Prendere sei sberle in casa fa male. Ma non giriamoci attorno con falsi moralismi o scuse di circostanza: ieri sera la New Balance Arena ha ospitato degli extraterrestri. Il Bayern Monaco non ha solo vinto, ha impartito una lectio magistralis su cosa significhi oggi l'élite del calcio europeo. E noi, per una sera, siamo tornati a essere i provinciali seduti al tavolo dei re.
L'AZZARDO DI PALLADINO E LA DITTATURA TECNICA - Di fronte a un divario economico e strutturale che fa spavento, provare a inventarsi la formula magica dell'ultimo minuto è stato di certo spregiudicato. Palladino ha rinnegato le certezze granitiche costruite in quasi un decennio di notti europee, svestendo l'Atalanta della sua identità per cucirle addosso un 4-4-2 mai collaudato. L'effetto è stato quello del primo porcellino che costruisce la casa di paglia contro il lupo cattivo. Puntati costantemente nell'uno contro uno, i nostri esterni hanno vissuto un incubo: un smarrimento da consegne tattiche complicate che ha mandato in cortocircuito il sistema. Ma al di là della lavagna, bisogna applaudire la dittatura tecnica dei bavaresi. Gente come Olise (un marziano) o Musiala viaggia a una velocità di pensiero e di esecuzione che in Italia non vediamo più. Stop perfetti, passaggi al millimetro, controlli orientati: sembrano i fondamentali della scuola calcio, ma eseguiti a trecento all'ora diventano un'arma di distruzione di massa.
LA FOTOGRAFIA DEL NOSTRO CALCIO E LA VITTORIA DELLA NORD - Eppure, l'immagine che resterà scolpita nella memoria di questa notte da tregenda non è il tabellone luminoso che segna l'1-6, mitigato solo dalla zampata d'orgoglio al 93' di Pasalic. L'immagine iconica è il giro di campo finale, con tutto lo stadio esaurito in piedi ad applaudire e cantare a squarciagola per i propri ragazzi. In quale altra piazza europea si celebra una sconfitta del genere con un tale trasporto? Questa è la vera vittoria di Bergamo, l'eredità incancellabile della famiglia Percassi. Ma questa scoppola deve far riflettere tutto il nostro movimento: con l'Inter eliminata dal Bodo Glimt e il Napoli sprofondato nella prima fase, l'Atalanta era l'ultimo baluardo. Il 6-1 è lo specchio impietoso del ritardo del calcio italiano rispetto alle superpotenze.
LA RINCORSA RIPARTE DA SAN SIRO - Ora, però, è il momento di chiudere il capitolo bavarese, incassare la lezione e guardare la realtà dei fatti con estrema lucidità. Il ritorno all'Allianz Arena sarà un esercizio per preservare la dignità, ma la vera guerra sportiva ci attende già a breve. Sabato si viaggia verso San Siro per affrontare l'Inter capolista a quota 64 punti. Ed è qui che la Dea deve ritrovare se stessa. La classifica parla chiaro: siamo a 45 punti, pienamente agganciati al treno che conta, a una sola incollatura dalla Juventus (46) e a cinque lunghezze dal duo Roma e Napoli (50). La corsa alla prossima Champions League è viva, pulsante e totalmente alla nostra portata. Le grandi squadre non si misurano da come non cadono mai, ma dalla rapidità con cui si rialzano. Palladino deve cestinare gli esperimenti e ridare certezze al gruppo. Il Bayern è di un'altra categoria, ma in Italia ce la possiamo giocare con chiunque. «We fall, we learn, we rise». Sabato a Milano capiremo di che pasta siamo fatti davvero.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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