Nel biliardo esiste un colpo che i giocatori d'osteria pronunciano con reverenza: il tre sponde, la biglia che tocca, rimbalza, ritocca e solo alla fine va a bersaglio, come se il tavolo stesso avesse deciso di partecipare. La punizione con cui Lazar Samardžić ha sbloccato l'amichevole col Mantova a Zingonia è stata esattamente questo: traversa, riga, ancora traversa e gol. Un'esecuzione che la fisica registra come fortunosa e l'estetica come predestinata. «La palla torna da Messi perché gli vuole bene», ha detto Andrea Marinozzi al recente Mondiale; ecco, mercoledì sera il legno di Zingonia ha voluto bene al numero dieci nerazzurro.

Il test, chiuso 1-1 col pari di Cajazzo dopo la girandola di cambi dell'intervallo, va letto per quello che è: una sgambata del 22 luglio, gambe pesanti, acido lattico, un Mantova di Serie B — guidato peraltro da Francesco Modesto, che dal 2023 al 2025 sedeva sulla panchina dell'Under 23 nerazzurra — rimasto vivo fino all'ultimo pallone, coi legni di Wieser e le mani di Carnesecchi e Sportiello a tenere in equilibrio il punteggio. Ma dentro la sgambata c'è un esperimento che merita il taccuino, ed è la nuova vita di Samardžić da mezzala destra nel 4-3-3.

Apro una parentesi tattica, e la chiudo in fretta: il berlinese classe 2002 una posizione interna l'aveva già frequentata a Udine, tra il 2021 e il 2024, ma nel 3-5-2 friulano, una grammatica lontanissima dal dominio del pallone che Sarri pretende. Chiusa la parentesi: qui i compiti sono altri, e il serbo li sta assorbendo prima di tutti. La serpentina centrale con cui si è procurato la punizione, i triangoli con l'inesauribile Gianluca Gaetano — fulcro che tutti cercano e che ripulisce ogni pallone —, gli scivolamenti puntuali in copertura, persino un pressing portato sulla costruzione avversaria: in due stagioni bergamasche non l'avevamo mai visto così dentro a un'idea. E si è capito pure un altro dettaglio, rivelatore: il tecnico sembra perdonare a lui, e non ad altri, le iniziative rischiose non riuscite. È il trattamento che gli allenatori riservano ai giocatori capaci di leggere spartiti invisibili a occhio nudo. Merce rara, in questa Serie A.

Il resto è cantiere dichiarato. Zalewski cresce sull'altra mezzala, Scamacca lega il gioco abbassandosi come la manovra richiede, Levak si conferma regista d'equilibrio nella ripresa, Maldini impegna Gemello nel finale; il pareggio subito su palla sporca, con l'uscita di Gaetano che ha scoperto la mancanza di un secondo play, è il promemoria di ciò che manca. Va detto, infine, con sobrietà: Sarri era in panchina dopo il funerale del padre Amerigo, onorato dal minuto di silenzio prima del fischio d'inizio, ed è un dettaglio umano che pesa più di ogni analisi.

Il 20 agosto, con l'andata dello spareggio di Conference, si comincerà a fare sul serio. Prima ci sono Feyenoord e Schalke 04: due sponde vere, stavolta, per capire se la biglia di Samardžić continuerà a entrare.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 23 luglio 2026 alle 01:00
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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