Ederson corteggiato dal Manchester e poi il clamoroso dietrofront; Daniel Maldini con la valigia in mano e mezza Serie A alla porta; Maurizio Sarri alla sua prima estate bergamasca; la prima squadra chiusa in ritiro tra doppie sedute al Bortolotti. Il mercato di luglio urla, come sempre. E come sempre, nel frastuono, è finita in tre righe la conferma di tre allenatori a Villa d'Almè.

A una ventina di chilometri da Zingonia, all'imbocco della Valle Brembana, il Villa Valle di Serie D ha riconfermato per il 2026/27 tre uomini che con l'Atalanta hanno un conto aperto di gratitudine: Marco Sgrò alla guida della prima squadra, Pierluigi Orlandini responsabile dell'attività agonistica, Gianluca Temelin a quella di base e sulla panchina dell'Under 16 Élite. Non ve n'eravate accorti, vero? Parliamo di formazione, non di calciomercato: un discorso che i titoloni tendono a seppellire.

Tre mestieri diversi, un solo filo nerazzurro. Il regista Sgrò, il «dieci di provincia» che tra il 1993 e il 1998 disegnò il centrocampo della Dea in 120 partite e servì gli assist a un giovane Pippo Inzaghi capocannoniere; l'uomo del golden goal Orlandini, cresciuto nel vivaio bergamasco, che il 20 aprile 1994 a Montpellier, subentrato proprio a Inzaghi, firmò ai supplementari la rete che consegnò all'Italia di Cesare Maldini l'Europeo Under 21 contro il Portogallo di Rui Costa e Figo; l'attaccante nomade Temelin, salito quindicenne da Pescara a Zingonia e poi diciannove anni di professionismo con oltre cento gol sparsi per i campi di provincia.

Nessuno dei tre è mai stato un fuoriclasse, e qui sta il punto. Il campione predestinato, quello che ha sempre saputo tutto senza fatica, di rado sa spiegare come si fa; il comprimario che il mestiere ha dovuto rubarlo, misurare ogni centimetro, conoscere il gelo delle stagioni storte, quello sì che può insegnarlo. Temelin lo dimostra: a Cremona allenò un ragazzino di nome Lorenzo Bernasconi, oggi titolare in Serie A con l'Atalanta. Non a caso, mentre la Dea presenta Gaetano come il regista che le mancava, quaggiù un altro regista, quello di trent'anni fa, insegna ai piedi di domani.

«Non ho mai avuto dubbi, proprio come l'anno scorso», ha detto Orlandini, e la frase vale più di un colpo di mercato. Perché mentre lassù si smonta e si rimonta ogni estate, a Villa d'Almè si coltiva la cosa che non si compra: nel vivaio, come nelle vigne, il tempo non si può comprimere, e chi lo accompagna deve saper attendere senza vedere il raccolto.

I trofei, semmai, arriveranno altrove, un giorno, magari sotto le luci della New Balance Arena. Ma gli uomini si fanno qui, nel silenzio di un campo che si sta facendo notare per i tanti risultati ottenuti non solo dalla Prima Squadra che milita in Serie D, ma da un vivaio sempre all'avanguardia e attento per mano anche di tre grandi professionisti e uomini. Ed è esattamente anche per questo che sanno crescere il calciatore del domani.

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Sezione: Copertina / Data: Dom 12 luglio 2026 alle 19:05 / Fonte: Lorenzo Casalino
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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