali poche settimane prima — quando Ahanor è entrato in campo a Lussemburgo nei minuti finali della vittoria azzurra per 1-0, diventando il più giovane atalantino di sempre a esordire con la Nazionale maggiore: 18 anni, 3 mesi e 11 giorni, scalzando Giorgio Scalvini che quel primato lo teneva dal 2022. Oggi, contro la Grecia a Creta, è titolare dal primo minuto. L'Italia che riparte dai giovani riparte — anche — da uno che da piccolo guardava gli altri giocare da una finestra di un'abbazia medioevale nel Ponente di Genova. Ci sono storie che non le inventi neanche se ci provi.

Il patrimonio su cui Bergamo costruisce il domani. Parliamo di un ragazzo che frequentava ancora le scuole superiori quando ha firmato il contratto con l'Atalanta — tre anni, massima durata consentita per i minorenni — e che alla presentazione ufficiale ha detto, con una semplicità quasi disarmante: «...devo pensare solo ad andare a scuola e ad allenarmi». La famiglia Percassi ha messo sul tavolo venti milioni per uno che non aveva ancora il passaporto italiano, e lo ha inserito in prima squadra senza reti di protezione, senza il solito giro dei prestiti in cadetteria che spesso — diciamolo — serve più a fare cassa che a far crescere un giocatore. È la stessa logica che porta otto nerazzurri ai prossimi Mondiali 2026 e trasforma Bergamo in qualcosa che va ben oltre una piazza di provincia con un buon occhio per il calciomercato. Qui si costruisce, si investe, si aspetta il momento giusto e poi non si aspetta più: si va. E quando Milan e Chelsea bussano allo stesso tavolo, la Dea non si impressiona e non si scompone. Anticipa, chiude, porta a casa. Come sa fare.

Honest Ahanor ha diciotto anni, stasera titolare in Nazionale maggiore e il suo valore di mercato destinto a salire (oggi parte da 30 milioni). Noi lo stiamo vedendo crescere in nerazzurro, e sappiamo che questa non è la fine di una storia. È solo la pagina in cui finalmente si comincia a capire di che libro si tratta. Only just getting started.

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Sezione: Copertina / Data: Dom 07 giugno 2026 alle 21:57 / Fonte: Lorenzo Casalino
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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